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Politica | 15 agosto 2020, 14:00

Balestra, sindaco di Villanova: "Riqualifichiamo le aree verdi in abbandono e rilanciamo le aziende agricole, pilastro dell'economia ligure"

Il primo cittadino villanovese, candidato di Liguria Popolare, sostiene un progetto di sinergia tra agricoltura e turismo, i due perni della nostra economica, che creerebbe opportunità per i giovani e contrasterebbe il dissesto idrogeologico

Balestra, sindaco di Villanova: "Riqualifichiamo le aree verdi in abbandono e rilanciamo le aziende agricole, pilastro dell'economia ligure"

“Un vero rilancio non solo economico, ma anche di immagine della Liguria nella sua interezza, non può prescindere da un adeguato lavoro di valorizzazione della sua agricoltura, vero motore economico dei nostri comprensori e opportunità per tanti giovani che stanno riscoprendo il territorio”. Lo afferma Pietro Balestra, sindaco di Villanova d’Albenga e candidato per Liguria Popolare alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre prossimi.

Spiega Balestra: “Da Villanova raggiungere l’entroterra Imperiese è un attimo. Ma quando attraverso quelle strade in macchina e vedo tanti terreni sulle due province in stato di totale abbandono provo un misto di rabbia, sconforto e delusione.

Perché non si pensa a quante ricadute positive si avrebbero riprendendo in mano le aree verdi trascurate in tutta la nostra Regione?

- un’opportunità economica per i nostri giovani, che non solo stanno riscoprendo la passione per la natura e per le proprie origini, ma saprebbero rileggere questi luoghi con mente aperta, moderna, trasformandoli in uno spazio per il turismo esperienziale, in grado di valorizzare le nostre tipicità ed eccellenze;

- un rimedio importante contro il dissesto idrogeologico, perché un campo coltivato accoglie e sopporta le precipitazioni atmosferiche molto di più e molto meglio di un terreno abbandonato, dove la terra brulla diventa dura come il cemento e non è più in grado di assorbire le acque meteoriche;

- un bel biglietto da visita per il turismo; abbiamo la fortuna di vivere in un luogo tra i più belli al mondo, dove i terrazzamenti declinanti creano un morbido tramite tra il mare e la collina. I turisti stranieri amano i nostri paesaggi proprio per questa unicità estetica, ma sta a noi riscoprirli e valorizzarli nel migliore dei modi;

- un’opportunità di livello internazionale per la Liguria tutta, perché in quei terreni incolti possono crescere prodotti d’eccellenza esportabili. Col cuore parto dalle “mie” violette di Villanova, conosciute e apprezzate fino agli Champs Elysées di Parigi, ma penso ai quattro d’Albenga (carciofo spinoso, asparago violetto, pomodoro cuore di bue, zucchina trombetta), alle olive di Arnasco, alla cipolla belendina di Andora, agli agrumi del Finalese, al chinotto di Savona, all’albicocca di Valleggia, a oli, vini e fiori di indiscussa qualità… E l’elenco potrebbe essere ancora lunghissimo. Prodotti che non devono essere deprezzati o svenduti, ma che devono trovare la loro giusta nicchia di eccellenza sul mercato mondiale”.

Ma Pietro Balestra ribadisce l’importanza di una cabina di regia che contribuisca dall’alto a questo progetto: “Noi piccoli Comuni dell’entroterra dobbiamo già lottare con i disagi della quotidianità e siamo in sofferenza persino a far fronte all’ordinaria amministrazione. Per questo serve che la Regione faccia da tramite con il Governo centrale di Roma e che sia una sinergia tra i ministeri dell’ambiente, dello sviluppo economico e del turismo a darci gli strumenti per riappropriarci dei nostri luoghi”.

A questo punto, l’analisi politica del sindaco villanovese si affianca a una considerazione di tipo storico: “Ho sempre detto che ‘piccolo è bello’, nel senso che i nostri piccoli comuni sono un esempio da seguire per qualità della vita e servizi offerti. Ma ‘piccolo è bello’ vale anche per la nostra economia, in gran parte fatta da microimprese agricole a conduzione familiare, tramandate di generazione in generazione grazie all’amore per la natura e una profonda conoscenza del nostro territorio. Lasciare che queste attività chiudano i battenti significa rinunciare a un capitolo fondamentale della nostra storia e del vissuto di tutti noi. Personalmente lo sento come un’offesa ai nostri antenati, che hanno dato la vita per valorizzare questi luoghi. Al contrario: auspico che la Regione e lo Stato si adoperino per stimolare questa microeconomia tipica ligure, in modo che di imprese come queste ne nascano sempre di nuove, gestite dai nostri giovani pieni di entusiasmo e voglia di fare”.


Alberto Sgarlato

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