Da martedì è in vigore è il nuovo Dpcm del Governo con nuove restrizioni legate alla chiusura alle 24.00 dei locali e l’obbligo dopo le 21.00 di consumare soltanto da seduti, dopo le 21 e gli operatori commerciali sono già sul piede di guerra e preoccupati per il futuro delle loro attività.
“Le misure contenute nel nuovo Dpcm approvato dal Consiglio dei ministri rappresentano un colpo mortale per un settore già in gravissima crisi che vede il rischio chiusura per 50.000 imprese e la perdita del lavoro per 350.000 lavoratori. Questo, numeri alla mano, il risultato se si proseguirà sulla strada delle chiusure anticipate, invece di incrementare i controlli per punire chi non rispetta le regole. Bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di banqueting e catering, imprese dell’intrattenimento sono state le realtà più colpite dalla crisi economica determinata dal Covid - spiega il presidente di Fipe Confcommercio Savona Pasquale Tripodoro - Ma sono state anche quelle meno supportate. Senza aiuti significativi e concreti, siamo destinati chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana”.
“Tra i nostri imprenditori – prosegue il presidente – c’è ancora chi deve pagare i debiti accumulati durante il lockdown di marzo e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. È impensabile che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività, mentre nessuno sta muovendo un dito per ridurre le spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti. Dagli affitti, al fisco. Se prima non si interviene in maniera decisa su queste due voci, non è possibile accettare nuove limitazioni al nostro lavoro” continua Tripodoro.
"Non so come andrà a finire, non so quante attività andranno a chiudere, questa nuova limitazione non ci voleva, siamo sempre noi a rimetterci, il pubblico esercizio ci rimette sempre" conclude il presidente Fipe Confcommercio Savona.
"Sicuramente è un ulteriore colpo di grazia. Continuano solo con le restrizioni, che per carità non mettiamo voce su questo, però ci vuole tutela per il tessuto commerciale. Stringere senza però aiutare in qualche modo non può andare bene. I pubblici esercizi hanno un crollo di quello che è un fatturato già limitato, dal lockdown ad esempio in pausa pranzo non c'è più gente. Attualmente chi ne sta più risentendo e la ristorazione ma a giro ne patiremo tutti" dice la presidente di Ascom Confcommercio Savona Laura Chiara Filippi.
Lorenza Giudice (Confcommercio Albenga), ha analizzato con amarezza le recenti restrizioni: “I pubblici esercizi sono sicuramente una categoria che ha subito molto, che ha avuto meno strumenti a disposizione per fronteggiare i danni economici del lockdown e ora il settore del turismo, dall’entroterra al mare, rischia un altro colpo. Arriviamo da cinque anni di grandissima crisi che, sia chiaro, non è certo solo ligure ma internazionale e generalizzata. E non solo: tantissimi problemi legati alla viabilità, alle infrastrutture, alle allerte meteo e a situazioni di gravissima urgenza. Pur avendo avuto una stagione tardiva a causa del lockdown, avevamo appena tirato un sospiro di sollievo grazie a un buon segnale a livello di frequentazioni estive, un breve momento di ottimismo, ma ora arriva questa che è una ginocchiata nello stomaco”.
Un danno economico non da poco per una Albenga che, da qualche anno, è diventata sempre più bella e più viva, grazie a imprenditori che sono tornati a investire nel suo centro storico.
Un “coprifuoco” anticipato, graverà anche sull’ordine pubblico? Risponde Lorenza Giudice: “Già a marzo avevo chiesto al nostro sindaco un progetto per il mese di ottobre, non avevamo la schiera di cristallo e non si poteva pensare un piano B ad ottobre per ottobre. Spero di incontrarlo a breve per capire se qualcosa è stato pensato per tempo. Fermo restando tutte le precauzioni, salute è fondamentale, avevamo lavorato duro in estate per recuperare negli spazi esterni i distanziamenti in interni, ora le nostre ‘bomboniere’ (come amo definire io i nostri piccoli locali tipici) come affronteranno questo parziale mini lockdown? Non si possono allestire dehors ma solo spazi aperti con ombrelloni e pedane, dentro non possiamo rientrare, si crea una palese difficoltà logistica. La mia richiesta all’amministrazione è: pensiamo anche alla sicurezza economica, pariteticamente alla sicurezza per la salute. Si chiude prima, si riducono gli orari, si riducono gli spazi, non si possono generare code quindi assembramenti… Le domande sono troppe e non possiamo pensare di risolverle tutte le volte lavorando oggi per l’oggi. Nella vita si deve progettare, è sempre stato così ma oggi più che mai. Lo avevo detto per tempo prima che ciò accadesse, alla nostra amministrazione. Senza le norme dell’amministrazione il privato che cosa può inventarsi? Serve una concertazione condivisa. Noi spieghiamo le necessità, chi governa ci dia gli strumenti. E purtroppo i pubblici esercizi sono stati seguiti poco a livello di governo. Di fronte a chiusure coercitive per tutelare la salute generale, siano offerti strumenti alternativi da tutti i governi: comunali, regionali, nazionale”.
Infine, un pensiero alle festività natalizie: “Confido che i turisti che sanno saputo intravvedere nella nostra Liguria volontà, organizzazione, professionalità, sicurezza in estate tornino da noi. Ma dobbiamo cooperare tutti: è un virus che si modifica, che si evolve, dobbiamo continuare a evolverci anche noi. Possiamo essere in grado, per Natale, di ospitare i nostri turisti in sicurezza. Oggi chi viaggia lo fa sapendo di trovare un giusto servizio da questo punto di vista. Noi viviamo di questo: viviamo di terziario, commercio, turismo, territorio. Non abbiamo più un comparto industriale, chi negli anni ha investito nel terziario deve essere tutelato per salvare l’economia di un’intera regione”.