Curiosità - 23 settembre 2016, 11:30

Sergio Angelici, il portaordini che pagò con la vita la sua fedeltà il tradimento di altri

La storia di Sergio Angelici raccontata da Roberto Nicolick

Sergio Angelici, era un semplice portaordini della Divisione San Marco, alle dirette dipendenze del Comando di Divisione, quindi non faceva parte, anche per la sua giovane età, 17 anni, del personale combattente, pur indossando con fierezza la divisa dell San Marco. A fine aprile del 1945, fu aggregato alla colonna Savonese Repubblichina, in ritirata. Il gruppo, partì da Savona e attraversando la Valle Bormida, raggiunse Valenza Po, nella speranza di arrivare in Lombardia e aggregarsi alle altre colonne sino alla Valtellina, ma a Valenza, vennero fermati da preponderanti formazioni partigiane a cui si arresero consegnandosi. Assieme ad altri, Sergio venne imprigionato ad Alessandria, nella Cittadella e da lì, prelevato da Partigiani Comunisti giunti appositamente da Savona e trasferito ad Altare. Sergio Angelici, nativo di Lapedona , Ascoli Piceno, era sulla famosa corriera della morte da cui furono prelevati e giustiziati sommariamente 39 prigionieri, ma il suo destino fu ancora più crudele. Infatti, venne interrogato da tre poliziotti partigiani, due polacchi e uno Italiano, i quali erano convinti che egli sapesse dove era nascosta la cassa della divisione. Mentre gli altri partigiani comunisti fucilavano i suoi compagni di sventura, Sergio veniva torturato crudelmente, per fargli rivelare il nascondiglio dei valori della Divisione. In realtà il povero ragazzino non sapeva nulla di questo fantomatico tesoro, che molto probabilmente era stato già trafugato nei primi giorni della Liberazione. Tra i partigiani comunisti Savonesi, c'era anche un disertore della San Marco, il quale per timore di essere riconosciuto dal giovane portaordini, diede ordine ai due partigiani Polacchi di ucciderlo visto che non aveva rivelato il nascondiglio della cassa della divisione. Quindi, dopo essere stato seviziato, il giovane fu portato nel forte di Altare e assassinato con un colpo alla nuca e sommariamente sepolto sotto un palmo di terra. Il corpo venne recuperato in seguito e esistono delle foto, scattate. da un ufficiale medico della San Marco, che testimoniano le sevizie che il poveretto dovette subire. In seguito il padre della vittima, presentò diversi esposti alla Procura della Repubblica, che nel 1956, presso la Sezione Istruttoria di Genova discusse il rinvio a giudizio del disertore, passato ai partigiani, ritenuto responsabile assieme ai due stranieri dell'est, dell'assassinio di Sergio angelici . Oggi Sergio riposa presso il Camposanto Militare delle Croci Bianche di Altare, mentre il suo omicida è morto nel suo letto.

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