Attualità - 17 aprile 2020, 10:00

Venerdì con... #Immaginafamiglie. Didattica a distanza: l'impatto su ragazzi, famiglie e insegnanti

Alcuni consigli per essere efficienti e produttivi in tutte le aree della nostra vita, a tutte le età

Una delle sfide che l’emergenza da Covid-19 ci ha messo davanti è quella legata alla scuola. È dalla fine di Febbraio che bambini e ragazzi non sono più potuti rientrare nelle loro classi. L’idea di scuola è stata stravolta.

Quella “rivoluzione digitale” di cui si parlava e che sembrava un mito irraggiungibile è diventata, tutta d’un tratto, reale. Più reale che mai, quasi un incubo inizialmente. Si è trattato di cambiare, nel giro di un paio di settimane, l’approccio alla scuola e alla sua funzione educativa e formativa a cui eravamo abituati da decenni.

È vero, le scuole di oggi erano già molto digitalizzate (registro elettronico, lavagne interattive multimediali, tablet…), ma ciò da cui non si poteva prescindere era la relazione diretta con gli alunni, il continuo scambio di messaggi verbali e non verbali con loro, la vicinanza emotiva e anche fisica, per i più piccoli soprattutto. Ecco che tutto questo viene a mancare, a scuola non ci si va più perché non sarebbe possibile adeguarsi alle nuove norme per prevenire la diffusione del contagio.

Gli insegnanti sono chiamati prima di tutti a capire cos’è davvero questa Didattica a Distanza (DAD), a capire di quali strumenti dovranno dotarsi per attuarla, a fare in modo di raggiungere tutti i loro alunni, perché l’istruzione è un diritto di tutti. Sembra semplice a dirsi, ma i primi problemi si rilevano proprio nell’agganciare tutti i ragazzi: infatti se prima per andare a scuola era necessaria su tutto la buona volontà (e i materiali, ma su quelli in qualche modo ci si poteva arrangiare) ora serve che tutti siano dotati di supporti tecnologici, quali tablet, computer e smartphone e una connessione Internet che funzioni bene. Proprio quegli apparecchi tecnologici da cui prima dovevamo tenere distanti i nostri ragazzi!

Certo, ora lo scopo è ben diverso, non più solo ricreativo e di socializzazione ma anche formativo. Resta il fatto che non tutte le famiglie hanno le stesse possibilità economiche. Ma torniamo agli insegnanti: per la maggior parte di loro, fortunatamente, l’insegnamento è quasi una “missione” o comunque un lavoro che svolgono con grande passione. Insieme alla famiglia sono la seconda istituzione deputata alla crescita intellettuale dei giovani. La responsabilità è dunque molta. Con lo stesso senso di responsabilità, i docenti stanno lavorando a distanza ma non solo per dare compiti su compiti.

Le funzioni principali della DAD infatti sono:

 Mantenere la continuità con la scuola, ricreando la situazione “classe” in maniera virtuale con video lezioni;

 Mostrarsi e far sentire la presenza dell’insegnante ai ragazzi, essendo dei punti di riferimento di crescita per loro;

 Creare momenti di socializzazione tra i ragazzi stessi, utilizzando attività non strettamente legate alla didattica ma che non spengano il senso di unione, coesione e appartenenza che il gruppo classe rappresenta.

La DAD ha fortunatamente colmato una lacuna che sarebbe stata enorme, ossia la mancanza della scuola per migliaia di ragazzi. Con non poca fatica gli insegnanti si sono messi in gioco, hanno padroneggiato in pochi giorni strumenti che per alcuni di loro erano sconosciuti, hanno rimodulato tutto del loro lavoro. E non senza ripercussioni emotive: la grande maggioranza di loro prova una forte nostalgia per la scuola in senso stretto, per il contatto diretto con i propri alunni, per ciò che è sempre stato per loro l’insegnamento. Inoltre, la DAD presenta i benefici classici dello smart working (maggior flessibilità e agilità nel compierlo, l’assenza di vincoli di orario o di spazi…) ma anche le sue controindicazioni, in particolare la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia. Un consiglio è quello di stabilire fasce orarie specifiche per il lavoro e per la vita privata, in modo che non venga sottratto tempo né all’uno né all’altra e si possa essere maggiormente efficienti e produttivi in tutte le aree della nostra vita.

