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Eventi | 04 agosto 2020, 12:15

"L'Ultimo Viaggio": si snodano tra Finalborgo, Perti e Varigotti le vicende del romanzo scritto dalla finalese Roberta Grossi

L'autrice è già nota per il suo saggio sulla storia di Padre Ruffino e dei Cappuccini a Finale Ligure

"L'Ultimo Viaggio": si snodano tra Finalborgo, Perti e Varigotti le vicende del romanzo scritto dalla finalese Roberta Grossi

Il 9 agosto, nei Chiostri di Santa Caterina a Finalborgo, contestualmente al lancio della più recente pubblicazione del periodico culturale “Il Quadrifoglio”, sarà presentato anche il romanzo “L’Ultimo Viaggio”, della scrittrice finalese Roberta Grossi, edito da Sabatelli. Questo appuntamento sarà una ghiotta anticipazione in vista della presentazione vera e propria, che invece si svolgerà il 21 dello stesso mese nella dimora storica Ca’ di Nì, sempre a Finalborgo.

Senza svelare troppo della trama, descriviamo qui “L’Ultimo Viaggio”, ricordando sempre e comunque che i libri vanno letti, non “raccontati”. Quello che possiamo anticipare in questo articolo è che la protagonista è Giulia, donna che nell’ultima fase della sua esistenza, ritrovando un baule di vecchie fotografie, non soltanto ripercorre la sua vita, ma anche due sue vite precedenti, tutte trascorse in funzione di un fine ultimo, un amore grande, vero e senza compromessi.

Il tutto avviene tra una suggestiva Finalborgo, all’ombra dell’antico Castel Govone, Perti e Varigotti, in tre epoche storiche diverse, la prima dagli inizi del Novecento fino agli anni ‘50, in un mondo messo in ginocchio da due guerre mondiali, la seconda nei ‘60 della rinascita e del boom economico, la terza ai giorni nostri. Le avventure di Giulia e delle sue tre vite si intersecano così con i fatti storici di una Finale Ligure in perenne crescita e trasformazione.

Attenzione, però: non è né un romanzo storico, né un romanzo biografico, visto che il personaggio di Giulia è di fantasia; si parla di un grande amore, ma non è certo uno di quelli che un tempo si sarebbero definiti “romanzetti rosa”; si parla di vite precedenti e di un “ultimo viaggio”, ma non c’è una componente paranormale, né orrorifica o “noir”; anzi: questo “percorso di vita” è vissuto veicolando un forte messaggio di gioia, amore e positività. Ma quindi, se dovessimo archiviare il libro nello scaffale di una biblioteca, sotto quale genere lo faremmo? Lo abbiamo chiesto alla stessa autrice, Roberta Grossi, che ci spiega: “Non mi piace che venga forzatamente catalogato in un genere. Vorrei che fosse un romanzo per riflettere. La mia speranza è che eventuali lettori mossi da una ferrea razionalità, dopo aver letto le avventure di Giulia allargassero la loro visione del mondo all’ipotesi che c’è qualcosa che va oltre le nostre conoscenze”.

Chiediamo anche a Roberta Grossi come è nata questa storia. “In realtà ho trascorso anni a scrivere solo perché mi piaceva farlo. Degli appunti, dei promemoria, delle poesie, su foglietti volanti, blocchetti, quaderni. Poi, durante la malattia di mia madre, che se ne è andata in modo repentino, di colpo mi è sembrato che tutti questi scritti così sparsi stessero prendendo forma, è nato tutto molto spontaneamente”.

Resterà “figlio unico”, questo romanzo?

“No, per me scrivere è un’esigenza”.

E a proposito di “figli unici”, come si fa a conciliare la scrittura con una famiglia numerosa?

“Non è per niente facile: ho quattro figli abituati a fare molto riferimento a me e a contare sulla mia presenza...”

Ma quando hanno visto il libro pubblicato, hanno detto: “Mamma, sono fiero di te?”

“Sono ragazzi estremamente riservati e di poche parole. Però spero che lo pensino”.

Avevamo intervistato (LINK QUI) Roberta Grossi in occasione del suo libro su Padre Ruffino e sull’importante presenza dei Cappuccini a Finalborgo. Continueranno a convivere opere di narrativa e di saggistica?

“Certamente sì. E posso annunciare che Sabatelli editore, che ha pubblicato il mio romanzo, sta vagliando un mio saggio sulla scultura Aria Marina sul lungomare di Finale. Quest’opera fu realizzata da un mio zio negli anni ‘50. La mia famiglia, infatti, gestiva una cava di pietra a Orco Feglino fondata dal mio bisnonno e mio zio aveva imparato a lavorare la tipica pietra di Finale. Conto di farlo uscire entro i primi mesi dell’anno prossimo. Un riferimento ai cappuccini, inoltre, è presente anche nel mio romanzo L’Ultimo Viaggio, dove un figlio della protagonista sceglie di entrare in seminario”.

Poniamo a Roberta Grossi un’ultima domanda: esiste il paranormale?

“Difficile dirlo. Mi piace pensare che esista un qualcosa che io chiamo ‘incanto’, piccoli prodigi nella vita di tutti i giorni ai quali forse non diamo neanche peso, ma che al di là della razionalità condizionano e influenzano le nostre vite”.

A. Sg.

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