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Al direttore | 20 aprile 2020, 09:16

La politica sparita e la Città di Savona messa in sonno

Il punto di Bruno Spagnoletti

La politica sparita e la Città di Savona messa in sonno

L’impatto del dramma Covid-19, ha ulteriormente acuito le già gravi criticità della Politica savonese ed evidenziato non solo le carenze strutturali e infrastrutturali della Città, le crisi acclarate, ma anche  la stitichezza delle idee progettuali innovative sul futuro della Città; e, soprattutto, l’abulia della Amministrazione Comunale nella capacità di garantire risposte ai cittadini, alle attività produttive, alle diseguaglianze e alla rilevante percentuale di over 65 residenti nell’emergenza degli oltre due mesi di sospensione della vita sociale e delle conseguenti prigionie e isolamenti.

Ciò che è, ancora più grave, sta nella amara constatazione che gli effetti della pandemia – per uno strano destino – si sono sommati alla devastazione della Città a causa delle alluvioni, dei disastri idrogeologici e dei pesanti danni già pagati nell’autunno dello scorso anno.

In una siffatta intricata situazione colpisce, altresì, la penuria delle risposte della Politica; un teatrino esclusivamente dominato dal chiacchiericcio sulle elezioni regionali sino alla fine del mese di gennaio scorso e, poi addirittura “scomparso” dallo scenario della pandemia in termini di risposte autonome e proprie di una Amministrazione Comunale che si rispetti.

Se è surreale l’effetto della Città vuota, è imbarazzante il vuoto pneumatico della Politica savonese! 

Se da un lato abbiamo potuto assistere a performance comiche delle polemiche sulla sanificazione tra la Sindaca Ilaria Caprioglio e il Presidente del Consiglio Comunale Renato Giusto, quasi ad attualizzare i mugugni e i maneggi “per maritare la figlia” tra Gigia Gaioni e Gilberto Govi o agli scontri palesemente tattici e vuoti di qualsivoglia contenuto tra la Sindaca e il suo Vice Sindaco Massimo Arecco, a rinverdire le gag tra Morgan e Bugo; dall’altro lato le criticità prima dell’emergenza virus, restano tali e quali anche nella fase ex-post di riapertura progressiva della Città.

Criticità note che si possono riassumere nel degrado della pulizia e del decoro urbano; una deriva negativa davvero non commisurabile allo stato della Città di quattro anni fa; almeno sul fronte della pulizia e della vivibilità diffusa; un decadimento n progressivo nonostante l’aumento della Tari (tra le più alte del Paese).

La Città sta subendo la completa assenza di misure di sostegno alla crisi di interi settori vitali a partire dal Commercio e dal Turismo integrato, alla valorizzazione del patrimonio culturale, dalle carenze di ruolo sulle politiche infrastrutturali, dalla imbarazzante penuria di funzione nel coordinamento del Capoluogo sull’area larga nella promozione di servizi orizzontali (delegata ad una Provincia in esaurimento di funzioni), dall’insufficienza delle azioni di sostegno all’area di crisi complessa, dall’impatto ambientale delle navi da crociera sulla Darsena e sul Centro, dalla sudditanza al Gruppo Costa e, soprattutto, dalla relazione Porto e Città.

Nessuna Città portuale in Italia, ma ancora più in Europa e nel Mondo, può essere paragonata all’assenza di ruolo, di progetto e di autonomia nella gestione territoriale delle aree demaniali come Savona; una Amministrazione che ha rinunciato anche solo a contraddire le scelte dell’Authority e  ha esercitato una funzione supina e sostanzialmente delegante a Rappresentanti dell’Autorità di Sistema cooptati e non eletti da nessuno; proconsoli savonesi di Genova che pur hanno fatto e disfatto nella governance territoriale come nel caso paradigmatico della Margonara e della Madonnetta e dell’uso improprio del Park del Priamar, trasformato in Kasbah di Tangeri.

Nel processo di sparizione della politica savonese (dispiace dirlo) si è particolarmente distinta la Lega savonese.

La Lega ha bucato quasi tutte le attese di cambiamento che aveva suscitato e la cosiddetta ruspa è rimasta bloccata in qualche bunker e sacrificata a più di un inciucio e di compromesso con gli altri Partiti di maggioranza e, persino di opposizione; un Partito che, in Consiglio comunale è potenzialmente una falange, ma che, nell’esercizio del suo ruolo, difetta assai di qualità e di capacità di traino programmatico, ridotto com’è a pura testimonianza di qualche slogan nazional popolare su sicurezza, ordine pubblico e immigrazione.

Il Vicesindaco non ha mai inciso né nella gestione delle sue importanti deleghe e, tantomeno, nel ruolo di Capo del Partito di maggioranza e nel coordinamento generale della gestione amministrativa.

Per un anno è stato letteralmente espropriato di ruolo dal vero capo della Lega (l’ex assessore alla Sicurezza, ora senatore Paolo Ripamonti) e nei tre anni successivi, è stato sostanzialmente etero diretto da Commissari e Segretari esterni, relegato ad un ruolo di cassa di risonanza e di trombone delle colpe Ata di “Quelli di Prima”, mentre l’assessore Montaldo d’intesa con Ripamonti nominava, a sua insaputa, Presidente e Amministratore Delegato e dava l’ultimo colpo di credibilità al rilancio industriale della Multiservizi, facendo marcire l’impresa e rendere impresentabile la città in termini di pulizia e decoro.

