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Al direttore | 17 ottobre 2020, 14:40

L’odissea Covid di una famiglia valbormidese: "Ci sentiamo abbandonati e derisi"

Riceviamo e pubblichiamo una segnalazione inviata alla nostra redazione

L’odissea Covid di una famiglia valbormidese: "Ci sentiamo abbandonati e derisi"

"Sono una ragazza della Val Bormida e insieme a mio marito e mio figlio stiamo affrontando una situazione pressoché incresciosa legata al Covid". La segnalazione è arrivata questa mattina alla nostra redazione.

"Venerdì 9 ottobre nostro figlio, di poco più di un anno, ha accusato malessere e febbre. Il giorno dopo anche mio marito. Con febbre, dolori articolari e alla testa. Domenica anch'io con febbre e tosse. Ovviamente abbiamo prontamente avvisato il nostro medico curante che ci ha subito posti in isolamento precauzionale. Prescrivendoci le terapie in base ai sintomi. Richiedendo il tampone per me e mio marito".

"Il pomeriggio del 13 ottobre sono stata contattata dall'Asl 2 che mi ha indicato di recarmi personalmente a Savona per effettuare il tampone in piazzale Amburgo. Io ho subito ribattuto che essendo sintomatica, in isolamento e con febbre alta (oltre i 38) non me la sentivo di recarmi fino nel capoluogo di Provincia. Avrei dovuto percorrere oltre 1 ora tra andare e tornare, e ovviamente nessuno avrebbe potuto accompagnarmi essendo sospetto Covid sintomatica, Inoltre, per il tampone di mio marito non si sapeva nulla. Mi hanno riferito che avrebbero controllato e fatto sapere".

"Il giorno dopo, mercoledì 14 ottobre, ho ricevuto una chiamata sempre dall'Asl 2 ove mi hanno preannunciato che in mattinata sarebbero venuti presso il nostro domicilio per effettuare il tampone a mio marito. Ma non sapevano nulla di me. Cosi in maniera gentile, ho chiesto se potevano effettuarlo anche a me, visto che stavamo male e per entrambi era stato chiesto dal nostro medico il tampone domiciliare" prosegue.

"Fortunatamente intorno a mezzogiorno per 14 ottobre ci hanno fatto il tampone a domicilio ad entrambi. Premetto che sia io, sia mio marito, nonostante le terapie, avevamo febbre superiore ai 37,5, insieme ad altri sintomi e malesseri".

"In occasione del tampone ci hanno riferito che il referto sarebbe stato comunicato entro 36/48 ore. Da allora il referto è ancora sconosciuto. Nonostante le chiamate all'ufficio Covid dell'Asl 2 e le verifiche del nostro medico curante via pc".

"Ieri l'ufficio Covid ci ha indicato di chiamare stamane per avere il referto. Noi abbiamo seguito le direttive, senza ricevere però nessuna risposta. Fortunatamente il nostro bambino è l'unico a stare obbiettivamente meglio. Io e mio marito abbiamo ancora la febbre, sebbene non superiore ai 38,5, e altri sintomi correlati".

"Ci sentiamo derisi e abbandonati a noi stessi, lasciati in balia di non si sa bene quale malanno o virus" conclude.

lettera firmata

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