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Economia | 27 aprile 2020, 16:38

I tatuatori della Liguria penalizzati dall'emergenza Covid-19: "Siamo stati tra i primi a chiudere, saremo tra gli ultimi a riaprire"

Il dolore della categoria: "Abbiamo sempre usato, da molto prima di questa emergenza, tutti i dispositivi di protezione e di sicurezza necessari"

I tatuatori della Liguria penalizzati dall'emergenza Covid-19: "Siamo stati tra i primi a chiudere, saremo tra gli ultimi a riaprire"

I tatuatori della Liguria, fortemente penalizzati dalla chiusura delle proprie attività, affidano a una "lettera-manifesto" la loro situazione di disagio.

Ecco di seguito il testo integrale: "Nel tuo mestiere (dal primo giorno) hai sempre usato tutti i dispositivi di sicurezza personali per salvaguardare te e la tua clientela. Hai usato regolarmente litri di gel disinfettanti prima e dopo aver toccato qualsiasi altra cosa del tuo studio. Hai consumato quantità di guanti tale da ricevere battutine simpatiche dai tuoi clienti pensando che te li regalassero per quanti ne usi e butti durante la loro seduta". 

"Hai sempre sterilizzato e disinfettato ogni postazione dove operare. Hai sempre odiato l'entrata nella sala operativa di accompagnatori che maleducatamente si avvicinano alla tua postazione di lavoro toccando tutto e ignorando la sterilità di ciò che li circonda. Hai stretto i denti quando hai dovuto sentire coniugi dire che potevamo usare lo stesso ago così avremmo potuto togliergli qualcosa sul prezzo".

"Hai sempre sorriso quando ti chiedevano perché impellicoli proprio tutto? Hai accolto genitori con i loro piccoli bimbi sentendoti abbastanza sicura di poterli ricevere nel tuo studio pulito e igienizzato ma vorresti comunque dirgli di evitare perché il nostro resta un ambiente di lavoro a "rischio" di contaminazione. Ti è sempre partito il tic all occhio quando per le domande assurde di alcuni clienti hai dovuto rispondere e specificare (nel 2020)che il tatuaggio è una ferita e come tale va trattato".

"Hai sempre dato disponibilità quando un cliente per incuria si è procurato un infezione e hai sempre chiesto al cliente di rivolgersi al proprio medico. E lo hai sempre fatto con discrezione, dovendo specificare ogni volta che potresti avere un medico che ti condannerà e (a volte ti offenderà) per la scelta fatta perché "queste cose non si fanno" (ma poi vai dal dentista e mentre sei sotto i ferri lei si gratta i capelli con i guanti che sta usando per metterti le mani in bocca, ma questa è un altra storia... ). Se sei sempre stato un professionista hai acquisito nozioni su anatomia,dermatologia, contaminazione, patologie ecc. perché tu...".

"Sei solo un tatuatore. Che non viene protetto. Che non viene assicurato. Che può ammalarsi in un secondo di epatite o di HIV per distrazione sua o del suo cliente. Che non ha diritto a delle analisi periodiche. Che va in ospedale e nella sala antecedente a quella della rianimazione passa 20 minuti, invaso dall'ansia, a sterilizzarsi e a vestirsi adeguatamente mentre gli altri la guardano come se fosse esagerata e ossessiva...". 

"Ed è lo stesso che in questi mesi ha continuato a dare il proprio contributo anche da casa, con i disagi mentali che questo fermo comporta, impegnandosi per raccolte fondi di cui nessuno (o quasi nessuno) si è preso il fastidio di parlare. È lo stesso che non viene mai citato nemmeno come categoria. Estetiste, parrucchieri, barber shop.. Nessun articolo ha mai citato i tatuatori".

"Siamo la categoria che fra i sui prodotti ha scaffali pieni di dispositivi di sicurezza e di prodotti di sterilizzazione eppure siamo quasi l' ultima ruota del carro... Fra i  rimi ad aver chiuso... Fra gli ultimi a riaprire".

Comunicato stampa

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