Proseguono il 21 e 22 luglio gli appuntamenti con “Un Libro per l'Estate” in Piazzale Buraggi a Finalmarina, ore 21,15. Ingresso libero.
Giovedi 21 luglio 2016 Lorenza Russo presenta Milano Mare - il Melangolo edizioni.
Un nuovo percorso “ottocentesco” verso il mare, sul filo della storia, attraverso paesi e borgate, alcuni abbandonati, altri vivi, in una orografia tormentata di gobbe, creste e valli. Nel suo nuovo libro “MilanoMare” (Melangolo, 127 pagine, 13 euro), Lorenza Russo riversa la sua passione per queste terre alte a cavallo tra la pianura padana e il mar Ligure, in vista di montagne come l’Antola, la montagna cara ai genovesi “sulla cui groppa le nuvole proiettano le loro ombre nere”. Scritto in prima persona, “Milanomare” (itinerari alternativi da Milano alla Liguria) viene considerato dall’autrice una divagazione appenninica, il risultato di una serie di viaggi “solitari e felici” in un territorio che i milanesi percorrono verso il mare attraversando aree che inconsapevolmente considerano “non luoghi”. Ma solo perché la loro meta è pragmaticamente il mare e perché il mare, in un paese ”balneare” benché montuoso come l’Italia è sempre al centro dei pensieri di chi vive nelle grandi città. Lo stesso fenomeno che si verifica, se vogliamo, quando i milanesi raggiungono le loro belle case in Engadina ignorando tutto ciò che incontrano lungo il viaggio, compresa la visione delle meravigliose Sciore, senza mai compiere una sosta nella splendida Soglio in valle Bregaglia, senza degnare di un’occhiata lo spigolo nord del Badile che incombe quando si attraversa la piana di Bondo prima di infilarsi nella galleria che punta dritta verso il Maloja.
“Gli itinerari in questo libro”, annota Lorenza nella prefazione, “possono essere effettuati in una sola giornata, oppure divisi in due o più tappe o concatenati tra loro”. Consiglia di visitare certe vallette meno antropizzate nel più selvaggio versante occidentale, dalla parte del Mar Ligure, da discendere su strade strette ma solitarie. E osserva che da quelle parti non s’incontra che qualche residente locale, raramente dei turisti. Particolare significativo. Il sindaco di Tonno si è stupito di trovare nella copertina un’immagine del suo minuscolo paesino (scattata come tutte le altre del libro da Lorenza) che tutto il mondo sembra ignorare. Ha detto che è la prima volta che capita. “Poco per volta”, conclude soddisfatta Lorenza, “ho scoperto cosa c’è di mezzo, tra Milano e il mare. Ho scoperto che c’erano tre immensi parchi naturali e ho incrociato percorsi millenari. La mia mente e la mia anima ancora si nutrono di quei viaggi che avrei voluto infiniti…” Da una decina d’anni Lorenza frequenta il Ponente Ligure dove ama camminare tutto l’anno tra il mare e la macchia mediterranea. A quel territorio ha dedicato due libri che si aggiungono a una serie di altri suoi volumi e manuali tra i quali va segnalato per l’originalità “Camminare nei boschi” (Hoepli, 2013): libri pieni di magia che andrebbero letti nelle scuole di ogni ordine e grado anche per la precisione con cui Lorenza riesce a descrivere appassionatamente ogni dettaglio senza scadere nell’aridità di certi libri di testo.
Lorenza Russo, dopo aver dedicato molto tempo alle Dolomiti, si è spostata nel Ponente Ligure e ha scritto una guida gastronomica del Finalese (Dove nel Finalese. Il meglio di osterie, locande, agriturismo e prodotti tipici, Torino, Cda&Vivalda, 2003), territorio a cui è particolarmente legata. Dal rapporto con i “monti pallidi” sono nate una tesi di laurea in glottologia, poi trasformata in una guida escursionistico-toponomastica dal titolo Pallidi Nomi di Monti. Camminare nel territorio delle Regole d’Ampezzo tra Linguistica, Natura e Storia (esaurito) e il libretto di favole Bestiario d’Ajal, edito dal Comune di Cortina d’Ampezzo, illustrato dall’autrice e tradotto in dialetto ampezzano, nel testo a fronte, dall’amico Ernesto Majoni. Nel 2011 ha collaborato con un itinerario dolomitico al libro di Paola Lugo101 camminate in montagna edito da Mondadori. La grande passione per la montagna l’ha portata a scrivere due manuali per la casa editrice Hoepli, Camminare in montagna (2008) e Camminare nei boschi (2012). Nel 2008 ha scritto la favola naturalistica La grande giornata di Loazzolo per la neonata oasi WWF del Forteto della Luja, a Loazzolo nelle Langhe astigiane.
