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Attualità | 23 settembre 2020, 10:13

Cinghiale abbattuto a fucilate ad Alassio, l'Enpa: "Se confermato si poteva gestire l'allontanamento in sicurezza"

Arrivano le perplessità della Protezione Animali

Cinghiale abbattuto a fucilate ad Alassio, l'Enpa: "Se confermato si poteva gestire l'allontanamento in sicurezza"

Viva perplessità della Protezione Animali savonese alla notizia, se vera, che ad Alassio un cinghiale solitario, arrivato in un parco cittadino in cerca di cibo, sia stato abbattuto a fucilate invece di gestirne l’allontanamento incruento ed in sicurezza.

"Per tenere lontano i cinghiali dagli abitati l’Enpa savonese propone da tempo una corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti da parte dei comuni, con la segregazione della spazzatura in cassonetti robusti ed isole ecologiche recintate, l’assegnazione gratuita a contadini, agricoltori e possessori di orti di recinzioni per difendere le colture ma con l’obbligo di corretta manutenzione e di tenere pulite le aree circostanti e, come nel caso in questione, ordinanze comunali alle locali squadre di cacciatori attraverso l’ambito territoriale di caccia locale, di organizzare, ad ogni incursione di cinghiali, battute di allontanamento con cani da cinghiale al guinzaglio; e diffusione di “buone pratiche” ai residenti delle periferie, affinché sappiano come comportarsi quando, soli o con il proprio cane, incontrano uno o più cinghiali" spiegano dalla Protezione Animali. 

"Occorre inoltre che ministeri e regioni affidino ad istituti scientifici incarichi di studio di sistemi ecologici di contenimento della fauna selvatica in presunto sovrannumero; ricerche in corso in diversi stati, con l’uso di vaccini specie-specifici sterilizzanti, stanno dando promettenti risultati e risolvendo le problematiche connesse; in Italia, a causa della palese sottomissione della politica agli appetiti dei cacciatori, non sono neppure stati presi in considerazione. Incomprensibile infine l’atteggiamento delle organizzazioni agricole a favore di più caccia per limitarne il numero; è ormai noto a tutti che sono i cacciatori i responsabili della proliferazione di questi animali a causa dei ripopolamenti da loro fatti dagli anni 80, proprio perché crescessero di numero e potessero essere cacciati - conclude l'Enpa - E’ infine dimostrato scientificamente che i metodi di caccia in uso contribuiscano a moltiplicare i branchi in gruppi più piccoli, con a capo di ognuno una femmina in grado di accoppiarsi e quindi con l’incremento esponenziale di nuove nascite". 

Comunicato stampa

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