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Attualità | 18 aprile 2021, 07:20

Savonesi d'Oltremanica, là dove la vita sembra ripartire. "Test, vaccini e aiuti: così stiamo tornando a vivere"

Il lockdown pare ormai essere solo un ricordo da tenere a monito per il futuro nelle testimonianze di Fabio e Sile, due giovani trasferitisi da anni nel Regno Unito

Immagine di repertorio

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Hanno ripreso il cappotto per uscire anche a bere un birra al pub, rigorosamente all'aperto, e non solo per andare a lavorare o fare una passeggiata gli inglesi dallo scorso 12 aprile. E tra di loro i tanti italiani che hanno lasciato il nostro Paese per trovare fortuna Oltremanica.

Quattro mesi di chiusure severe e vaccini a raffica, al ritmo medi di 700mila al giorno secondo un rigido e inderogabile piano partito con gli over 80, proseguito a scalare sempre considerando la fascia di età, il personale sanitario e i più giovani con ultravulnerabilità fino ad avere il 60% circa degli over30 già vaccinati. E ora l'incubo sembra finito: code al di fuori dei negozi, posti prenotati fino all'estate in ristoranti o bar, famiglie e gruppi di amici che si ritrovano dopo tempo. Il tutto rigorosamente all'aperto.

Una pizza, da asporto. Questa la prima foto postata sul proprio profilo Facebook da Fabio, finalese da ormai oltre quattro anni in Inghilterra che ora vive a Petworth, nel West Sussex, dopo mesi in cui nemmeno tutti i locali hanno deciso di tenere aperto con le modalità consentite (asporto e domicilio): “Non tutti hanno deciso di continuare l'attività nei mesi scorsi, molto era in funzione della comunità circostante. E poi ognuno faceva i conti nelle proprie tasche”.

Non tutti i locali, come accaduto in Italia, hanno infatti deciso di fornire un servizio in questo ultimo lockdown cominciato prima di Natale, con circa 693mila persone arrivate a perdere il lavoro a causa della pandemia nel Regno Unito portando un aumento del tasso di disoccupazione dell'1,1% rispetto all'anno precedente. Non è stato il caso di Fabio, che ha preferito cambiare lavoro pur rimanendo all'interno del mondo della ristorazione per non restare in attesa delle riaperture, e di Sile, che da Pietra nel 2017 si è trasferito a Birmingham diventando manager in un ristorante della città dei “Peaky Blinders”.

Abbiamo riaperto lunedì (12 aprile, ndr) - ci ricorda Sile - In settimana è stato dato il via libera ai locali con dehor e spazi all'esterno, allo sport outdoor e a tutto ciò che riguarda l'intrattenimento all'aria aperta. Tutto è stato programmato circa un mese fa, quando i numeri del virus e dei vaccini hanno iniziato a infondere ottimismo”. Da allora molti locali hanno avviato le prenotazioni, ed è difficile riuscire anche a trovare un posto fino a giugno. “Molti hanno un giardino, chi non lo ha si è attrezzato allestendo grossi tendoni areati - aggiunge Fabio - Che siano già sold out è un bell'aiuto anche da parte della comunità locale, che ha dimostrato un forte spirito comunitario in questi tempi”.

Oltre 112mila vittime è il caro prezzo pagato dell'Inghilterra al Covid 19, molte nella tremenda seconda ondata autunnale che ha spinto il Governo di Londra a mettere sotto un lockdown sempre più stringente, dove però il Governo non ha mai fatto mancare a cittadini e imprese la propria vicinanza. Non solo simbolica: “I dipendenti con un contratto hanno percepito dallo Stato l'80% dello stipendio - continua Sile - I titolari invece, anche loro obbligati ad avere una busta paga, hanno potuto contare su un sostegno concreto, non solo con liquidità ricevendo circa il 30-40% del loro fatturato annuo, ma usufruendo anche ad esempio del blocco degli affitti, che ha permesso a tutti di rimanere a galla nei periodi difficili”.

