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Cronaca | 28 ottobre 2020, 12:31

Savona, arrestato dalla Polizia un 23enne nigeriano nell'ambito dell'operazione "Viking"

La misura di custodia cautelare emessa dall'Autorità Giudiziaria di Torino nell'ambito di un indagine riguardante spaccio, rapine, violenza e sfruttamento della prostituzione

Savona, arrestato dalla Polizia un 23enne nigeriano nell'ambito dell'operazione "Viking"

Questa notte, a Savona, i poliziotti della Squadra Mobile, hanno tratto in arresto un ventitreenne di origine nigeriana, in esecuzione ad una misura di custodia cautelare in carcere emessa dall’Autorità Giudiziaria di Torino.

Il provvedimento è scaturito da una complessa indagine condotta dalle Squadre Mobili di Torino e Ferrara, nell’ambito dell’operazione “Viking”.

L’arrestato, dopo le incombenze di rito è stato condotto in carcere a disposizione della Magistratura.

Nell'operazione sono stati coinvolti, che ha visto all'alba di questa mattina il blitz da parte della Polizia in diverse città di tutta Italia su ordinanza dei tribunali di Torino e Bologna ha portato ad una settantina di arresti riguardanti componenti della cosiddetta "mafia nigeriana".

Si tratta dei componenti di un vasto gruppo di cittadini nigeriani appartenenti al sodalizio criminale denominato “Viking” o “Norsemen Kclub International”. L'azione ha permesso agli inquirenti di colpire nel cuore i vertici del livello nazionale dell’organigramma, direttamente responsabili delle nuove affiliazioni, della gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze cittadine e dell’attività di sfruttamento della prostituzione.

I reati contestati sono associazione per delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio e associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapina, estorsione e lesioni gravissime.

L’organizzazione presentava tutti i caratteri di un’associazione di tipo mafioso, poiché connotata, anzitutto, da una precisa struttura gerarchica con ruoli e cariche ufficiali, a cui corrispondevano compiti ben precisi.Ogni realtà locale (che a Torino prende il nome di “Valhalla Marine”) presentava al vertice un capo operativo (“Executional”), che comandava il territorio di competenza coadiuvato da un organo collegiale (“Exco”) costituito da consiglieri. La struttura prevedeva anche una serie di cariche cui erano assegnati specifici incarichi organizzativi (“Escape”, il responsabile del rispetto delle regole interne; “Dockman”, il tesoriere; “Pilot”, l’organizzatore delle riunioni) o operativi (“Arkman”, il vice capo operativo; “Strike chief”, il responsabile delle attività di spaccio). I capi operativi scaduti dal loro mandato costituivano una sorta di membri onorari e si ponevano in una posizione di primissimo piano nell’articolazione delle scelte criminali della consorteria.

Sulla piazza torinese, dalla quale è scaturito l'arresto eseguito a Savona, il cult “Valhalla Marine” controllava e gestiva il commercio su strada di sostanze stupefacenti in alcune aree individuate – in particolare nella zona del Lungo Dora Savona, tra via Bologna ed il ponte Mosca – nonché, sempre nella stessa zona, lo sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane.

Una delle peculiarità dell’articolazione torinese dell’associazione era rappresentata dal ruolo delle donne, le quali venivano affiliate mediante rapporti sessuali di gruppo e assumevano l’appellativo di “Queen” o “Belle”. Costrette a pagare somme di denaro in cambio di una inesistente protezione, le “Belle” venivano sfruttate sessualmente, trasformandosi di fatto in vittime del gruppo. Tra loro si evidenziava la figura di Aisha Osayande detta “One Queen”, unica delle donne ad assumere sostanzialmente la veste di associata (ed infatti raggiunta dall’imputazione dell’art. 416 bis c.p.), con l’incarico di controllare le sue connazionali sfruttate. A riprova della grave condizione cui erano sottoposte, la totalità di costoro si vedeva costretta a trasferirsi all’estero, per sottrarsi a tale stato.

Momento associativo fondamentale erano le riunioni periodiche che si svolgevano a cadenza settimanale all’interno di locali abitualmente frequentati dai sodali, in occasione delle quali venivano definite le linee da seguire nello svolgimento della vita associativa ed effettuati i pagamenti di quote destinate alla cassa comune o ad affrontare le spese legali degli affiliati arrestati. Secondo quanto emerso, l’ “Executional”, nella sua veste di titolare del potere punitivo nei confronti degli affiliati, deteneva una peculiare arma da taglio (una sorta di machete) denominata “Manga” o “Maga”.

 

Redazione

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