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Attualità | 30 novembre 2020, 18:00

Cengio, pareri discordanti sul progetto biodigestore nel sito ex Acna

Giacchino (ex sindaco Camerana): "No ad impianti di produzione. Siamo già rimasti bruciati una volta"; Dotta (primo cittadino Cengio): "Impianto da valutare con attenzione e senza preconcetti"

Cengio, pareri discordanti sul progetto biodigestore nel sito ex Acna

Aree ex Acna di Cengio. L'ipotesi presentata nel giugno 2019 da Eni in merito alla realizzazione di un biodigestore non piace al di là del confine regionale, nella zona del cuneese. 

Sull'argomento è intervenuto nuovamente Pier Giorgio Giacchino, ex sindaco di Camerana, nonché presidente dell'associazione Ala (ex lavoratori Acna): "L'installazione di un biodigestore comporterebbe il portare sul sito migliaia di tonnellate di rifiuti. Questa sarebbe la ricompensa dopo oltre 100 anni di inquinamento e malattie? Tale area deve essere sviluppata in altro modo. Come già detto in precedenza, noi piemontesi possiamo accettare una destinazione ad attività di servizi. No ad impianti di produzione che non possono raccogliere la nostra approvazione. Siamo già rimasti bruciati una volta". 

"L'area ex Acna è un sito di interesse nazionale. Tenuto conto che si trova ai limiti della Provincia di Savona e immediatamente sulla testa di noi piemontesi, dovrebbe avere una gestione compartecipata e paritetica tra Liguria e Piemonte - aggiunge - Non deve essere gestita unilateralmente da un privato. Abbiamo il diritto di sapere cosa avviene all'interno del sito". 

Nel febbraio 2019 sempre lo stesso Giacchino aveva redatto una relazione, definendo la bonifica: "Un colossale fallimento, pieno di incognite e costi che Syndial/ENI dovrà sostenere e presidiare in eterno. A vent'anni dalla chiusura dello stabilimento, nulla è stato bonificato. Nella zona A1 c'è una montagna tossica li accumulata. Non lo è nemmeno la zona A2, bonificata con 'misure di sicurezza'. Sull'area, già certificata idonea, ben difficilmente potranno essere fondate nuove strutture produttive proprio per le 'misure di sicurezza' che consistono nel mantenere la falda acquifera alla profondità minima di 1,20 rispetto al suolo con l’aspirazione di 128 pompe immerse in altrettanti pozzetti. Tale misura compromette di per sé qualsiasi esigenza costruttiva (fondazioni, cavidotti, fognature) in quanto interferente con un sedime che diventa rifiuto a tutti gli effetti, con relativi costi di smaltimento".

Stando a quanto riportato sempre dalla relazione di Giacchino, anche all'esterno del perimetro nulla sarebbe bonificato"Non lo è la zona A3, l’area golenale del Bormida esterna al muro, dove vennero accumulate le 'collinette degli ossidi di riduzione esausti' provenienti dalle lavorazioni del meta-amminofenolo e Anilina, poi rimosse e spostate in A1. Idem per l'area 'Merlo', tre ettari di sito di interesse pubblico venduti ad un privato con un atto che, a rigore, dovrebbe essere annullato su azione del ministero dell'Ambiente, per riportarlo anche formalmente sotto la responsabilità di chi lo ha compromesso negandone l’evidenza". 

Di parere opposto il sindaco di Cengio Francesco Dotta: "Oramai sono circa trent'anni che si parla di Acna. Nessuno però si è mai interessato realmente alla vicenda o fatto qualcosa. ENI ha proposto questo impianto. Personalmente sono favorevole e penso che il tutto debba essere valutato con attenzione e senza preconcetti". 

"Mi rendo conto che tale insediamento non potrà essere risolutivo per il futuro economico del nostro territorio, ma ritengo possa essere un punto di partenza per la reindustrializzazione delle aree - prosegue il primo cittadino - Stiamo parlando di un investimento da 50 milioni di euro. La ricaduta occupazionale sarebbe buona con 35-40 persone impiegate. Il tutto senza nessuna ripercussione dal punto di vista ambientale e possibili ritocchi alla tariffa dei rifiuti. Inoltre, ENI sarebbe incentivata (vista la spesa, ndr) a rimanere all'interno del sito, come organo di vigilanza". 

"Questo progetto (sarà presentato in Regione, ndr) non riguarda soltanto Cengio. Essendo alimentato con la frazione organica, potrebbe interessare entrambi i territori, Liguria e Piemonte" conclude il sindaco Dotta. 

Graziano De Valle

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