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Eventi | 08 luglio 2020, 12:24

L'artista loanese Alessandra Munerol: "Attraverso Youtube racconto le Metamorfosi della vita"

Le interviste realizzate sul canale Youtube durante il lockdown diventeranno un libro impreziosito dai ritratti fotografici di Silvio Massolo. E poi un nuovo spettacolo teatrale e una collaborazione con Immaginafamiglie

L'artista loanese Alessandra Munerol: "Attraverso Youtube racconto le Metamorfosi della vita"



Che la quarantena legata al Coronavirus sia stata un momento psicologicamente impegnativo per tutti è inutile ripeterlo. Ma bisogna saper trovare il buono in tutto. E il risvolto positivo scaturito dal lockdown è quello legato ai molteplici fermenti "esplosi" nel mondo della cultura: nella nostra Liguria sono nati tantissimi appuntamenti “a distanza” che, grazie all’ausilio delle tecnologie, hanno portato in casa delle persone momenti di compagnia, di riflessione, spesso anche di supporto morale.

Questa è anche la storia di Alessandra Munerol: negli articoli di Savonanews abbiamo imparato a conoscerla con il collettivo “Le mani e le nubi”. Questa compagnia è nata per dare al pubblico quello che potremmo definire un “teatro sociale”: testi che partono da fatti reali di storia o di attualità del ‘900 per offrire spunti di approfondimento e di riflessione sui risvolti umani delle vicende narrate.

Durante il lockdown Alessandra Munerol, non potendo calcare i palchi, ha allestito un canale Youtube (lo trovate QUI) e un progetto definito “Metamorfosi”. Lasciamo che sia lei stessa, in questa intervista, a raccontarci il percorso svolto.

Cominciamo dai dieci capitoli dell’esperienza intitolata “Metamorfosi”, un viaggio nel rapporto tra genitori e figli. Come è nato questo progetto e quali emozioni ha regalato non solo a te, ma a tutti i tuoi spettatori, che crescevano di settimana in settimana? Hai ricevuto delle testimonianze da parte del pubblico?

Il progetto Metamorfosi nasce durante il periodo del lockdown causato dalla pandemia di Covid. In quel momento mi sono sentita persa: tutto era bloccato: i teatri, le prove, i rapporti coi miei colleghi. Mi sono sentita sola e spaesata. Un senso di vuoto terribile. Allora ho cominciato a pensare cosa avrei potuto fare per continuare comunque a fare teatro senza teatro. Così ho pensato che sarebbe stato bello raccontare storie. Storie di cambiamento, di vita, di passaggio. Non solo genitori e figli ma ogni metamorfosi era ben accetta. La prima intervista l'ho fatta a mia mamma e poi l'ho pubblicata: era la mia storia. Volevo far sapere a tutti che raccontare di sé non è una vergogna, che c'è libertà e scoperta nel parlare della propria vita. Facciamo tutti parte della stessa storia e siamo tutti parte di una grande metamorfosi. Un mio piccolo atto di coraggio poteva spingere tanti a parlare di sé e come in una grande catena positiva spingere tanti altri a non nascondere la propria verità. A sentirsi vivi e liberi. Sono sincera, non sapevo quello che poi a breve sarebbe partito. Ho ricevuto da subito moltissime richieste di persone che volevano essere intervistate e sentire la loro storia raccontata attraverso la forma del monologo. Avveniva nel riascoltare la propria storia una sorta di catarsi e liberazione molto potente. La stessa funzione che dovrebbe avere il teatro. I riscontri sulle storie sono stati da parte degli spettatori molto positivi: le persone mi scrivevano che attraverso queste storie si commuovevano, ridevano, piangevano, ricordavano e si rivedevano nelle metamorfosi degli altri, che ritrovavano nei racconti tanta ricchezza, tanta bellezza, tanta autenticità e meraviglia. Sono diventata una sorta di cantastorie: le persone aspettano l'appuntamento del Sabato, guardano il mio volto ma allo stesso tempo si immaginano i protagonisti dei monologhi. Mi è stato rimandato il fatto che questo lavoro sia indispensabile, prezioso. Alcuni mi dicono che si addormentano con la mia voce e io lo trovo bellissimo. Davvero non posso altro che essere grata a tutta questa grande famiglia per quello che insieme stiamo creando”.

So che nell’era di Internet si guarda sempre di più uno schermo e si legge di meno, ma le esperienze di vita di “Metamorfosi” potrebbero diventare un libro?

Una delle evoluzioni di Metamorfosi sarà appunto quella di unire tutte queste storie e crearne un volume unico. Non solo raccontato ma anche illustrato attraverso le fotografie fatte da Silvio Massolo direttamente ai partecipanti delle Storie”.

Nella fase del lockdown molti gruppi e associazioni nel campo del Volontariato e della Solidarietà hanno utilizzato le tecnologie di videoconferenza per garantire vicinanza a chi ne aveva bisogno. Questo è positivo. Per contro, forse c’è stata in altri casi una eccessiva “dipendenza” da Internet. Pensi che esistano dei fenomeni di “Internet buono” (cioè usato con intelligenza e criterio) e di “Internet cattivo”?

Credo che il mondo di internet non sia né buono né cattivo ma tutto dipenda sempre dall'uso che se ne fa e dalla consapevolezza del mezzo che si sta utilizzando. Io credo che a me sia stato molto utile e anche ai partecipanti del progetto. Questa sorta di schermo tra me e loro durante l'intervista ha permesso una maggior libertà, meno pudore, meno paura. Considera che molte persone che intervisto non mi conoscono bene o addirittura non mi hanno neanche mai vista di persona. Quindi il fatto di essere a casa loro, nel loro spazio, dietro uno schermo ha permesso una maggiore libertà di espressione. So che sembra assurdo ma è stato proprio così. Ma ora bisogna venirne fuori e farsi vedere!”

Ovviamente, il tuo canale Youtube non è “solo” il progetto “Metamorfosi”. A che cosa stai lavorando sul breve termine?


Il mio canale Youtube è stato creato da una collaborazione casalinga: nel senso che il mio compagno Eduardo Marino, che da sempre mi sostiene, mi ha aiutato nella gestione di tutta quella parte tecnica e informatica in cui sono davvero una frana… Senza di lui non sarebbe stato possibile nulla… Ha curato tutto, dalla grafica del canale al montaggio dei video. Detto questo, il progetto a breve temine avrà una evoluzione interessante: è iniziata una collaborazione con l'Associazione Immaginafamiglie di Albenga, grazie alla mia amicizia con Monica Maggi abbiamo pensato di sviluppare Metamorfosi creando un “pacchetto di opzioni” a cui i partecipanti potranno scegliere di aderire: un laboratori di narrazione (in cui mi affiancherà la psicologia Valeria Pavan), un libro di storie e relative foto dei partecipanti (curato da Silvio Massolo), la creazione di una biblioteca vivente in cui i libri saranno le persone e le loro esperienze. Per finire a conclusione del progetto si creerà uno spettacolo che speriamo possa debuttare prossima primavera ad Albenga. Parallelamente con la compagnia Le mani e le nubi teatro (Sara Polo, Salvatore Coco e Ivano Vigo) stiamo finendo di allestire il nuovo spettacolo “Orfeo” che speriamo possa presto debuttare”.

A. Sg.

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