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Eventi | 16 agosto 2020, 12:40

"Volevo nascondermi", film premiato con l'Orso d'Argento a Berlino 2020, è ad Albisola Superiore

Un appuntamento in prima visione sul grande schermo all'Arena Leone di Piazza San Pietro il 17 agosto alle 21.30

Elio Germano (foto sul set di Enrico De Luigi). In gallery: la suggestiva Arena Leone

Elio Germano (foto sul set di Enrico De Luigi). In gallery: la suggestiva Arena Leone

Un film, dopo una fase di scrittura sulla sceneggiatura, poi di set e infine di post- produzione deve poter incontrare il pubblico per il quale è stato realizzato, deve arrivare alla sala cinematografica ed essere condiviso. A Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, uscito nelle sale italiane subito dopo la vittoria dell’Orso d’argento per la migliore interpretazione maschile a Elio Germano alla Berlinale 2020, è stato negato perché l’emergenza sanitaria portò alla chiusura dei cinema. In questo Ferragosto gli viene data una nuova possibilità, per alcune zone d’Italia, la prima per incontrare gli spettatori e l’Arena Leone di Albisola superiore sarà una di queste sale italiane che lunedì 17 agosto alle 21.30 lo mostrerà in prima visione sul grande schermo cinematografico allestito in Piazza San Pietro.

La proiezione sarà preceduta dall’introduzione del critico Giovanna Barreca dell’Associazione culturale Kinoglaz che, a fine proiezione, dialogherà con il pubblico per condividerne la visione e le riflessioni sull’opera. Un film che finalmente consacra il grande talento di un uomo fragile e forte allo stesso tempo: Antonio Ligabue. Elio Germano a Berlino dedicò il prestigioso premio, non a caso: “A tutti gli storti, gli sbagliati, gli emarginati e i fuori casta del mondo. E ad Antonio Ligabue che ci ha insegnato che ciò che facciamo in vita resta”. Un Elio Germano che sa raccontare lo spirito dell’uomo prima ancora dell’artista grazie anche al lavoro giornalistico di preparazione del personaggio iniziato andando a cercare chi realmente conobbe profondamente l’artista.

Dopo Berlino il film ha molti altri premi, tra i quali il Globo d’oro 2020 per il miglior film e la migliore fotografia a Marco Cocco ed è stato nominato film della critica, vincendo ai Nastri d’argento 2020 come miglior film. Tutti questi riconoscimenti al film nel suo complesso e ai singoli professionisti sono dovuti al grande lavoro di squadra che il regista Giorgio Diritti ha saputo coordinare per portare in scena lo spirito del grande pittore e scultore che, solo dopo la morte, raggiunse fama mondiale. 

Antonio detto Toni era figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove aveva trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili. Per anni la sua casa fu una capanna sul fiume dove riuscì a non cedere mai alla solitudine, al freddo e alla fame. L’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati fu l’occasione per riavvicinarsi alla pittura, l’inizio di un riscatto in cui sentì che l’arte era l’unico tramite per costruire la sua identità, la vera possibilità di farsi riconoscere e amare dal mondo. “El Tudesc,” come lo chiamava la gente era un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato che diventò il pittore immaginifico che dipinse il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari rimanendo sulla sponda del Po. Sopraffatto da un regime che voleva “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, venne anche rinchiuso in manicomio. Più di tutti, Toni dipinse se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico fu il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento. La fama gli consentì di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso.

Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Diversità è la parola chiave per interpretare al meglio quest’opera, a tratti anche giocosa e non solo tormentata. Non a caso il regista Giorgio Diritti ha affermato: “Come per ogni uomo nella vita, è capitato anche a Toni di sentirsi inadeguato, sbagliato, sconfitto ed il primo istinto anche per lui in quei momenti è stato il desiderio di nascondersi, di uscire dal mondo”. La sua diversità sarà la sua condanna e la sua più grande fonte di forza creativa della quale oggi godiamo tutti grazie alle sue opere che sono rimaste a testimonianza del suo genio.

Diritti racconta il rapporto tra un diverso e il mondo ostile che lo guarda con diffidenza e il più delle volte ne ha paura e lo allontana in maniera violenta.

Elio Germano sa raccontare la profonda sofferenza non tanto fisica ma soprattutto interiore di un personaggio così tormentato e sensibile che scappa ogni volta che nelle campagne o persino al cinema vede l’uccisione di un animale, che a ogni rifiuto reagisce fuggendo e rifugiandosi nel suo mondo di colori e forme. Un uomo che per i più è solo il “matto del villaggio” e che invece ricercava solo comprensione e amore.

Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore” conclude il regista che con un’accurata regia colpisce nel profondo. Ottimo anche il lavoro di montaggio di Paolo Cottignola, da sempre montatore di Olmi, che ha dato ampio respiro al secondo personaggio del film, il mondo rurale della Pianura Padana.

Ligabue dipinse la vita come lotta continua, una continua tensione vitale che è nella bocca del suo leone in posizione d’attacco, come nella sua tigre nel centro di una radura. L’uomo ha paura degli uomini e delle donne e nei suoi autoritratti è come se cercasse il loro sguardo, come se volesse un contatto che nella vita reale gli viene negato. 

Il regista Giorgio Diritti ha affermato: “Nella sua immensa solitudine popolata da incubi, Ligabue percepiva energie invisibili e amplificava la realtà dei sensi dipingendo una giungla feroce, con tigri, leoni e gorilla. Nel farsi lui stesso animale, riconosceva energie superiori. Morte e vita pulsano nei suoi quadri” ed è su questi elementi che punta tutto il suo racconto filmico.

All’arena Leone nata da un accordo di partenariato tra il Comune di Albisola Superiore e l’associazione SAS che gestisce il Cinema Teatro Don Natale Leone lunedì 20 luglio alle ore 21.30, un critico dell’associazione culturale kinoglaz introdurrà il film Leone d’oro 2019, per gli spettatori presenti e rimarrà per discuterne a fine proiezione con chi vorrà condividere alcune osservazioni e riflessioni sul linguaggio filmico usato nell’opera. Inoltre verrà consegnata a tutti gli spettatori una scheda di approfondimento.

La proiezione in dcp da vera sala cinematografica è in via San Pietro 88, Albisola superiore (Sv) e il costo del biglietto è di 6 euro.

L’associazione Kinoglaz offre i suoi laboratori di alfabetizzazione all’immagine all’interno delle scuole, per bambini dai 5 ai 13 anni. Presso il cinema Leone ha ideato e promosso la rassegna di film in lingua originale con sottotitoli in italiano durante la stagione invernale.

Per conoscere l’intero programma dell’arena estiva è possibile consultare il sito del cinema: www.cinealbisola.com, il sito del Comune: www.albisolaturismo.it e/o le loro pagine social.

Comunicato stampa

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