È emergenza siccità, in Liguria, a riscontrare le prime problematiche il settore agricolo dove si teme specialmente per alcune coltivazioni come quella del basilico nell’andorese e nell’entroterra ingauno.
A fare il punto della situazione il Presidente di Coldiretti Gerolamo Calleri: “Il problema esiste ed è concreto, ormai in inverno non nevica in montagna e, quindi, non si formano riserve idriche per l’estate, in più anche nella stagione primaverile ed estiva le piogge sono sempre più rare e spesso quando si verificano sono troppo violente e brevi per poter penetrare nel sottosuolo e rimpinguare le falde.”
Piogge e grandinate violente, dunque, che non aiutano ne tamponano il problema siccità, ma anci danneggiano ancora di più il settore agricolo “Questo genere di piogge e le grandinate, come quelle verificatesi nell’imperiese i giorni scorsi, danneggiano solo il nostro settore. Diversi i danni riscontrati negli uliveti e solo nei prossimi giorni potremo verificarne la portata, la speranza è che i frutti (ndr le olive) non si siano troppo ammaccate e che gli alberi non li perdano a causa dei fenomeni atmosferici subiti e soprattutto della siccità”.
In provincia di Savona, sebbene gli imprenditori agricoli si sono già organizzati puntando su un tipo di irrigazione che possa limitare gli sprechi, come il sistema “goccia a goccia”, a preoccupare è la situazione nell’andorese e la coltivazione del basilico “I problemi maggiori li stiamo riscontrando nella zona di Andora e nell’entroterra di Albenga e Ceriale. A patire è soprattutto il basilico, ma anche le olive e le vigne, il rischio è quello che la produzione sia buona ma inferiore nelle quantità di prodotti rispetto a quella degli anni scorsi”afferma Calleri.
“Le ordinanze dei sindaci tamponano il problema, così come le soluzioni che stiamo adottando circa i nuovi metodi di irrigazione con i quali cerchiamo di evitare gli sprechi, credo però – continua Calleri – che si dovrebbe trovare un sistema per convogliare l’acqua e per evitare dispersione nella rete idrica o di intaccare le falce acquifere magari a seguito di indiscriminate attività di edilizia”.
Conclude Calleri: “Bisognerebbe parlare e concentrarsi su queste tematiche a livello nazionale e non solo anche perché con l’eccessivo sfruttamento delle falde acquifere e con il cambiamento climatico al quale stiamo assistendo il rischio concreto è quello di un progressivo innalzamento del cuneo salino da un lato e dell’impoverimento delle falde che potrebbero mettere ancor più a rischio non solo l’agricoltura, ma, in generale, tutti i settori”.