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Dalla parte dei bambini | 08 febbraio 2021, 12:05

Se lo smartwatch per i bambini vi sembra il progresso

Non si tratta di schierarsi pro o contro la tecnologia. Il mercato mondiale sta monetizzando sugli articoli tecnologici per bambini e la società sembra paralizzata e impossibilitata a reagire. Siamo sicuri che gli smartwatch siano utili alla crescita e allo sviluppo dei bambini?

Se lo smartwatch per i bambini vi sembra il progresso

Le pubblicità si sprecano. Sarà che sono padre di due bimbe di 5 e 3 anni ma sui social e sul web l’algoritmo di Google mi bombarda di annunci sugli smartwatch per i bambini. Leggo le funzionalità, cerco di capirne il funzionamento, l’utilità, il senso. Vediamo le tre caratteristiche fondamentali: 

C’è l’SOS per avvisare la mamma

Noi esseri umani sin dalla nascita piangiamo, urliamo, ci lamentiamo. E’ il nostro modo per manifestarci, esprimere un bisogno, sin da neonati rappresenta la nostra prima funzione comunicativa ed espressiva. Biologicamente nasciamo con le corde vocali per urlare e chiamare la mamma o il papà se ne abbiamo bisogno e i nostri genitori dovrebbero essere sempre al nostro fianco (o nel nostro campo visivo, anche ai giardini). Ci si chiede quindi a che cosa serva un pulsante attaccato a un polso se non a educare alla dipendenza e al controllo da parte di persone o strumenti altri (al pari di un guinzaglio). L’obiettivo primario nella crescita di un bambino è lo sviluppo progressivo di autonomia individuale, non la dipendenza totale dal controllo dei genitori.

Ci sono programmi di messaggistica istantanea per i messaggi vocali

Sulle pubblicità appare la scritta “dai 3 ai 12 anni”. In questa fascia di età, cruciale per lo sviluppo delle capacità socio-relazionali, cognitive ed emotive, i bambini devono poter confrontarsi con la realtà, con la bellezza e la difficoltà delle relazioni interpersonali e del dialogo diretto con i coetanei e gli adulti. Legare la comunicazione di un bambino alla messaggistica istantanea e alla vocalità significa “scollarlo” dal mondo reale e relegarlo in una cultura orale (a cosa servirà, un domani, imparare a scrivere e leggere?). La crescita e lo sviluppo dell’essere umano sono fatti di sfide e ostacoli da superare per costruirsi come persona e soggetto indipendente, se queste nostre necessità biologiche vengono “aggirate” e ridotte significa che stiamo andando incontro a risultati potenzialmente disastrosi.

C’è la fotocamera (c’è anche la doppia fotocamera)

Così come l’uso degli smartphone prima dei 3 anni determina rallentamenti nello sviluppo cognitivo e del linguaggio, così l’uso fino ai 6 anni è consigliato con l’accompagnamento di un genitore. Dallo smartphone della mamma allo smartwatch attaccato al braccio la situazione non cambia. Il bambino deve vivere in prima persona i momenti della propria vita, non deve essere inglobato nella “società della performance” (in cui ogni momento è evento da rendere pubblico) senza avere gli strumenti educativi necessari per conoscerla e usarla. Volete far conoscere la bellezza della fotografia a vostro figlio di 6 anni? 15 anni fa facevamo le foto con delle macchinette digitali semplici, con uno schermo e poche funzioni. Questi strumenti permettono un uso bilanciato fra lo strumento e la sua finalità, sono semplici e assolvono alla propria funzione, senza il rischio di alterazioni socio relazionali. 

Il nostro tempo ci impone una sfida come genitori, nonni, insegnanti, educatori, maestri. Dobbiamo usare tutto il nostro senso critico per affrontare la crescente società del superfluo. I bambini sotto i 6 anni non hanno bisogno di questi oggetti se non per assolvere la smania di controllo e insicurezza dei loro genitori. I bambini sopra i 6 anni hanno bisogno di momenti educativi dedicati nella scuola primaria per scoprire, gradualmente, le nuove tecnologie e conoscerne potenzialità e rischi. Sulla bilancia della crescita, l’utilizzo dello smartwatch da parte di un bambino potrà generare solo effetti negativi. Dobbiamo permettere la crescita e lo sviluppo di soggetti umani integri e autonomi, che usino gli strumenti per assolvere ai propri bisogni e alle proprie necessità laddove da soli non possono riuscire. Invece, oggi, stiamo pericolosamente diventando noi gli “strumenti” della tecnologia e parallelamente stiamo trascinando i figli del nuovo millennio nel nostro stesso baratro. 

Gabriele Lugaro

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