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Eventi | 18 settembre 2020, 10:38

La pittrice Alessandra Carloni ad Albenga: "Una mostra che racchiude tutta la mia carriera, un regalo che faccio a me stessa"

Il sindaco Tomatis si sbilancia davanti al pubblico: "Vorrei un giorno un'opera murale di Alessandra Carloni ad impreziosire Albenga"

La pittrice Alessandra Carloni ad Albenga: "Una mostra che racchiude tutta la mia carriera, un regalo che faccio a me stessa"

Seconda volta nei comprensori del Ponente Savonese per Alessandra Carloni, pittrice romana che nel 2018 era stata già protagonista di una personale da Alessandro Scarpati e la sua Artender ad Alassio e che oggi torna nelle suggestive stanze dello storico Palazzo Oddo di Albenga.

Ad accogliere i visitatori c’è l’equilibrista e trampoliere steampunk del Circo Incerto, che con i suoi costumi e la sua fisicità conferisce bene la “terza dimensione” ai personaggi delle opere dipinte da Alessandra Carloni.

La critica ha ritrovato nelle opere di Alessandra Carloni la poetica surreale di Miyazaki, l’epica del viaggio di Salgari, le melanconiche solitudini di Hopper, ma qualsiasi paragone è stretto, perché le pennellate di questa giovane artista romana sono senza luogo e senza tempo, grazie a un continuo stemperarsi di suggestioni e contaminazioni differenti, così che Pinocchio potrebbe trasformarsi nell’androide di un Manga, le macchine volanti di Leonardo non sono più così lontane dagli sgangherati esperimenti meccanici delle periferie degradate narrate in Blade Runner, Mad Max, Fuga da New York, il cetaceo Moby Dick vola tra le onde in contesti che appaiono lontani dal nostro pianeta.

Carloni è persona di vasta cultura e ciò traspare non solo nelle sue opere, ma nel suo piacevolissimo eloquio: lei ci racconta del suo amore per Hieronymous Bosch, nato a metà del ‘400, ma anche degli innumerevoli spunti offerti dal mondo di internet e di colpo i piani temporali si abbattono e si cancellano.

Durante la cerimonia di inaugurazione racconta al pubblico (folto, ma ben distribuito e fatto entrare a fasce orarie scaglionate, per evitare ogni assembramento) quanto sia stato doloroso per lei, che in ogni singola opera trasmette un senso di evasione, dover rinunciare durante il lockdown al suo laboratorio di pittura e dover creare dentro una cameretta. La liberazione arriva con questa mostra albenganese, che l’artista descrive come “un regalo a me stessa”, in quanto racchiude circa un decennio di carriera.

Del resto, come sottolinea la curatrice Francesca Bogliolo, poche cose come un lockdown possono risultare traumatiche per una artista che ha fatto del viaggio, della fuga, dell’evasione, il perno della sua cifra stilistica.

A fare gli onori di casa, introducendo il dibattito di presentazione, è Roberto Pirino, presidente della Fondazione Oddi di Albenga, che con poche, brevi, ma davvero sentite parole manifesta il suo amore per lo stile pittorico di Alessandra Carloni e sottolinea come Albenga sia onorata di averla qui.

Sulla stessa linea del presidente, anche il sindaco Riccardo Tomatis, che pone l’accento sul suggestivo contrasto tra uno stile pittorico così moderno e le sale di uno dei palazzi più antichi di Albenga. Questa continuità diventa metafora, come sottolinea Tomatis, di “una cultura che da noi, pur compatibilmente con i limiti imposti dal virus, non si è mai fermata”.

Come dicevamo per Pirino, lo stile di Carloni fa davvero innamorare chiunque: a tal punto che il primo cittadino, nel suo discorso al pubblico, si sbilancia e afferma: “Da amante della street art vorrei che un giorno, prima o poi, Albenga potesse vantare sul suo territorio un’opera murale dipinta da Alessandra Carloni”.

Prima curatela congiunta per Francesca Bogliolo e Matteo Scavetta: entrambi già noti nel mondo culturale non più solo ligure, lei come curatrice di eventi e cataloghi e come stimato critico d’arte contemporanea, lui per l’impegno profuso a tutela del nostro patrimonio storico e architettonico con il FAI Giovani. A farli conoscere, quella inarrestabile promotrice di iniziative che è Germana Gallo, del FAI. Quando purtroppo il lockdown ha bloccato ogni evento sul territorio, Francesca Bogliolo e Matteo Scavetta hanno varato un progetto “tutto social” chiamato Un Quadro di Te. Poi per fortuna le porte dei luoghi della cultura si sono riaperti e questo nome nato quasi per passatempo si è trasformato in un gruppo affiatato, mosso da vera passione, che sta già dando tanto alla cultura del Ponente. Alla mostra di Palazzo Oddo ricordiamo che hanno collaborato Roberta Bani, Alice Salvatico e Ilaria Cannas.

Alberto Sgarlato

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