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Attualità | 15 agosto 2020, 08:00

"Strategica Albenga", un anno dopo: come procede in città il progetto sulla sicurezza urbana

A un anno dalla presentazione dello studio, i commenti del criminologo Stefano Padovano e del sindaco Riccardo Tomatis

Immagine di repertorio, agosto 2019: un momento della presentazione del saggio "Strategica Albenga"

Immagine di repertorio, agosto 2019: un momento della presentazione del saggio "Strategica Albenga"

Era agosto del 2019, esattamente un anno fa, quando nel Chiostro Ester Siccardi di Albenga veniva presentato il testo intitolato proprio “Strategica Albenga”. (LINK QUI).

In quella occasione veniva analizzato pubblicamente un progetto varato dall’amministrazione Cangiano e portato avanti dalla successiva amministrazione Tomatis. Al criminologo Stefano Padovano, curatore dell’Osservatorio sulla sicurezza urbana e la criminalità organizzata della Regione Liguria, era stato commissionato lo studio di un piano di fattibilità relativo proprio alle politiche di sicurezza cittadine.

Oggi, ad un anno di distanza, che cosa è cambiato? Che cosa è stato applicato dal Comune di quel piano e con quali risultati?

Lo chiediamo al sindaco di Albenga Riccardo Tomatis: “Il lavoro svolto da Padovano è stato eccellente e per la nostra città è stato un grande onore poter disporre di uno studio condotto con questa professionalità e competenza. Inoltre, anche dopo la presentazione, abbiamo continuato a sentirci con Padovano e a valutare insieme il modus operandi. Purtroppo, però, poi è arrivato improvvisamente il Covid-19, che ha messo Albenga al cospetto di due gravi emergenze: la prima di carattere sanitario, con il nostro ospedale come luogo di riferimento per contrastare il virus; la seconda di ordine economico e sociale, con famiglie che non sapevano come portare un pranzo a casa. Abbiamo focalizzato tutte le nostre risorse, non solo economiche ma di tempo e di energie, per far fronte a questa grave situazione, purtroppo trascurandone giocoforza altre. Il mio impegno personale, quando tutto questo sarà finito, sarà quello di riprendere in mano lo studio sulla sicurezza urbana e dargli finalmente lo spazio e l’attenzione che merita”.

Nel frattempo Stefano Padovano prosegue la sua attività di ricerca universitaria e consulenze in Italia con gli enti locali. Gli chiediamo se in questo anno Albenga è effettivamente diventata “strategica” come lui auspicava nel titolo. Commenta: “Non metto in croce Albenga, anche perché ciò che è accaduto qui è comune a molte piccole o grandi realtà italiane. Nonostante il fervore spesso scaturito da apprezzate ricerche sul campo, mirate a proporre interventi multidisciplinari e non teorie intraducibili, le politiche di sicurezza urbana che muovono nella direzione di una reale integrazione tra enti locali e Stato centrale in questo paese non decollano più da tempo. Certamente sono esistite delle esperienze vincenti, ma l’idea forte secondo la quale era possibile realizzare un modello di politiche che non si esaurisse soltanto nell’approccio coercitivo e sanzionatorio, ma che comprendesse l’opportunità di includere spazi di azione preventivi, di gestione delle criticità e delle misure di presa in carico a vantaggio dei cittadini vessati si rivela più un miraggio che una realtà. La ragione si è determinata nel corso degli ultimi dieci anni: i tempi della politica, mutati parallelamente a quelli delle tecnologie informatiche, privilegiano azioni e provvedimenti basati su illusorie soluzioni immediate in cui si tende a fare credere che illegalità e devianze sociali, possano essere risolte adottando risposte (apparentemente) punitive, istantanee nei tempi e dal pugno di ferro.

Sia chiaro, ogni genere di intervento compone un mosaico, ma l’utilità di quest’ultimo si misura sul bilanciamento di azioni multidisciplinari perché sono le stesse politiche di sicurezza urbana a fondarsi su questi presupposti: sociali, urbanistici, poliziali. Nulla va escluso ma nemmeno privilegiato. Faccio un esempio foresto che vale anche per Albenga. In questo momento sono nelle Marche, per la costituzione di una “cabina di regia” interistituzionale. Ad una riunione un Sindaco ha preso la parola è mi ha chiesto con veemenza come fosse possibile che con tutti gli arresti per spaccio di droga fatti dalla “sua” polizia locale, malcontento e insicurezze tra la popolazione non si fossero attenuati. Un quesito simile dice tutto su quanto le politiche di sicurezza urbana non abbiano attecchito nel governo degli enti locali. Nell’immaginario di molti amministratori, il punto non è quello di accompagnare le forze dell’ordine nella repressione dello spaccio di strada, ma quello di sostituirle con le polizie locali per numero di arresti effettuati, lasciando evaso tutto il problema di coloro che le sostanze le acquistano per consumarle. In questo modo l’effetto è affrontare solo una parte del problema. Se poi, come mi è capitato ad Albenga, il cosiddetto consumo a “scena aperta” è presente in diverse aree del centro: in Piazzale Europa, in Piazza Berlinguer, in Piazzetta Morchio e nelle aree verdi di Viale Otto Marzo, fino ad alcune frazioni della città, ecco emergere l’utilità di una presa in carico del problema che guarda alla messa in sicurezza del territorio: sanitaria, sociale, penale, percettiva, ecc."

La dice fuori dai denti Padovano: “Parliamoci chiaro, da criminologo mi occupo di sicurezza urbana da 25 anni. Il problema non è chi delinque o provoca insicurezza tra i cittadini. Il punto dirimente è generare una linea politica da cui progettare azioni che agiscano sulle sacche di disagio e di emarginazione nelle quali si generano devianze e reati. Ed è questo quel ‘mal comune’ che nell’ultimo decennio si è generato in tutta Italia. Ciò che fa più paura - lei pensi che ossimoro per uno che come me si occupa di insicurezza dal crimine – è la presunzione, da parte di molti, di sapere tutto. Quando questa fa il paio con l’ignoranza, raggiunge risultati deflagranti. Da studioso sono obbligato a mettere in discussione i risultati raggiunti e quindi me stesso, comparandoli con realtà diverse e laddove è possibile con studi longitudinali".

Padovano tocca anche un altro tema importante, quello delle Polizie Locali: “Dovrebbero decidere cosa vorranno fare da grandi”, ironizza il criminologo, che anche in questo caso spiega nel dettaglio: “Ogni cinque anni realizziamo uno studio interpellando gli agenti in varie regioni d’Italia. In linea di massima c’è un 50% che vorrebbe essere equiparato a Polizia di Stato e Carabinieri, mentre l’altra metà chiederebbe soltanto una più chiara definizione dei ruoli e delle funzioni senza snaturare la figura del poliziotto locale. Sarebbe importante venire ad una linea unica tra i 61.000 operatori italiani”.

Infine, chiediamo quando ci si rivedrà ad Albenga per nuovi impegni: “A parte le competenze relative all’Osservatorio regionale sulla criminalità, Albenga non ha certo bisogno di me. La parte politica ha avuto in “dono” quello studio ed è più privilegiata di altre amministrazioni se intende utilizzarlo. Tra le cose, ora sto lavorando alla riedizione di un libro che nel 2011 uscì con Rubbettino dal titolo: ‘La sicurezza urbana. Genesi ed evoluzione di un concetto equivoco, e che nel 2021’, con lo stesso editore, si intitolerà: ‘La sicurezza urbana. Da concetto equivoco ad inganno’. Più eloquente di così".

Alberto Sgarlato

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