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Cronaca | 10 aprile 2020, 08:00

Coronavirus, un mese fa l'inizio del lockdown: ecco com'è cambiata la nostra vita

Probabilmente la "quarantena" non finirà martedì 14 aprile, potrebbe arrivare nelle prossime ore un'ulteriore chiusura al 3 maggio

Coronavirus, un mese fa l'inizio del lockdown: ecco com'è cambiata la nostra vita

Un mese dal lockdown italiano, dall'inizio della zona rossa. Lo scorso 9 marzo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva firmato il Dpcm che stoppava il nostro paese dal 10 marzo vista la complicata emergenza legata al Coronavirus.

In quel giorno in tutta la Liguria erano 132 i casi positivi e si registravano 9 decessi, ieri, 9 aprile, nel classico e terribile bollettino di Alisa le persone decedute sono 682 e le persone positive al Covid19 4070.

Numeri che fanno spavento, molti hanno perso i propri nonni, genitori, c'è anche chi purtroppo ha perso la vita a 46 anni. Ma c'è un dato che può fa ben sperare, le persone guarite, 819. 

Purtroppo anche i dati nazionali ci mettono ancora tanta paura, 143.626 i casi positivi e 18.279 morti. Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, sono in ginocchio tra le preoccupazioni per la sicurezza dei sanitari e ospedali che sono quasi al collasso.

Dal 12 marzo sono rimasti aperti solo i supermercati e negozi di alimentari, le edicole, i tabaccai, i trasporti, le poste(chiusi negozi, bar e ristoranti), spazio alle autocertificazioni (la prima proprio il 10 marzo) e la possibilità di spostarsi nei comuni limitrofi solo per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute. 

La chiusura delle attività produttive non essenziali è arrivata con un ulteriore Dpcm circa 10 giorni dopo, il 21 marzo, portandosi dietro anche una "quarantena" necessaria prolungata fino al 3 aprile e poi successivamente a martedì 14 marzo.

Le scuole e la didattica a distanza, passando per una oramai improbabile ripartenza delle lezioni a metà maggio, gli esami di maturità che forse si svolgeranno solo con un maxi esame orale.

La distanza di un metro, il divieto di assembramenti, le mascherine, i "dibattiti" sulla possibilità o meno di fare sport, poi limitata all'attività fisica nei pressi della propria abitazione.

Ci siamo abituati a lavorare da casa, lo smart working, a raccontare, nel nostro piccolo, le vostre storie, la preoccupazione, con dirette Facebook, con articoli. La situazione di un momento economico per la nostra regione mai così difficile. Dall'industria al turismo, al commercio. 

Il futuro? Non sappiamo ora dire con certezza quando ritorneremo alle nostre vite. Il presente è invece l'hashtag, il motto, il nostro stile di vita attuale e necessario per tutti, per dire la parole fine:#Iorestoacasa. 

Niente Pasqua quest'anno e probabilmente niente 25 aprile e 1 maggio. Forse se ne riparlerà il 3. Dipende solo da noi. Andrà tutto bene.

Luciano Parodi

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