Due lettere, due storie, unite dall'aver contratto il virus e due ringraziamenti indirizzati al personale dell'ospedale San Paolo di Savona e in particolar modo al reparto di Rianimazione e di Terapia Intensiva.
"Nella disavventura di soffrire di significativi problemi di salute causati dalla recente epidemia per COVID-19, ho avuto comunque la fortuna ed il privilegio di capitare nel vostro reparto, laddove ho potuto beneficiare non solo di attente ed impeccabili cure professionali, ma soprattutto di un trattamento ornano di prim'ordine. È per questo che mi sento in obbligo di esternare a tutto il personale la mia più profonda gratitudine, accompagnata da un sincero e sentito affetto.
Un ringraziamento particolare desidero formalizzarlo al Primario Prof. Brunello Brunetto alla dottoressa Daniela Masone e a tutti i medici del reparto rianimazione (mi scuso se non ricordo tutti i nomi ma siete sempre nel mio cuore), nonché ai loro preziosi collaboratori, tutti gli infermieri che mi hanno trattato come una madre premurosa che alleva i propri figli e tutti i fisioterapisti che si sono presi cura di me. Non dimentico nemmeno la dottoressa logopedista che mi ha aiutato a parlare di nuovo. Le stesse espressioni di affetto che ho provato per il reparto rianimazione le estendo al reparto malattie Infettive. Con l'augurio che il creatore della vita e le circostanze della medesima vi ricompensino tutti per le vostre eccellenti qualità, vi esprimo i miei più sentiti ed affettuosi saluti di tutto cuore" ha scritto Michelangelo Mineo.
"Se compio ancora i miei 52 anni tra alti e bassi lo devo, prima di tutto alla mia bambina che così credevo fosse ancora così, quando mi feci ricoverare il 17 marzo, per poi scoprirla più matura di me per come ha saputo gestirsi in quel periodo, permettetemi di dire, infernale con mia sorella Olga e sua mamma Gabriella sono riuscite a farsi forza, ma so anche che non basterebbe un ringraziamento a tutti coloro che le sono stati accanto e che in qualche modo mi vogliono bene. Non posso fare a meno di ringraziare e mai mi stancherò di farlo per quel periodo buio e credetemi era veramente buio.
Devo ringraziare anche, a partire dal nostro pronto soccorso di Savona che sono stati pronti ad accogliermi quella maledetta sera, la medicina generale dove sono stato 4 giorni per poi venirmi a prendere la dottoressa Masoni per portarmi in intensiva dove hanno dovuto intubarmi perché ero ormai in quella situazione che tutti hanno seguito in televisione. Grazie a tutto lo staff del primario Brunetto, dove dopo 15 giorni di coma mi presero per i capelli, loro dicono di aver fatto il loro dovere, ma chi è stato sfiorato dai loro camici e dalle loro voci e dai loro sguardi può sentire l'amore che ci mettevano con noi tutti, con chi c'è la fatta come me e con chi purtroppo con c'è riuscito, ma loro hanno dato tutto ciò che potevano e ancora di più.
Per poi arrivare al 7 piano reparto infettivi grazie al primario Anselmo e tutta la sua equipe per prima la caposala e dopo un periodo da loro, sono sceso al 6 piano dove si finisce la guarigione dove tutti e si dice tutti portano il rispetto che si meritano, a chi sa gestire un reparto, dal primario, alla capo sala Anna, donna prima di tutto di una professionalità unica, umana a tale punto che quando mi fecero uscire lei venne da me e mi fece piangere, dalle sue parole usciva solamente amore e passione per i lavoro di tutti loro. Quello che noi pazienti abbiamo visto e sentito solo tramite i loro occhi, vestiti di verde e dalle loro parole ti facevano sentire ciò che nessuno poteva darci, sicurezza e voglia di crederci ancora. Grazie a tutti voi davvero" le parole di Roberto Parodi.