Sembrano scene dal film Amici Miei, le brutte figure di Arecco sul cosiddetto Piano del Traffico: tutta fuffa e nessuna sostanza e sugli annunci pubblici rientrati dopo la tirata d’orecchio di Ilaria.

La Sindaco, per dirla tutta, ha abbastanza veleggiato basso, bordesando e cabotando più sull’apparire che sull’essere e sul fare; con l’unica positiva eccezione di aver saputo tenere dritta la barra dell’antifascismo e dei valori della resistenza in una Città Medaglia d’oro al valor militare nella guerra di Liberazione: bisogna darle merito: chapeau!

Le va anche riconosciuta una scaltrezza politica, non scontata, con il suo niet alla candidatura nelle ultime elezioni regionali e il recente “gran rifiuto” della candidatura regionale, dopo aver fiutato gattopardesche trame del duo Toti – Scaiola e avvertito alti rischi di trombatura.

Passeranno, però, alla storia della Città. le sue gaffe e le sue cadute di popolarità su Ordinanza sotto Natale pipì cani e deiezioni in via Paleocapa (sul marciapiede ma non sul bordo strada), la supercazzola su Savona prima Città per sostenibilità certificata Gold Leed for Cities in Europa, la caduta libera nel tranello del Cippo in memoria dei caduti delle forze armate, comprese le famigerate camice nere e via di questo passo…sempre alla ricerca dell’apparire per avere un posto nel parterre de rois dell’evento, della comunicazione e della visibilità mediatica a prescindere!

La maggioranza appare sempre più litigiosa e frantumata; i sussurrii provenienti dal Palazzo amplificano, addirittura, l’incomunicabilità, il gelo e la rottura non solo politica ma anche relazionale e personale tra gli Assessori della Lega e il resto della Giunta…Sindaca in testa.

Dal punto di vista programmatico e politico la Giunta sarebbe arrivata, già da tempo, al Capolinea, frenata prima soltanto dalla imminente scadenza delle elezioni regionali e dalla intesa di “ferro” del duo Toti – Rixi e ora dall’emergenza pandemica.

In questo quadro è stata emblematica l’ultima seduta utile per l’approvazione del Bilancio in bilico sino all’timo respiro; i consiglieri della Lega contrari a garantire ancora linfa e vita al vero Sindaco di Savona (Silvano Montaldo, peraltro uno dei pochi competenti in Giunta) sono stati precettati dal Ras della Lega (Sen. Paolo Ripamonti) e convinti a desistere in zona Cesarini, con molte riluttanze e mal di pancia affatto metabolizzate.

La desolazione politica savonese non può non investire anche le opposizioni! Il PD indebolito prima dalla litigiosità interna sotterranea e permanente e, poi dall’exit della Capogruppo Barbara Pasquali verso Italia Viva di Matteo Renzi, con la conseguente costituzione di un gruppo autonomo in compagnia di Elda Olin Verney (ex Gruppo misto ed ex lista Caprioglio).

L’opposizione del PD e di Italia Viva si esplicita, soprattutto, sui media e sui social senza mai incidere sulle scelte della Giunta e del Consiglio (almeno sulle misure rilevanti e strategiche) e ne ha avuto occasioni e opportunità sprecate.

I maligni insinuano l’esistenza di un Patto surrettizio per arrivare alla fine della legislatura senza scosse, anche perché il PD e il Centro Sinistra restano in alto mare sulle possibili alternative e non ha ancora rinunciato ad un eventuale “inciucio” con Forza Italia.

Il Movimento 5S fa quel che può con le poche forze rimaste (ma con un instancabile Manuel Meles).

L’unico che – non solo nelle sedi istituzionali del Consiglio e delle commissioni, ma anche nelle relazioni con la società civile – è il giovane consigliere di sinistra Marco Ravera.

Della gestione dell’emergenza covid-19 scriveremo prossimamente; vorrei solo anticipare un giudizio di “non pervenuti”! Sindaco e Giunta si sono limitati a diffondere e attuare decisioni di altri livelli istituzionali (Governo e Regione) con l’unica positiva eccezione dello slittamento di poche imposte comunali e la misura a termine della gratuità dei parcheggi e della alzata delle sbarre nei park pubblici a pagamento.

L’ultima perla della politica dell’apparire della Sindaca è l’ordinanza sulla obbligatorietà dell’uso di mascherine e guanti per tutti i savonesi: giusto (elementare Watson)!

La Sindaco ha tutto il diritto ed il dovere di emettere ordinanze per la prevenzione e la tutela della salute pubblica; peccato che i DDP spesso non si trovano e costano oltre 10 euro! E, invece, dovrebbero essere disponibili e gratuiti.

Se Tu Sindaca mi obblighi a essere ligio ad un dovere di cittadinanza, hai anche il dovere di mettermi nella condizione di esercitare il mio dovere e di rispettare il mio diritto di cittadinanza: tertium non datur!

Bruno Spagnoletti

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