Gli altri due attori protagonisti della DAD sono senza dubbio le famiglie e i ragazzi. Ricordiamoci che il contesto storico è sempre quello di una pandemia globale che ha stravolto completamente le nostre vite e le nostre abitudini. Di conseguenza le famiglie sono sottoposte a forte stress che può arrivare da vari aspetti: la paura del contagio in primis, l’isolamento sociale, la preoccupazione economica, dinamiche familiari e di coppia complesse e difficoltose. La sfida del genitori è quella di doversi occupare, anche, dell’istruzione dei loro figli, cosa che, negli ultimi anni, era stata demandata quasi in toto alla scuola. Ora i genitori scoprono aspetti dei figli che, forse, fino ad oggi erano rimasti celati; lo studente svogliato, le difficoltà di apprendimento, i problemi di attenzione: i più “avanguardisti” si renderanno conto che prima non dipendeva proprio tutto colpa dall’insegnante. Indipendentemente dalle caratteristiche personali del proprio figlio/studente c’è il problema del setting: la classe, con i tempi scanditi dalla campanella e le sue routine, dava a bambini e ragazzi una sicurezza che favoriva (e favorirà) maggiormente l’apprendimento, rispetto alla casa, che rappresenta invece lo svago e il tempo libero. In conclusione, i consigli che mi sento di dare sono:

Creare per quanto possibile uno spazio temporale e fisico fisso per fare i compiti, che verranno fatti sempre nello stesso luogo (la cameretta, la sala, lo studio del genitore…) e nello stesso momento della giornata (con la dovuta flessibilità, certo) in modo che si limiti il più possibile la contaminazione tra i due momenti, quello dello svago e quello dello studio, per far sì che quest’ultimo risulti più efficiente.

Non è necessario fare i compiti per tutto il giorno: i docenti hanno ben chiare le difficoltà delle famiglie, in cui, spesso, uno o entrambi i genitori stanno comunque lavorando, e la valutazione non si basa più esclusivamente sul rendimento ma, più importante, è diventata la partecipazione e l’impegno, indipendentemente dal risultato.

Evitare dinamiche da “braccio di ferro” con i propri figli: nel rapporto di simmetria il ragazzo non apprende, sarà più incisiva la vostra competenza e la vostra bravura nel mantenere il controllo nel momento del conflitto per poi riprendere successivamente un dialogo in cui far valere l’importanza di un momento per i compiti (con le regole sopra descritte).

 Inoltre, non precludetevi la possibilità di chiedere aiuto all’insegnante di vostro figlio: vi saprà dare dei consigli utili sul “come prenderlo”.

Ultimi, ma non ultimi, proprio loro: bambini e ragazzi che hanno perso da un giorno all’altro la loro occasione di socializzazione e confronto tra pari principale. Dopo i primi giorni di inziale euforia per una fine di molto anticipata, ecco che subentrano altre emozioni: la mancanza per i compagni, per le maestre, le difficoltà di gestire i compiti a distanza, la perdita di quel confronto e contatto diretto con gli insegnanti che dava loro molte certezze. Forse per consolarci, ci diciamo che i bambini sono più elastici di noi, più resilienti e che sanno affrontare meglio questo periodo di quarantena. Ma sarà così? La verità è che anche il loro mondo è stato stravolto ma semplicemente fanno più fatica a verbalizzarlo, chiaramente i più piccoli. Ce lo comunicano con scatti di rabbia, nervosismo, maggior insofferenza, pianti… Come adulti di riferimento siamo chiamati a dare voce a queste emozioni, a tradurle in parole, proprio come fa la mamma con il neonato. Noi per primi dobbiamo avere la pazienza di ascoltarci, di sentire ciò che più ci infastidisce o ci sta facendo soffrire, e utilizzarlo come strumento per capire meglio i nostri figli. Anche se sono piccoli le emozioni che provano non sono diverse dalle nostre! Un ulteriore consiglio è quello di ritagliare momenti di socializzazione “a distanza” ovviamente. Superato il primo imbarazzo della telecamere bambini e ragazzi potranno nuovamente vedere i loro amici: pensate quanto sarà rassicurante capire che fuori dalla loro casa la vita va avanti lo stesso e che il loro “mondo” esiste ancora. Supervisionate le chiamate, ma un po’ dietro le quinte, in modo da lasciare loro l’idea di privacy, di un momento speciale solo per loro.

Autore di questo articolo:

Valeria Pavan, psicologa psicoterapeuta Sistemico relazionale e terapeuta famigliare e socia fondatrice dell' APS ImmaginaFAMIGLIE. Sono la Dott.ssa Valeria Pavan una terapeuta accogliente e empatica, curiosa delle storie dei miei pazienti e motivata a guidarli nel cambiamento. Il mio approccio terapeutico si basa sulla "cura" delle relazioni. I problemi delle persone sono problemi di relazione e pertanto il mio approccio si incentra sulla modifica di modelli relazionali non funzionali. Elaboro percorsi volti alla soluzione di disturbi psicologici quali ansia, depressione, fobia, insonnia, stress, ma anche crescita personale. La curiosità, lo sguardo ampio sul problema, la capacità di mostrare al paziente altri punti di vista. Prendo il mio lavoro molto seriamente, non do risposte affrettate e sopratutto cerco di condurre il paziente alla ricerca della risposta che fa per lui. Il lavoro terapeutico con me è senza dubbio il primo passo per cambiare ciò che non vi fa stare bene.

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