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Attualità | 08 maggio 2020, 10:16

Venerdì con... #Immaginafamiglie. Affrontare la fase 2: riflessioni e suggerimenti di una psicologa

Tra chi è ripartito a pieno regime e chi invece ha paura di tornare alla routine, la Fase 2 sta scatenando emozioni e sentimenti contrastanti

Venerdì con... #Immaginafamiglie. Affrontare la fase 2: riflessioni e suggerimenti di una psicologa

Ci siamo, è iniziata lunedì la tanto attesa “fase 2”. Con questo termine si indica il periodo con decorrenza dal 4 maggio in cui sarà valido il Dpcm del 26 aprile 2020, un decreto che sembra liberarci in parte dalla reclusione e dall’isolamento delle scorse settimane permettendo le visite ai propri congiunti, la riapertura di parchi e giardini pubblici, il ritorno ad alcune attività motorie/sportive, la ripresa di molte attività produttive e industriali.

Tuttavia non sono mancate le polemiche nei giorni scorsi su questa “riapertura”, da alcuni tanto aspettata e da altri altrettanto temuta. Anche se purtroppo non dispongo di dati statistici, il mio lavoro mi ha permesso di riflettere sulle principali modalità di reazione a questo cambiamento che ho notato intorno a me. In effetti è difficile definire come reagirà la popolazione, dopo settimane di chiusura in casa e di rispetto di rigide normative, alla riscoperta possibilità di uscire, vedere altra gente, tornare al lavoro e poter riprendere alcune abitudini come la “corsetta serale” o il caffè (obbligatoriamente per ora solo d’asporto) al bar.

Molti, io compresa, si sono ritrovati nel dilemma di dover mediare tra il desiderio di ritrovare la normalità preesistente al coronavirus e i timori legati alla possibilità di contagiarsi e contagiare gli altri. Di fronte a queste preoccupazioni, ho osservato molte persone utilizzare modalità di risposta che hanno a che fare con le tipiche strategie che generalmente mettevano già in atto di fronte alle difficoltà quotidiane, quindi non tipiche della pandemia ma più stabilmente legate alle proprie esperienze personali e alle credenze più profonde consolidate negli anni. Ho potuto individuare tre macro modalità di risposta a questa “fase 2”.

-FINALMENTE LIBERI TUTTI! Al solo annuncio che sarebbe iniziata la fase 2, alcuni erano già sulla porta di casa, pronti a uscire e a lasciarsi presto alle spalle la quarantena; molti inizialmente avevano vissuto l’inizio del periodo di isolamento con energia e ottimismo, avevano ballato sui balconi e fatto striscioni bene auguranti, ma poi avevano iniziato a soffrire la noia e la frustrazione della vita da reclusi, spesso provando irritazione, rabbia e talvolta apatia. Adesso che si sentono di nuovo liberi devono però porre attenzione a non trascurare la propria e altrui sicurezza, troppo presi dall’entusiasmo.

-OLIO DI GOMITO E SI RICOMINCIA. Alcune persone hanno vissuto la quarantena come un momento duro di stop forzato. Alcuni di fronte all’impossibilità di rimanere produttivi, sono scivolati in stati di inattività molto dolorosi. Altri hanno approfittato del periodo per portare avanti compiti precedentemente rimandati per mancanza di tempo. Magari si sono dedicati allo smart working con impegno e dedizione, lavorando come o più di prima; magari hanno utilizzato il tempo per formarsi, studiare, arricchirsi di nuove competenze. Si sono cioè impegnati a restare attivi. Qualcuno ha riverniciato casa, altri hanno imparato a fare la pizza. Alcune di queste persone sono pronte a ripartire con energia e spirito di sacrificio, anche se accompagnate da timori e preoccupazioni che possono incidere (e aver inciso) sul sonno e sull’appetito. Un rischio è quello di ritrovarsi esausti al momento (o poco dopo) la ripresa.

-NON VOGLIO PIÙ USCIRE! Alcune persone invece vivono la fase 2 con ansia e preoccupazione. Coloro che avevano riscoperto i piaceri della vita casalinga, della mancanza dello stress lavorativo, della compagnia dei familiari, vivendo con un senso di sollievo la possibilità di stare rinchiusi e protetti, ora si sentono costretti ad uscire dal loro guscio e possono provare panico, confusione, sensazioni di minaccia, percezione di fragilità e vulnerabilità. Per queste persone la ripresa deve essere lenta e graduale, permettendosi di riabituarsi in alcune settimane, con calma.