Dal 1992 al 1999 ha scritto articoli di cultura alpina per la rivista mensile “Alp” (Cda&Vivalda ed.) e per il semestrale “L’Alpe” (Priuli&Verlucca ed.). Dal 1995 al 2000 ha seguito la redazione del semestrale “La Buona Neve – Semestrale di sci e contorni” diretto ed edito da Rolly Marchi scrivendo recensioni di libri montani e articoli vari sulla montagna d’inverno e sui protagonisti dello sci. Infine, dal 2005 collabora con “Ladin! – Rivista ufficiale dell’Istituto culturale delle Comunità dei ladini storici delle Dolomiti Bellunesi”.
Venerdi 22 luglio 2016 Gianni Farinetti presenta Il ballo degli amanti perduti - Marsilio editore - conduce Cinzia Gatti.
Dicembre, Alta Langa piemontese. Sebastiano Guarienti, pilastro della saga farinettiana, ha l'eccentrica idea di suggerire al sindaco di un piccolo paese, un po' per gioco, molto per prenderlo in giro, di organizzare un grandioso ballo di Capodanno in costume nel locale castello assai cadente. Un'insensatezza che il primo cittadino, da grossolano signorotto con le mani in pasta in diversi affari, fa subito sua per accattivarsi il declinante favore della cittadinanza. Tra ex belle donne sfiorite ma ancora appetibili, un nobiluomo che vive da solo in un convento di cinquantotto stanze con un cavallo imbalsamato, una vecchietta in odore di stregoneria (una masca in tutto e per tutto), una giovane charmosa, un altrettanto giovane e fascinoso architetto, e poi formaggiai, parroci, nonne impossibili, muratori romeni di impagabile simpatia, devastanti ragazzini, bande musicali, farmacisti cornuti, maschere improbabili (si segnala un geometra di Mondovì travestito da banana), spesso parlanti in un vero e proprio grammelot vecchio Piemonte, la preparazione del veglione scorre febbrile sotto gli sguardi divertiti di Sebastiano e del maresciallo dei carabinieri Beppe Buonanno, a loro volta colti entrambi in un'impasse sentimentale dai risvolti inquietanti. Ma, come da copione, la notte di Capodanno, al culmine dell'affollato festone, fra le pareti del castello avviene un sanguinoso omicidio. E qui il maresciallo deve smettere i panni dell'amabile saggio per quelli più concreti del severo inquisitore. Perché sì, ridendo e scherzando, il morto c'è stato davvero. Subito l'inchiesta s'ingarbuglia per l'elevato numero dei possibili indiziati, in pratica tutto il paese e dintorni: omertà, piste troppo facili, segreti che riaffiorano, ecco il dannato lavoro del maresciallo che, scartando via via falsi indizi e impietose soffiate, si ritrova davanti a una verità ben più amara di quel che immaginava. Gianni Farinetti ci regala una nuova commedia dai risvolti neri, in cui ritroviamo i personaggi del suo fortunato Rebus di mezza estate mescolati a nuove figure con, protagonista occulto, il severo panorama delle Langhe, questa volta in versione invernale, fra tradizione e modernità, antiche lentezze e nuove mode. Un eden marginale, nel quale però allignano i peggiori misfatti di questo nostro (ex bel) paese.
Gianni Farinetti, vive fra Torino e le Langhe. Copywriter, sceneggiatore e regista (ha realizzato alcuni documentari e cortometraggi), Gianni Farinetti ha esordito in narrativa nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa (Marsilio), con cui ha vinto il Premio Grinzane Cavour, Il Premiere Roman di Chambery e il Premio Città di Penne. Nel 1998 ha vinto il Premio Selezione Bancarella con L'isola che brucia (Marsilio, 1997). Tra gli altri romanzi pubblicati troviamoLampi nella nebbia (Marsilio, 2000), Regina di cuori (Marsilio, 2011),La verità del serpente (Marsilio, 2011), Prima di morire (Marsilio, 2014) e Rebus di mezza estate (Marsilio, 2014). I suoi romanzi sono tradotti nei maggiori paesi europei.