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Attualità | 14 luglio 2020, 14:00

“Il nostro ciao per un addio mancato”: l’idea di Emanuela Pericu per ricordare chi ci ha lasciato a causa del coronavirus

La giornalista della TGR Liguria ha lanciato il progetto mettendo a disposizione la propria pagina social personale per raccontare le storie di tutti coloro che sono morti in questi mesi nella nostra regione

“Il nostro ciao per un addio mancato”: l’idea di Emanuela Pericu per ricordare chi ci ha lasciato a causa del coronavirus

“Lei raccolse un po' di fiato ed esclamò ‘Anna!’". E fu l'ultima parola che le sentii dire.“ Poi "Non la vidi più. Un addio totalmente muto, di cui ho rimorso. Un attimo in cui a posteriori penso avrei potuto abbracciarla ancora, un bacio, una carezza, un addio. Ma non mi venne niente in quel momento…”.

Quante persone purtroppo hanno vissuto un momento simile, il distacco per il ricovero in ospedale, diventato definitivo? Almeno 1559. Perché 1559 sono stati i morti ufficiali per Coronavirus in Liguria dall’inizio della pandemia. Tante, troppe persone cui i familiari non hanno potuto dare né l’ultimo saluto né il conforto nel momento estremo. E nemmeno fare il funerale.

Anna era una di quelle persone, era "donna, 89 anni, di Campomorone con Comorbidità", secondo uno dei maledetti bollettini che ogni giorno arrivavano da Alisa. Quel giorno era il 3 aprile 2020.

Adesso, però, sappiamo chi era Anna, possiamo darle un volto, sapere di più di lei, del suo carattere, della sua vita. E questo perché Paolo, uno dei figli, ha deciso di ricordarla attraverso Emanuela Pericu, giornalista della TGR Liguria, che ha ideato nel proprio profilo personale su Facebook Il nostro ciao per un addio mancato”, un progetto per far sì che quei morti non siano più numeri, ma persone. “Ho deciso di mettere a disposizione il mio spazio pensando a chi non c’è più e ai loro familiari – spiega – perché ho la percezione che non averle potute accompagnare fino in fondo, senza averle viste morire fisicamente, abbia lasciato i parenti con un vuoto, come se fossero rimasti con un irrisolto. E se può essere sufficiente scrivere la storia di queste persone per ridare loro la dignità e non essere più dei numeri, e per fare chiudere il cerchio ai loro cari, mi sembrava una cosa da fare”.

E così grazie a questo progetto e alla profonda sensibilità e capacità narrativa di Emanuela, Anna è diventata la “ragazza di 89 anni” dagli occhi dolci che ora tutti possono vedere e conoscere attraverso la foto e le parole di Paolo, e di chi voglia salutarla attraverso il profilo social della giornalista, che ha scritto: “Sono convinta che, in qualche modo, il nostro saluto le arriverà anche ora. Sulle ali della fantasia, con il soffio della fede, sull’onda dell’empatia, con un ‘Ciao Anna’ sulla tastiera. Ognuno scelga il suo modo per inviare ad Anna quel Ciao e quel sorriso che è mancato”. Anche perché non tutti hanno avuto la possibilità di fare un’ultima videochiamata col cellulare o il tablet dall’ospedale.

Partecipare a questa iniziativa inevitabilmente significa anche confidare e condividere il dolore della perdita: “Sono in tanti a scrivermi dicendo che ancora non riescono a parlarne, perché hanno bisogno di tempo”, perché è difficile elaborare un lutto, specialmente se l’addio non si è vissuto partecipando al funerale.

“La morte fa parte della vita ed è un ciclo che si chiude, ma deve avere un senso – conclude Pericu -, mentre così le persone sono scomparse all’improvviso, anziché essere morte, perché sono state portate via e i familiari non le hanno mai più riviste”. Tanto che una donna le ha scritto queste drammatiche parole: “In ospedale ho portato una mamma e sono uscita con un sacchetto”, quello che conteneva i suoi oggetti personali.

Allora, sebbene di consolazioni non ce ne siano difronte a tragedie di questo tipo, poter direi ai nostri defunti “ciao” un’ultima volta, può esserci di aiuto e conforto.

Medea Garrone

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