Attualità - 20 giugno 2020, 14:25

Cerimonia toccante in frazione Bossoleto a Villanova d'Albenga per ricordare don Pietro Enrico (FOTO e VIDEO)

Al Parroco martire della barbarie nazifascista intitolata la piazza centrale della frazione

Una cerimonia intensa e toccante, stamattina a Villanova d’Albenga, per l’intitolazione della rinnovata piazza di frazione Bossoleto a don Pietro Enrico.

Era il 19 novembre del 1944 quando l’allora giovanissimo don Pietro, accusato durante un rastrellamento da parte dei soldati tedeschi di conoscere i segreti degli spostamenti dei Partigiani, veniva malmenato, torturato a lungo e, alla fine, otteneva di avere risparmiata la vita di tanti suoi parrocchiani dando in cambio la sua.

A fare gli onori di casa, il sindaco di Villanova d’Albenga Pietro Balestra, che ha menzionato e ringraziato i numerosi ospiti presenti: Sua Eccellenza il Vescovo della Diocesi di Albenga-Imperia Monsignor Guglielmo Borghetti, che ha anche officiato la benedizione della targa; Roberto Cenati, presidente della sezione ANPI di Milano, che da tempo ha allacciato un solido rapporto di collaborazione con Villanova nella tutela della Memoria; il vicino Comune di Albenga, rappresentato dal vicesindaco Alberto Passino e dall’assessore Silvia Pelosi; il comandante dei Carabinieri di Alassio, maggiore Massimo Ferrari; i numerosissimi esponenti delle sezioni ANPI del Ponente, delle Forze dell’Ordine e delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

Il Primo cittadino ha ricordato, in vista del prossimo anno scolastico, che saranno tanti gli appuntamenti nelle scuole villanovesi per tutelare la memoria di quei molti personaggi che, nel tempo, hanno reso grande la città nel campo dell’economia, della politica, della cultura e, purtroppo, come in questo caso, anche come Martiri per la Libertà.

Non pochi, tra i pubblico, i Partigiani classe 1924, 1925, 1930, ancora fieri, orgogliosi e lucidissimi. Tra loro, “Leo”, oggi 95enne, il combattente Leopoldo Fassio, che era proprio presente a quei fatti del 19 giugno 1944, che conobbe don Enrico e che ha rievocato i suoi ricordi di quei tempi, intervistato dalla responsabile della biblioteca Maria Grazia Timo. La professoressa Timo ha coordinato in piazza un vero e proprio “talk show” introducendo i vari ospiti presenti.

Il Vescovo Borghetti ha esordito spiazzando l’uditorio con la frase: “Citerò un autore forse non propriamente clericale, ma che a me piace molto” e ha menzionato così alcuni contenuti del testo “Il fascismo eterno”, di Umberto Eco, invitando tutti i presenti non solo a non dimenticare mai, ma a rifiutare e condannare ogni rigurgito strisciante di certe ideologie.

Gli aneddoti forse più commoventi sono stati quelli di Piero Enrico, discendente che porta il nome del suo antenato e che ha raccontato ciò che gli è stato tramandato in famiglia. Don Pietro Enrico era stato impiccato dai tedeschi a un palo del telefono, fu la madre a cercare di tirarlo giù. E forse fu questo gesto di compassione materna che spinse le truppe del Reich a portarlo in un luogo isolato e fucilarlo. Qui, don Pietro chiese che l’uccisione avvenisse in disparte, per non turbare nessun eventuale spettatore. E come ultimo desiderio pregò per il perdono divino ai suoi assassini.

La morte a soli 33 anni, il gesto della madre, quella lenta “via Crucis” verso il bosco dove gli fu tolta la vita e quell’ultimo estremo gesto di perdono fanno di Pietro Enrico più di un martire, quasi un “Gesù” dei nostri giorni.

Alberto Sgarlato