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Economia | 08 marzo 2021, 16:30

Recovery and Resilience Facility: ecco la grande leva per rialzare il nostro territorio dopo la crisi da Covid

Transizione verde e transizione generale sono i traguardi da centrare grazie alle risorse in arrivo dall'Europa nell'ambito del Next Generation, insieme al bilancio fino al 2027

Recovery and Resilience Facility: ecco la grande leva per rialzare il nostro territorio dopo la crisi da Covid

Ne parlano in tanti, in queste settimane in cui si cerca di scrutare l'orizzonte e pianificare un modo per affrontare la pandemia, ma anche per rialzarsi e camminare quanto tutto questo sarà finito. Quel che è certo - tra termini inglesi, cifre a effetto (ma a volte approssimative) e grandi sogni per il futuro - è che difficilmente il Piemonte, insieme al resto d'Italia, avrà una simile occasione per accelerare e correre verso il futuro

Il nuovo "Piano Marshall": ogni Paese deve avere un Piano

Si chiama Next Generation EU, ma in tanti lo hanno già ribattezzato il "piano Marshall" dei giorni nostri, anche se - a differenza di quello originale -, questo è un enorme strumento che l'Europa si fornisce "da sola", senza dunque soggetti esterni a impegnare risorse, per 750 miliardi di euro. E  all’interno di Next Generation la Recovery and Resilience Facility sarà lo strumento principale, anche noto come “Recovery Fund”: per accedere alle relative risorse, gli Stati Membri dell'Unione Europea sono chiamati a preparare il proprio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non solo un piano di investimenti, dunque, ma anche una leva per abbinare l'investimento alle riforme (cui si aggiungono 1084 miliardi di euro del Bilancio europeo fino al 2027). Per un pacchetto superiore ai 1800 miliardi, ai prezzi del 2018, dunque allo stato attuale potrebbero anche essere cifre superiori.

Il finanziamento sarà effettuato attraverso l'emissione di titoli UE e che richiederanno un aumento di immissioni proprie da parte dei Paesi membri (l'Italia l'ha già fatto) per mettere in moto lo strumento.

Come detto, Next Gen si compone di diversi programmi: il principale, da 672 miliardi, è proprio la Recovery & resilience facility, mentre gli altri sono un rafforzamento di altri strumenti già esistenti. Una parte è composta da prestiti e una parte da sovvenzioni (circa 69 miliardi), anche se le stime non sono definitive: il 70% è fatto su cifre legate a parametri calcolati fino ai giorni nostri, mentre il restante 30% è sulla base di una stima che varierà al variare del Pil reale dal 2020 in poi. Quindi potrebbero essere ancora ulteriormente aggiustate. Di sicuro, non si potrà andare ad aumentare la spesa corrente.

Quali sono i traguardi da tagliare? Ci sono 6 aree specifiche

Transizione verde e transizione generale sono i traguardi da centrare grazie alle risorse in arrivo dall'Europa: dunque ripresa sì, ma anche quella componente di "resilienza", oltre alla riduzione delle differenze sociali in Europa, tra Paesi e all'interno dei diversi Paesi. Sei in tutte le aree di intervento, compresa la resilienza sanitaria, ma anche le politiche per le prossime generazioni (in termini di bambini, ma anche di parità di genere).

Tra le sfide strutturali, (anche) all'Italia sono assegnati obiettivi come una pubblica amministrazione più efficiente, così come una giustizia più efficiente. Ma anche aumentare la creazione di posti di lavoro e l'obiettivo climatico (38%) e digitale (20%).

Questo strumento è molto diverso dagli altri in campo europeo: non fornisce supporto finanziario rispetto a quelle che sono state le spese, ma in base ai parametri della performance: quindi bisogna raggiungere traguardi quantitativi e qualitativi. Solo in quel momento avviene l'esborso delle risorse. La scadenza è fissata per agosto 2026, così da lasciare alcuni mesi per la "misura" dei risultati, con una retroattività che può arrivare a febbraio 2020. Rimane acceso il riflettore per contrastare gli aiuti di Stato, anche se le procedure accelerate cercano di limitare al massimo possibili problemi di questo genere.

Non mancano poi le indicazioni per fare in modo che ci sia una collaborazione tra i diversi Paesi, in modo da attivare economie di scala e benefici con ricaduta più ampia rispetto al singolo Stato.

Come valuta la Commissione?

C'è un rating che varia da A a C su quattro macro aree: rilevanza (misure adeguate alle necessità del Paese), efficacia (impatto duraturo e implementazione nel tempo), efficienza (costi ragionevoli e plausibili, ma anche controllabili per evitare storture) e coerenza (un mix adeguato di misure). E' indispensabile ottenere "A", il massimo dei voti, per la rilevanza (adeguatezza delle misure) e per i sistemi di controllo. Il rating punta a creare la massima equità nel trattamento delle necessità tra tutti i Paesi coinvolti.

La Commissione Europea ha fornito guide e assistenza ai rappresentanti degli Stati Membri per velocizzare la stesura dei piani, la loro consegna e quindi la loro approvazione. Tutto è pubblicato sul sito della Commissione Europea.

In un clima di generale incertezza e di difficoltà a fare previsioni pienamente puntuali, l'intera strumentazione di risorse europee cercherà di avere una certa flessibilità (tempi di pandemia più lunghi, nuovi problemi e così via), ma i target dovranno essere tarati su situazioni in cui il controllo da parte dei singoli Stati sia il più possibile "sotto controllo". In caso di estrema necessità ed emergenza, è possibile che si debba virare su una revisione del Piano nel suo insieme.

Le date da fissare sul calendario: i Piani entro il 30 aprile

Dallo scorso 19 febbraio è possibile presentare il proprio piano, con la deadline per i Paesi fissato al 30 aprile. Poi ci saranno due mesi di tempo per la valutazione del Piano da parte della Commissione, per poi preparare la relazione per il giudizio del Consiglio, che deve avvenire entro un mese. Se tutto è approvato - non all'unanimità: basta la maggioranza qualificata - si comincia con un finanziamento del 13% del Piano, per poi procedere ai pagamenti, che possono avvenire due volte all'anno, non per forza una volta ogni 6 mesi.

Non ci sono target "regionali" predefiniti: ogni Piano è infatti a responsabilità nazionale e sarà dunque l'Italia a stabilire poi come distribuire le risorse sulla base delle progettualità sottoposte alla Commissione Europea. Chiaramente, essendo il livellamento delle differenze e delle disuguaglianze interne a un Paese uno dei target che si pone il Recovery, questo andrà a incidere nelle aree che già attualmente risultano "in ritardo" rispetto agli standard.

Massimiliano Sciullo

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