Chiaramente leggendo queste descrizioni, molti di noi si ritrovano ad avere aspetti in più di una categoria. Questo è sano e protettivo in quanto riuscire a utilizzare più modalità per affrontare i cambiamenti è generalmente un segno di adattabilità. Essere adattabili è proprio il miglior prerequisito per avere un buon equilibrio mentale ed è una risorsa che protegge dal disagio psichico. Mi piace ricordare che le nostre modalità di risposte ai problemi e ai cambiamenti sono come i nostri attrezzi da lavoro: avere uno schema rigido è come avere a disposizione solo un martello per svolgere diversi lavori che richiederebbero una varietà di strumenti. Riuscire ad adattarsi alle situazioni e a modulare le nostre risposte comportamentali è invece paragonabile a una cassetta degli attrezzi ben fornita, dove poter scegliere tra martello, cacciavite e brugola a seconda della necessità.

Questi dovrebbero essere i punti su cui è importante soffermarsi a riflettere durante questo periodo di passaggio:

• modulare l’entusiasmo in modo da mantenersi protetti dai rischi eccessivi ma godendosi la ripresa di alcune attività piacevoli all’aria aperta, evitare i litigi e gli scontri con coloro che non riescono a vivere da subito con serenità la fase 2 e limitare attività ricreative che possano avere conseguenze negative a lungo termine (tornare subito ad avere contatti troppo ravvicinati con gli altri, esagerare con l’attività fisica, bere troppo alcol,…);

dedicarsi al lavoro e agli impegni con energia ma senza esaurire le proprie risorse fisiche e mentali concedendosi poco riposo, difendere lo spazio per lo svago e per il sonno, evitare di entrare in stati di pensiero rimuginante, cioè di rimanere molto tempo su pensieri negativi senza che in questo processo mentale si possa trovare una reale soluzione al problema o provando ad anticipare tutte le possibili conseguenze catastrofiche senza che ci siano prove che queste si verificheranno;

valutare le situazioni di reale rischio e proteggersi senza ingigantire le proprie debolezze o drammatizzare le possibili conseguenze, riscoprendo invece le proprie risorse e i propri punti di forza, e affidarsi all’utilizzo corretto dei dispositivi e delle indicazioni di protezione (mascherine, guanti, distanze, lavaggio mani,…). Modulando questi tre punti è possibile affrontare al meglio ogni situazione con la giusta spensieratezza, una buona dose di impegno e senza eccessiva paura.

Tuttavia mi piace ricordare che, qualora gli schemi fossero troppo rigidi, uno scopo fondamentale del mio lavoro da psicologa è proprio di lavorare con le persone per ampliare e rendere più flessibile il repertorio comportamentale. Concludo con una ultima riflessione: veniamo da un periodo in cui ci siamo raccontati che sarebbe andato tutto benissimo o tutto malissimo, trovandoci divisi tra ottimisti e pessimisti.

Io non credo che sia il caso di scegliere tra queste due polarità. Non quella ottimista, non quella pessimista: è utile un atteggiamento speranzoso. La speranza si basa sul dato di realtà, sul sapere quali sono le criticità senza negarle, ma anche sulla ricerca delle risorse per superarle. Ci auguro di essere speranzosi, così da poter approcciare la fase 2 puntando sul superamento degli ostacoli senza sentirci impotenti davanti ai problemi ma anche senza pensare che tutto si risolverà magicamente.

“La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.” -Sant'Agostino-

Autore di questo articolo:

D.ssa Laura Casnaghi, psicologa e psicoterapeuta. Amo la psicologia, amo il mio lavoro e amo farlo bene. Per me farlo bene significa essere presente, sincera, pratica, aggiornata. Mi piace ciò che è scientifico e validato, preferisco utilizzare metodi di cui ho testato l’efficacia. Sono una psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Sono una terapeuta EMDR. In questo momento sto cercando di offrire servizi gratuiti: #restoacasaconlapsico (rubrica di consigli al tempo del coronavirus su YouTube) e il numero di supporto psicologico per l’emergenza (tel. e wa.: 3407192984). Mi piace usare i social. Mi piace fare la mia parte nel volontariato tramite associazioni come #ImmaginaFamiglie. Mi piace fare ricerca. Posso parlare di psicologia per ore. “Niente di ciò che è umano può essermi estraneo” diceva Terenzio, e io ne ho fatto tesoro nella mia professione. Poi sul comodino ho i romanzi di Palahniuk (quello di Fight Club per intenderci), perché non è che mi prendo sempre troppo sul serio.

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