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Savona | 09 maggio 2018, 13:06

Uno spettacolo desolante per il Paese: ignoranza e mediocrità al potere!

La rubrica di Bruno Spagnoletti

Uno spettacolo desolante per il Paese: ignoranza e mediocrità al potere!

 

Molti autorevoli commentatori delle cose del Belpaese, pensavano che il livello di fanfaluche e ciance raccontate nell’ultima campagna elettorale per attrarre un acritico consenso (quasi a prescindere) non sarebbe stato ripetibile per un po’ di anni. Macché! Il doppiogiochismo, i voltafaccia, gli inganni e le incoerenze evidenziate in questi ultimi due mesi di consultazioni per la formazione del nuovo Governo, ha superato ogni credibile aspettativa e fatto saltare i nervi anche ad un uomo mite, provato e, persino, strutturalmente democristiano come il nostro Presidente Sergio Mattarella.

Si è visto di tutto e anche di più (come la Rai)! Si dice che la Classe politica sia lo specchio del Paese reale, delle sue qualità e delle sue contraddizioni; e, cosi è! Nessuno può chiamarsi fuori o dichiararsi senza colpe in un Paese che rischia di declinare verso i Paesi del Sud del Mediterraneo (la congiuntura economica ha già ingranato “a nostra insaputa” la retromarcia), di rimanere spettatore passivo e marginale, mentre Germania e Francia decidono sulla nuova Europa e sul Bilancio europeo, di veder scattare automaticamente le aliquote Iva con un colpo durissimo sui più deboli, sugli ultimi, sui consumi e sulla lieve ripresina.

La mediocrità e l’ignoranza al potere sono scoppiate – trasversalmente – nella società civile e in alcune forze politiche già al momento della lettura dei risultati elettorali; una risposta chiara nelle tendenze sui vincitori della battaglia, ma che ha pur sanzionato un Paese diviso in tre poli; una distribuzione tripolare che poteva assicurare una maggioranza democratica e parlamentare del 50,01 per cento, solo mettendo a fattor comune due Poli alternativi su un Programma condiviso di Governo! 

Le pseudo trattative, invece, si sono svolte come se vivessimo ancora in uno scenario “maggioritario”, mentre il voto e il risultato erano vincolati a un sistema sostanzialmente proporzionale come, per decenni e decenni, era avvento nella Prima Repubblica fino al 1994.

I due pseudo vincitori del M5S (Di Maio) e della Lega (Salvini), hanno surrettiziamente scambiato il risultato parziale (32 e 17 del 37% del Centro Destra) come maggioranza inesistente (mancavano 80 e 50 parlamentari) per avere una maggioranza costituzionale nei due rami del Parlamento e per dare vita a un Governo.

Salvini, peraltro, si era troppo velocemente dimenticato – preso dall’euforia del sorpasso – che le Carte continua a darle il Cavaliere “pregiudicato” e che il costo del suo “riscatto” era troppo alto senza i Diamanti investiti in Africa!

E, cosi, si è data la stura alla vox populi che M5S e Lega avessero vinto il 5 marzo e avessero tutti i diritti a governare a prescindere dalle norme costituzionali democratiche che fissano la soglia minima della maggioranza democratica; quasi che la vittoria elettorale di un Partito o Coalizione fissato oltre il 50% fosse equiparabile alla vittoria nel Festival per voci nuove di Castrocaro, che assegna le prime tre posizioni dei vincitori sul podio ai primi tre che raccolgono più voti!

Quanta ignoranza, quanto analfabetismo costituzionale di ritorno, quanta asineria, quante bubbole e fanfaluche che sono state raccontate in questi ultimi due mesi; disillusioni e invenzioni che potrebbero trasformarsi in boomerang alle prossime elezioni con la novità conclamata di un elettorato non più ideologizzato ma laico e assai mobile! Almeno lo spero!

Peraltro, fosse stato vero che M5S, Lega e Fratelli d’Italia avevano la maggioranza, Chi mai gli ha mai impedito di fare il nuovo Governo? La verità è che non vi erano le condizioni politiche de minimis dell’abbraccio dei populisti e che la trattativa sembrava più il rifacimento dei Forni della Vetreria di Dego che un negoziato sul merito dei programmi, scontando che Reddito di Cittadinanza, Flat Tax e superamento della Legge Fornero sono panzane elettorali e miraggi del deserto, senza alcuna minima concreta possibilità di realizzazione a meno di far saltare il delicato equilibrio dei conti pubblici!

Anche dal Pd il messaggio pervenuto al Paese è stato contraddittorio, debole, divisivo e affatto convincente e unitario! Un Segretario dimissionario (Renzi) che continua da ex, a fare il Segretario e dettare la linea, un Segretario reggente a sovranità limitata, un’incredibile incapacità a stanare sul merito la proposta di alleanza - contratto del M5S, la scelta dell’Aventino e la decisione (già assunta) di dar vita al superamento del Pd attraverso la costituzione di una nuova formazione che guarda a En Marche di E. Macron da ufficializzare nella prossima Leopolda, già convocata e oggi resa più problematica dalle ipotesi di ritorno al voto troppo sottovalutate.

Il resto delle formazioni minori e dei cespugli (compresi Liberi e Uguali e Più Europa della Bonino) non pervenuti e quasi del tutto scomparsi dalla circolazione politica.  

Anche in Liguria e a Savona la classe politica sta dando uno spettacolo a dir poco sconfortante e, persino desolante; una partita tutta giocata su personalismi, primogeniture, rivalse, ritorsioni e vendette pubbliche e private.

Va detto che – almeno per una volta – la Golden share va al Centro-Destra (che la sottrae al PD) e investe a macchia di Leopardo Forza Italia (Imperia e Alassio), la Lega valbormidese  e il suo demiurgo (Carcare) e il Commissario paracadutato direttamente su delega della Meloni, Pier Paolo Pizzimbone reggente e factotum (Ceriale e Alassio). Auguri!

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Bruno Spagnoletti

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