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Attualità | 21 febbraio 2021, 10:00

La Fiaba della Domenica: "Il vecchio istrice"

La triste storia di un anziano istrice che piangeva sempre

La Fiaba della Domenica: "Il vecchio istrice"

C’era una volta un vecchio istrice triste, triste, ma tanto triste che quando camminava sembrava che facesse pipì: invece erano lacrime, tante lacrime.

L’istrice era triste perché ogni animale che si avvicinava a lui fuggiva senza più tornare.

Certo, non era colpa sua se la natura lo aveva dotato di irti aculei su tutto il corpo e se questi aculei, come lui si muoveva, pungevano chiunque fosse nei pressi.

Sicuramente erano una bella difesa dai prepotenti cani e dagli antipatici gatti quando volevano giocare con lui: ma non con lui in compagnia, bensì con lui nel senso di usarlo come palla, facendolo ruzzolare con le zampe urtando qua e là e facendosi male in tutto il corpo.

Ormai cani e gatti avevano capito che dovevano lasciarlo in pace per non pungersi le zampe e doversi poi recare da Gufo Saggio per farsi medicare.

Purtroppo, però, lo lasciavano in pace tutti: le rane, le galline, i conigli, persino gli scontrosi serpenti, tutti quanti timorosi di pungersi.

Gli altri istrici, poi, lo ritenevano vecchio e noioso e preferivano giocare tra loro evitandolo con un breve saluto.

Che fare? Passare tristi giornate in solitudine, pensando ai bei tempi della gioventù quando era agile e bello e tutti lo cercavano per giocare, ridere e scherzare, oppure reagire, accettando la sua vecchiaia con dignità, ma nel rispetto e con la compagnia degli altri?

Il problema erano gli aculei!  Ma, un momento, gli aculei lui li aveva sempre avuti, era nato con gli aculei, era cresciuto con gli aculei e ne era stato sempre fiero e orgoglioso.

Forse non era quello il problema, forse era un altro. Ma quale, se tutti lo evitavano? Gufo Saggio, ecco la risposta! Bisognava andare da lui e mettergli il cuore in mano per farsi aiutare a trovare il vero problema.

Quella notte l’istrice non dormì neppure un minuto tanta era l’agitazione per il giorno dopo, quando Gufo Saggio gli aveva dato l’appuntamento nel suo nido sulla Grande Quercia che usava come studio e come laboratorio, oltre che come casa.

E venne l’ora: con ansia e trepidazione, l’istrice arrivò alla Grande Quercia e subito Gufo Saggio lo mise a suo agio.

“Comprendo che hai un problema, istrice, anzi tu hai il problema, ma parla, dimmi come posso aiutarti!”

 L’istrice cominciò a parlare come un fiume in piena e, tra le lacrime, comunicò a Gufo Saggio la sua disperazione nel sentirsi vecchio, stanco e soprattutto solo ed evitato da tutti.

E parlava e parlava e, come per magia, mentre parlava si sentiva dapprima più leggero, poi sempre più bene, sempre più bene, fino a sentirsi un altro: quell’altro che era lui qualche anno fa, quando aveva fiducia negli altri, quando i suoi aculei spaventavano solo i prepotenti e rappresentavano un porto sicuro per i deboli che sempre lui aiutava.

Gufo Saggio ascoltava e annuiva, ascoltava e sorrideva caldo e accogliente e, alla fine, quando, inevitabilmente l’istrice gli chiese quale fosse il suo problema, rispose semplicemente: “Il tuo problema è stato quello di non avere più fiducia in te stesso di aver nascosto la forza e l’ottimismo che ti hanno sempre accompagnato per tutta la vita”. “Questo ha fatto che gli altri vedessero solo i tuoi aculei e li sentissero pericolosi”.  “Ma ora tu hai perfettamente capito, da solo, parlando con me che hai dentro di te ancora tanta forza vitale e che la tua vecchiaia è solo un alibi per non vivere più la vita come hai sempre fatto”.

L’istrice, commosso, ringraziò Gufo Saggio sfregando il suo muso sulle piume delle

ali, ma Gufo Saggio subito gli disse “ringraziami pure se credi, ma devi ringraziare soprattutto te stesso per la decisione di parlare con me: hai potuto così parlare a te stesso e con te stesso e ritrovare in te il meglio che hai sempre posseduto!”.

 Tratto da: "Le fiabe per... affrontare i distacchi della vita (un aiuto per grandi e piccini", di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, collana "Le Comete", Franco Angeli Editore. Con il patrocinio dell'Unicef. 

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;

k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;

In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 

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