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Cronaca | 28 marzo 2020, 11:30

Coronavirus, diminuiscono le richieste di aiuto delle donne vittime di violenza. "Anche i giovani vanno aiutati, assistono alle violenze e ora non possono scappare come fanno di solito"

L'appello della volontaria dello Sportello anti violenza Alda Merini di Albissola, Rezearta Keco: "In questo momento siamo ancora più presenti, contattateci"

Coronavirus, diminuiscono le richieste di aiuto delle donne vittime di violenza. "Anche i giovani vanno aiutati, assistono alle violenze e ora non possono scappare come fanno di solito"

Da quando il Governo ha imposto le misure restrittive per la popolazione con lo scopo di contenere il contagio da Coronavirus, i numeri di assistenza alle donne vittime di violenza hanno quasi praticamente di squillare.

E non perchè le violenze siano improvvisamente terminate, ma perché la coabitazione forzata con il proprio marito o compagno limita, ancora di più, la possibilità di chiedere aiuto.

I volontari dello Sportello Antiviolenza Alda Merini di Albissola Marina in aggiunta al numero telefonico di emergenza dello Sportello 3713308770, sempre attivo dalle 09.00 alle 20.00, nonostante l’obbligo di chiusura degli uffici, hanno  comunque aggiunto i propri numeri personali.

Ne abbiamo parlato con Rezearta Keco, volontaria dello Sportello Antiviolenza albissolese.

"Abbiamo lanciato questa campagna dove abbiamo moltiplicato la presenza tramite lo sportello virtuale, mettendo a disposizione i nostri numeri con orari definiti e coprire così l'intera giornata. Proviamo ad offrire un messaggio telefonico di ascolto, sia whatsapp che tramite chiamata. Dobbiamo essere ancora più presenti in questo momento" spiega la volontaria albissolese.

Qualche mese fa lo sportello è intervenuta nel liceo artistico Chiabrera-Martini di Savona per parlare di violenza e alcune studentesse avevano esternato le loro difficoltà. Tramite i rappresentanti di istituto sono state fatte girare le locandine con i contatti di Telefono Aiuto.

"Al di là degli adulti sono i ragazzi a dover essere aiutati, assistono alle violenze e in questo momento non possono 'scappare' come fanno di solito, devono subire questa cosa ancora di più, tutto è più amplificato, il bisogno vero ce l'hanno loro che sono più indifesi" prosegue Rezearta Keco.

I giovani principalmente contattano lo sportello via Instagram: "Ci hanno scritto giusto per sfogarsi, per parlare con qualcuno e due sono scesi nei dettagli - continua - Quattro donne invece ci hanno contattato nei momenti in cui hanno potuto, due via chat e due per telefono, il riscontro a volte avviene, però purtroppo hanno paura di farsi scoprire dai loro carnefici".

In un caso una donna aveva chiamato lo Sportello, i volontari stessi avevano richiamato nascondendo il numero ed aveva risposto un uomo.

"Poi ci richiamato la signora per ringraziarci, si è creata una situazione particolare ma siamo preparati a questo perchè la maggior parte dei nostri collaboratori sono psicologi, avvocati, counselor. Ricordiamo sempre di cancellare le chat con noi, per tutelarsi, infatti il carnefice controlla tutto" conclude Rezearta Keco.

Luciano Parodi

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