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Attualità | 27 settembre 2020, 10:28

La Fiaba della Domenica: "Sempre l'ultimo"

Nelle vicende di Scoiattopoli e Rosicchiopoli, una metafora sui ritmi e le "velocità" della vita

La Fiaba della Domenica: "Sempre l'ultimo"

Gli scoiattoli, si sa, sono animaletti molto agili, veloci e capaci di arrampicarsi sugli alberi in un battibaleno.

Gli scoiattoli, si sa, sono anche animali molto furbi e intelligenti, capaci di correre e saltare con una noce tra le zampette anteriori, di sgusciarla e di gustarla con grande piacere, capaci di capire da un sottile alito di vento se pioverà, nevicherà o verrà l’uomo a cercare i funghi.

Inoltre gli scoiattoli sono animaletti indubbiamente simpatici e un po’ vanesi: amano sfoggiare le loro livree grigie , ambrate, fulve o color avorio, a secondo della stagioni e degli umori.

Ma gli scoiattoli hanno anche una strana abitudine che si tramandano di padre in figlio: vogliono sempre, estate e inverno, ma proprio sempre e in tutte le situazioni della vita, essere i primi, primeggiare.

A scuola la prima frase che gli scoiattolini imparano a scrivere in prima elementare è “prima è tutto, secondo è nulla”, mentre, in genere, i bambini imparano “oggi è il primo giorno di scuola”.

Una variante per gli scoiattolini è “se arrivi primo sei forte da secondo in poi solo morte”, mentre una variante per i bambini è “il mio compagno di banco puzza!”.

Gli scoiattoli papà sono molto orgogliosi dei loro scoiattolini, ma solo quando arrivano primi: nei risultati scolastici, nel consumare la cena, nello sgusciare le noci, non parliamo poi nelle competizioni sportive!

Se gli scoiattoli non fossero bestiole armate solo di una lunga coda, ma possedessero zanne o becchi o unghioni, sicuramente oggi lo scoiattolo si potrebbe ammirare solo nei musei di scienze naturali perché la specie si sarebbe già estinta da tempo per naturale violenza.

Non vi è nulla di più esilarante di una partita di calcio tra due squadre di scoiattolini: è lotta dura, impavida, con colpi proibiti di tutti i tipi, bisogna vincere, vincere, vincere e arrivare primi, altrimenti sarà il disonore!

Ogni partita finisce invariabilmente in rissa tra i piccoli giocatori e, subito dopo, tra i papà e le mamme delle squadre avversarie che tornano immancabilmente a casa con morsi, zampate e codate ben visibili in ogni parte del corpo.

Tra gli scoiattoli è impensabile fare la coda all’ufficio postale, in banca o al supermercato: ci si spintona e si sgomita regolarmente, spesso si calpestano i più piccoli e i più anziani (per fortuna che gli scoiattoli sono animali leggeri!), ma l’importante è arrivare primi.

La vera fortuna degli scoiattoli è che non hanno ancora imparato a guidare, altrimenti ogni giorno sarebbe una tragedia: si assisterebbe a un sorpasso continuo!

Immaginiamoci poi come farebbero per entrare in un casello autostradale: si schiaccerebbero come sottilette l’un l’altro!

Orbene, questa è l’abitudine degli scoiattoli di tutta la Terra, ma a Rosicchiopoli, piccola città non molto distante da Scoiattopoli, questa abitudine era veramente all’eccesso.

Avevano addirittura istituito il premio giornaliero per chi si alzava per primo dal letto al mattino e, ovviamente, il risultato fu che nessuno dormiva più!

Avevano istituito il premio per chi arrivava primo nel consumare i pasti e il risultato fu che l’ospedale si riempì di scoiattoli soffocati dai bocconi di cibo e di scoiattoli che vomitavano in continuazione.

Il sindaco Dentone aveva anche istituito il premio per il primo cittadino che compisse un atto di generosità – povero sindaco Dentone, non ne poteva più del clima altamente ansiogeno della sua città, che diamine, voleva essere il primo a rendere più buoni gli scoiattoli, meno egoisti, e anche il primo a fare un gesto di generosità e di bontà! – ma il risultato fu che tutti finirono in rissa, quando contemporaneamente offrirono, per primi, una noce al vicino di casa!

Fiorivano a Rosicchiopoli i concorsi: pianistici, orchestrali, di bellezza, di torte, gastronomici, del pelo più lustro, dei baffi più lunghi, della casetta più fiorita e chi più ne ha più ne metta.

Ovviamente ogni concorso era caricato di un tal agone, di una tale eccitazione da far venire il cardiopalma a chi non fosse scoiattolo.

