Si è svolta ieri pomeriggio a Savona, nell’ambito della presentazione del bilancio consuntivo 2016 dell’Unione Industriali, la presentazione del libro “Il bello dell’Italia” di Maarten Van Aalderen. Questo giornalista olandese è da anni corrispondente dalla nostra nazione e parla un italiano fluente e condito da godibilissime capacità oratorie, tra le quali sono ogni tanto trapela un certo accento straniero a tradirne la provenienza. A intervistare Van Aarderlen sono stati i giornalisti Cristiano Bosco e Gilberto Volpara.
Van Aalderen non fa mistero davanti al pubblico dei propri sentimenti: ama l’Italia, tanto da non scomporsi nemmeno se il treno che da Roma doveva portarlo alla conferenza savonese già a Chiavari aveva accumulato oltre un’ora di ritardo, facendogli saltare la coincidenza. Questi, per lui, sono solo alcuni dettagli che non inficiano le potenzialità di crescita di una nazione dalle grandi energie e dalla grande “resilienza”, come dice lui, cioè la capacità di risollevarsi a testa alta anche dalle situazioni più dure.
La ricetta di Van Aalderen per far grande l’Italia, secondo lui è semplice: smetterla di piangersi addosso (e già questa affermazione in Liguria, piena patria del “mugugno” risulta quantomai ardua), rifiutare i messaggi di certa stampa catastrofista e di “chi ha fatto della negatività una professione” (sue testuali parole), imparare a vedere (e a vendere) il bello e, soprattutto, credere nel made in Italy. “Perché gli imprenditori italiani hanno stile, inventiva e gusto. E comunque stiamo parlando di una nazione che fa parte del G8, ricordatevelo sempre”, chiosa l’autore del libro nel suo intervento.
A sostegno delle sue tesi, il giornalista olandese ha intervistato 25 colleghi della stampa estera (13 donne e 12 uomini) che da anni lavorano in Italia e che hanno portato le loro testimonianze, arricchendole con gustosi aneddoti; per esempio, che gli iraniani amano la musicalità della nostra lingua; che secondo gli israeliani la pubblica istruzione italiana è pressocché insuperabile; che secondo gli stranieri i vini italiani sono nettamente migliori di quelli francesi; o che le due squadre di calcio milanesi hanno più tifosi in Cina che da noi: 50 milioni per l’Inter e addirittura 150 milioni per il Milan (“Merito delle grandi vittorie negli anni ’80 di Gullit, Rijkaard e Van Basten”, sottolinea con orgoglio lo scrittore loro connazionale).
All’incontro hanno presenziato i giovani di “Campus News”, il periodico di informazione del campus universitario di Savona, che hanno pungolato Van Aalderen con argute domande, sottolineando ad esempio che l’Olanda offre più iniziative per i giovani e che per questo tanti studenti vi si recano per i programmi Erasmus. E qui finalmente il protagonista dell’incontro trova un nostro piccolo difetto: “Gli italiani hanno bisogno di viaggiare perché parlano poco l’inglese. Da noi tutti lo parlano, bene o male. E non abbiate vergogna a buttarvi e a provare a parlare tante lingue, anche dicendo degli strafalcioni”.
E quando Gilberto Volpara sottolinea che nel settore dei fiori il più grande “competitor” dell’Olanda è la Piana di Albenga, Van Aalderen conclude: “Abbiamo entrambi da imparare tanto reciprocamente. Perché c’è sempre qualcosa da imparare. Basta solo smettere di piangersi addosso e rimboccarsi le maniche”.