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Agricoltura | 24 marzo 2021, 19:40

Coldiretti: no alle scritte allarmistiche sull'etichetta dei vini

"E’ del tutto improprio assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità, ed a più bassa gradazione"

Coldiretti: no alle scritte allarmistiche sull'etichetta dei vini

Quasi un italiano su quattro (23%) smetterebbe di bere vino o ne consumerebbe di meno se in etichetta trovasse scritte allarmistiche come quelle apposte sui pacchetti di sigarette. E’ quanto emerge da un sondaggio on line sul sito www.coldiretti.it divulgato in occasione dell’incontro organizzato sul nuovo Piano Ue per la salute, che divide l’Europa a tavola a Bruxelles da Coldiretti, Filiera Italia, Eat Europe e Farm Europe con la collaborazione dei gruppi parlamentari europei PPE, S&D e Renew Europe.

Il pericolo dell’introduzione di etichette fuorvianti, è legato al fatto che la Commissione Ue potrebbe introdurre allarmi per la salute nelle etichette delle bevande alcoliche, come per le sigarette, nell’ambito dell’attività di prevenzione del nuovo “Piano d’azione per migliorare la salute dei cittadini europei” ed eliminare il vino e la birra dai programmi di promozione dei prodotti agroalimentari. Una scelta che colpirebbe anche le carni rosse e quelle trasformate, che vengono associate ai rischi di tumore, per favorire il passaggio a diete vegetali.

“E’ del tutto improprio – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità, ed a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, di certo da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol. Le nuove politiche rischiano di colpire ingiustamente componenti fondamentali del Made in Italy agroalimentare: una provocazione vera e propria nei confronti dell’Italia a dieci anni dal riconoscimento Unesco della dieta mediterranea, dieta fondata proprio su un’alimentazione diversificata che con pasta, frutta, verdura, carne, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, hanno consentito agli italiani di conquistare il primato europeo di longevità. Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini, non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate. L’equilibrio nutrizionale va infatti ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto. Con etichette fuorvianti ed allarmistiche non si fa corretta informazione nei confronti del consumatore, ma si rischia solo di danneggiare prodotti di tradizione secolare, con un impatto devastante sull’economia, occupazione e biodiversità italiane. In un momento difficile per l’economia bisogna tutelare le nostre produzioni, continuando a portare sul mercato, e promuovendo al meglio, il valore aggiunto del Made in Italy: non bisogna infine dimenticare che l’equilibrio nutrizionale va sempre ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto”.

Comunicato Stampa

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