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Economia | 10 luglio 2019, 16:48

Ecco perché potrebbe non essere il solito campionato

La Serie A sta prendendo le dimensioni di un campionato a due velocità, sono passati decenni da quanto una provinciale poteva sognare con le grandi

Ecco perché potrebbe non essere il solito campionato

La Serie A sta prendendo le dimensioni di un campionato a due velocità, sono passati decenni da quanto una provinciale poteva sognare con le grandi. Eppure anche la stagione appena conclusa ci ha fatto capire che non sempre la classifica finale rispecchia gli investimenti fatti durante il mercato e gli sforzi di giocatori e allenatori per stare dietro alla solita Juve schiacciasassi. Se il Napoli di De Laurentis ci aveva fatto sognare un ritorno dello scudetto all’ombra del Vesuvio, gli atalantini del Papu Gomez e di un certo San Gasperini da Grugliasco hanno inscenato una storia di Cenerentola degna dell’Oscar alla miglior regia.

Lo scorso campionato abbiamo assistito all’ennesimo dominio targato Juve, ci hanno provato la Lazio e l’Inter a stare aggrappate alla Vecchia Signora ma nulla è valso contro quel Cr7 che alla soglia dei 35 anni sembra averne la metà, per non parlare del resto dell’organico bianconero, praticamente due squadre a disposizione di Sarri e ora di Pirlo. Dunque problemi di formazione per tutte le altre come per esempio la Lazio, che è arrivata in fondo stravolta dopo un anno di cavalcata in testa alla classifica, l’Inter della magica coppia LuLa, al secolo Lukaku e Lautaro Martinez, 54 gol in due non sono bastati a fermare il nono trionfo bianconero consecutivo.

Scommettere sul decimo scudetto della Juventus

Probabilmente se dieci anni fa avessimo chiesto ai principali bookmakers di scommettere su un filotto così duraturo da parte della Juve, in pochi avrebbero garantito un risultato così rotondo, maggiori informazioni qui. Del resto nessuno avrebbe potuto sapere che la squadra ricostituita dallo scandalo del 2006 avrebbe dominato ben nove campionati di fila e che le altre grandi sarebbero state a guardare. Certo, ci sono stati dei passaggi di consegne all’interno della società, l’Inter di Moratti è diventata l’Inter dell’Indonesiano Tohir prima e del neanche trentenne cinese Steven Zhang poi, figlio di uno dei più grandi imprenditori di vendita al dettaglio, proprietari del colosso Suning; il Milan di Berlusconi diventa il Milan della Elliot Management Corporation, società americana di gestione investimenti, la Roma della famiglia Sensi, quella con Totti, Cassano e De Rossi per intenderci, diventa la squadra dell’ americano James Pallotta e poi dopo nove anni passa al magnate Dan Friedkin, insomma tutto cambia in casa delle principali squadre italiane.

Anche nella Juve, il giovane presidente Agnelli ha sicuramente ringiovanito l’ambiente, portando nuovamente lustro alla squadra dopo un periodo burrascoso che ormai rammentiamo come storia passata e che pochi ricordano, forse con una certa leggerezza, con il nome di Calciopoli.

Campioni di ieri, di oggi e di domani

Dunque gli anni passano e le vicissitudini calcistiche si susseguono, passano i campioni e alcuni sembra che non vogliano proprio passare mai, vedi i due signori del calcio a cui molti affettuosamente si riferiscono chiamandoli “Cristiano” o “Leo” come se il signor Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro e mister Lionel Andrés Messi Cuccittini fossero ormai due amici che incontri al bar. Del resto con loro abbiamo passato almeno dieci anni di emozioni e di vera e propria poesia calcistica. Sicuramente il futuro ce ne riserva tanti altri, magari ancora con loro come protagonisti.

Intanto seguiamo un ventunenne del PSG che con la sua Francia ha già alzato la coppa del mondo in quel di Mosca, ormai due anni fa. Speriamo che il figlio d’arte di un certo Enrico Chiesa continui a farci sognare con la viola e soprattutto con gli azzurri, ci chiediamo se un certo Nicolò da Massa sarà il nuovo pupone della capitale. Insomma, i giovani promettenti ci sono, sia nostrani che oltre confine, resta da vedere se le società sempre più intente a investire milioni per comprare campioni già affermati, piuttosto che coltivare il settore giovanile, si rendano conto che i Ronaldo e i Messi passano ogni cinquant’anni o più, mentre i giovani in gamba ci sono sempre e possono essere aiutati a crescere come grandi sportivi, basta non metterli troppo sotto pressione, onde evitare nuovi casi Neymar e Balotelli, in cui le aspettative della gioventù si scontrano con la difficile realtà dell’età adulta e del professionismo inteso anche come attività stressante e logorante.

La vittoria non è solo questione di organico

Probabilmente pochi spettatori si soffermano veramente a pensare cosa può avere in testa un diciottenne che esordisce in Champions, magari di fronte agli idoli ancora attaccati ai poster sulla porta della cameretta, forse solo chi ha giocato ad alti livelli può farsi un’idea di quanto il mondo del calcio sappia premiarti ma anche buttarti giù quando le cose non vanno per il verso giusto. Basta un infortunio, una squalifica o un paio di partite sbagliate che le quotazioni dei cartellini scendono e le altre squadre si fanno meno interessate. Ce ne sono moltissimi che nonostante risultati eccellenti si trovano svincolati da un giorno all’altro e in cerca di un lavoro come nel caso del campione del mondo 2006 Cristian Zaccardo che alcuni anni fa si era trovato a doversi proporre su LinkedIn. Dunque un calcio sempre più elitario, in cui non basta avere i piedi buoni ma devi anche saper sopportare la pressione mediatica e ovviamente al tempo stesso devi saper giocare al meglio delle tue possibilità, dando il 110% ad ogni occasione. In questo sicuramente la Juve è avvantaggiata, vuoi per l’organico che ogni allenatore vorrebbe a disposizione, vuoi per un certo numero di campioni stellari come Cr7 e Dybala, oltre allo svincolato di lusso Higuaín o forse per la fame di vittoria che mai si spegne in una squadra capace di puntare anche quest’anno al campionato pur sapendo che agli occhi del mondo quello che davvero manca in casa bianconera, da troppo tempo, è la coppa dalle grandi orecchie, alzata per l’ultima volta nel 1996 quando, per intenderci, Federico Chiesa non era ancora nato e la competizione si chiamava Coppa dei Campioni.

Richy Garino

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