E ognuno dava il meglio di sé in ogni concorso: bisognava essere primi nell’essere primi! Chi arrivava primo in uno o meglio in più concorsi era ritenuto un eroe, di lui si parlava per mesi in tivù, sui giornali, nei negozi e tutti gareggiavano per essere primi a conoscerlo, a intervistarlo, a invitarlo, a sposarlo.

In questa situazione un po’ paradossale e molto esasperata, a Rosicchiopoli, gli scoiattoli più forti, più abili, più veloci, avevano vita facile, e riuscivano ad avere agevolmente tutto ciò che desideravano, mentre quelli così così nelle abilità fisiche e intellettuali si rodevano dall’invidia e si allenavano costantemente per migliorarsi.

Ma c’era uno scoiattolino… di nome Bricchetto che proprio aveva la morte nel cuore. Non solo non primeggiava in nulla, non aveva doti o propensioni spiccate proprio in nulla, non era primo neppure tra i fratelli (infatti era il terzo!) ma soprattutto non poteva neppure allenarsi in nulla, non aveva speranza né ora né mai di vincere qualcosa, fosse anche una partita a biglie o a carte.

Bricchetto infatti era malato.

La malattia, diagnosticatagli a pochi anni dalla sua nascita, lo rendeva infatti debole, gracile, incostante e disattento nello studio, svogliato e depresso.

Soprattutto, in un clima competitivo e ansiogeno come quello di Rosicchiopoli lo rendeva alla mercé del ludibrio degli altri scoiattolini: Bricchetto era il reietto, quello senza speranza, non solo mai primo in nulla, ma neanche secondo, sempre e comunque eterno ultimo.

Bricchetto era l’ultimo a entrare e a uscire da scuola, l’ultimo a vestirsi, l’ultimo a tirar fuori libri e quaderni, l’ultimo nella mente dei maestri e dei compagni e, ahimè, l’ultimo anche nella mente del suo papà e dei suoi fratelli.

Bricchetto era nato gracile, una delusione per il papà che si aspettava un altro figlio da far primeggiare a zampa di ferro, specialità di cui lui era stato campione e nella quale i fratelli di Bricchetto primeggiavano, era cresciuto gracile e inappetente, facile al pianto e alla tosse, solitario e affaticabile, fino a quando il primo dottore della città, il dottor Cappone, aveva diagnosticato la malattia allo scoiattolino.

Da allora per lui e per la sua mamma era iniziato un calvario: punture tutti i giorni, pasti rigorosamente pesati e controllati, controlli del sangue costanti, visite continue in ospedale.

Il papà e i fratelli, campioni di zampa di ferro, non potevano accettare uno come lui, l’antitesi di tutto quello che ritenevano utile e positivo in uno scoiattolo e, a poco a poco, lo avevano lasciato al suo destino, quasi non parlandogli più.

Meno male che c’era la mamma, sempre buona, comprensiva, attenta a ogni sua esigenza, pronta a contrastare i soprusi e la disconferma del padre e dei fratelli, sempre pronta a prendere la sua parte e a proteggerlo da tutti e da tutto.

Ma tutti lo chiamavano “femminuccia”, era soprannominato “Bricchetto magretto”; questo soprannome gli rimbombava nelle orecchie, notte e giorno, non gli lasciava un attimo di tregua.

A scuola, al circolo parrocchiale nelle cui attività era sempre ultimo, ero lo zimbello di tutti: gli scoiattolini lo tormentavano deridendolo e anche picchiandolo ben sapendo che lui non poteva difendersi, le scoiattoline, peggio ancora, lo colpivano nella sua mascolinità chiamandolo “magretto, inetto, rospetto” e così via con tutti gli epiteti peggiori che fanno rima con Bricchetto.

Nessuno gli era amico, nessuno si curava dei suoi sentimenti e delle sue emozioni, lui era sempre solo con le sue siringhe quotidiane, l’ultimo tra gli ultimi.

Tra l’altro, lui era segretamente innamorato di Codarosa, una scoiattolina della sua classe, molto graziosa e un minimo più comprensiva, ma che, per paura di non essere accettata dal gruppo, partecipava, anche se a malincuore, alla tortura quotidiana di Bricchetto.

E così, come già detto, Bricchetto aveva la morte nel cuore: a volte pensava che forse sarebbe stato meglio non farsi più le punture quotidiane e lasciarsi andare, con la mente sempre più intorpidita, in un mondo fantastico ove lui era il primo a zampa di ferro e nel quale tutti lo rispettavano e lo temevano, o forse, meglio ancora, in un mondo dove tutti si rispettavano per come erano fatti, forti o deboli, belli o brutti, un mondo dove nessuno voleva primeggiare… ; tra l’altro, un giorno, passando con la mamma davanti a uno strano edificio degli uomini, che aveva sentito chiamare “chiesa”, aveva sentito un uomo anziano, stranamente vestito di bianco e di verde, che diceva a molti altri uomini che lo ascoltavano attentamente “Beati gli ultimi…!”

Accidenti, perché non era nato uomo? Sarebbe stato beato! E invece, nascendo scoiattolo, era dannato, giorno dopo giorno!

Ma poi reagiva e si pungeva con l’ago della siringa e, iniettandosi la medicina, tornava alla dura realtà.

Ma un giorno prese fuoco la scuola.

Chissà come chissà perché, la scuola di Rosicchiopoli prese fuoco: ovviamente era di legno e in un attimo fu avvolta dalle fiamme.

Pur essendo dotata la scuola di un piano di evacuazione, pur avendo effettuato gli alunni le prove di evacuazione, la realtà è sempre un’altra cosa.

Fu terrore puro! Tutti scappavano, cercando di essere i primi a mettersi in salvo!

Tutti urlavano, tutti correvano in preda al panico.

Il legno delle travi e delle assi della scuola scricchiolava e scoppiettava sotto le bordate delle fiamme e presto l’intero edificio sarebbe crollato su se stesso come un castello di carte.

La maggior parte degli alunni si mise in salvo con facilità, così come i docenti, gli altri furono salvati dai pompieri prontamente accorsi.

Solo la classe di Bricchetto ebbe più difficoltà: infatti era ubicata nella mansarda della scuola e i pompieri faticarono non poco con le scale a trarre in salvo tutti gli scoiattolini della classe.

C’erano tutti, meno l’ultimo, Bricchetto!

Questi faticosamente, mezzo soffocato dal fumo, riuscì a malapena a scendere la scala dei pompieri appena in tempo.

Ce l’aveva fatta!

Giunto a terra, ultimo, tramite la scala dei pompieri, a Bricchetto ci volle un attimo per accorgersi, con folle terrore, che questa volta non era stato l’ultimo!

Mancava Codarosa!

E lui l’aveva vista recarsi alla toilette subito prima che divampasse l’incendio!

Subito Bricchetto informò la maestra e, insieme, corsero dal comandante dei pompieri per avvisarlo che una alunna era ancora dentro la scuola in fiamme!

Questi, allargando le braccia e con il magone, disse che non poteva più rischiare la vita dei suoi uomini: l’incendio era ormai al massimo ed era impossibile tornare dentro, in mansarda, per salvare Codarosa!

A Bricchetto, all’improvviso, passò davanti agli occhi, come in un film, tutta la sua vita da reietto e questo film fu, subito dopo, sostituito dall’immagine dei dolci occhi di Codarosa che, pieni di terrore, vedevano il fuoco avviluppare nella sue spire mortali il corpo della scoiattolina.

Non ebbe esitazioni: si avvolse in un mantello ignifugo dei pompieri e salì di corsa la scala ancora appoggiata alle pareti in fiamme!

Tutti restarono senza fiato e senza parole!

Codarosa, il suo amore segreto, stava morendo bruciata: lui non poteva permetterlo!

Una vita schifosa come la sua poteva essere tranquillamente scambiata con quella radiosa di Codarosa!

Nessuno capì mai dove Bricchetto trovò il coraggio e la forza, lui meno che mai.

Fatto sta che di lì a poco uno spettacolo da sogno si presentò agli occhi di tutti: tra le fiamme e le travi cadenti emersero due scoiattolini abbracciati, avvolti in un mantello da pompiere!

Le due figurette traballanti cominciarono a scendere dalla scala dei pompieri ormai arroventata anch’essa.

Subito due pompieri si lanciarono su per la scala incontro ai due scoiattolini e, in breve, tutti furono a terra tra applausi scoscianti e incessanti.

Bricchetto e Codarosa furono portati subito in ospedale: la scoiattolina aveva ustioni serie, ma nulla di grave, Bricchetto, oltre alle ustioni, una crisi grave dovuta alla sua malattia.

Ma se la cavò: lui, l’inetto, il magretto, il malato, l’ultimo aveva compiuto un gesto eroico e quasi impossibile.

Aveva salvato una vita, ma aveva raggiunto un altro risultato: da quel giorno a Rosicchiopoli nessuno volle più primeggiare, tutti presero a rispettarsi per quello che erano e per quello che potevano fare, la vita in città cambiò e divenne tranquilla e serena.

E Bricchetto? Divenuto grande, sposò Codarosa che ancora adesso lo cura amorevolmente per la sua malattia, mentre le ” bruciature” gliele ha curate da tempo….

Tratto da: "Le fiabe per... affrontare i distacchi della vita (un aiuto per grandi e piccini", di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, collana "Le Comete", Franco Angeli Editore. Con il patrocinio dell'Unicef. 

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

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In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

 

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 

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