Periodi affrontati però sempre con la possibilità di muoversi, con un lockdown concettualmente diverso, senza coprifuoco, con la possibilità di frequentare boschi, parchi e strade (sempre senza creare assembramenti) ma anche quella che è tutt'ora una “bolla” composta dal proprio nucleo familiare per un massimo di 6 adulti. “Dove vivo io è una zona di campagna, densa di boschi e parchi naturali - dice Fabio - Mentalmente quindi non mi ha pesato molto la chiusura nella prima fase, come invece è stato l'ultimo periodo fino all'8 marzo, vuoi perché era inverno, vuoi perché era tutto praticamente chiuso”.

In tutti questi momenti la presenza assidua del Governo si è vista nel restare vicini ai malati: “La mia compagna ha avuto il Covid, io e mio figlio no - ci racconta Fabio - Il servizio sanitario, l'NHS, ci chiamava quotidianamente per capire come stavamo, se avevamo bisogno di qualcosa o anche soltanto per farci parlare. Era attivo un servizio di consegna a domicilio della spesa, per la quale si poteva fare una lista e riceverla ogni tre giorni, così come anche per le farmacie e i medicinali. Ti accorgi della presenza dello Stato che aiuta con spirito di comunità, concretamente e velocemente: i soldi della disoccupazione io li ho ricevuti in tre giorni, le aziende, anche quelli ingenti, esattamente in una settimana, la campagna vaccinale è partita subito con un ritmo impressionante. Questa è una macchina statale che funziona bene”.

E proprio dai vaccini è rinata la speranza nella terra di Albione. “La rotta è stata invertita quando si è capito che c'era la possibilità di vaccinare la gente, da quel momento è cambiato tutto. Si è iniziato a diffondere ottimismo, anche sui vari mass media” racconta Sile, spiegandoci che i timori su AstraZeneneca “qui non esistono, la gente non si pone il problema e non si fa influenzare da quanto succede da altre parti. C'è la forte convinzione che il metodo adottato sia quello giusto e così che siano gli altri a dover prendere spunto”.

Vaccini, chiusure e soprattutto tamponi nel cuore della strategia britannica, parsa letteralmente ribaltata in questo 2021 dopo un approccio suonato alle orecchie di molti come catastrofico, così come agghiacciante era stata la frase del premier Boris Johnson sull'aspettarsi molti morti. “Ma è stata onesta e, ne sono quasi sicuro, studiata dal suo staff considerando anche la differente mentalità del popolo. Per la maggior parte le regole erano rispettate e i risultati si son visti” continua Fabio, che ora lavora in un catering di una scuola, riaperta come in tutta l'Inghilterra dall'8 marzo con test due volte a settimana per studenti, docenti e personale, coi risultati che vanno trasmessi al sistema sanitario nazionale e al datore di lavoro.

Mosse che, così unite, hanno condotto il Regno Unito fuori dalla fase critica della pandemia da Coronavirus, permettendo un piano di ritorno a una nuova normalità che vede come prossimo step gli incontri, sempre all'aria aperta e sempre considerando il massimo delle 6 persone, con un altro nucleo oltre a quello della “bolla”. Dopodiché, a maggio, ci si potrà riunire anche nelle abitazioni, riapriranno gli stadi con una parziale capienza, i concerti e gli eventi in generale. Fino ad arrivare al famoso “tana libera tutti” del 21 giugno con l'ok pure ai viaggi di svago oltre che di lavoro sia in entrata che in uscita. Numeri del contagio e vaccinazioni permettendo.

E mentre dal Bel Paese si guarda Oltremanica quasi come a un modello dal quale prendere spunto, come potrebbero essere lette le ultime misure annunciate dal premier Draghi, in cambio non viene restituito uno sguardo altezzoso: "I giornali hanno parlato bene dell'Italia - spiega Sile - Una volta arrivata anche qui la pandemia noi italiani siamo passati da 'untori' non dico a esempio ma è stato apprezzato il lavoro medico, prendendo anche esempio sulle modalità di chiusura. Vedendola da fuori direi meglio di altri Paesi senz'altro, non so se altri avrebbero avuto la stessa prontezza o le stesse idee che a mio parere sono state buone".

Non è che l'Italia ne esca male, guardando all'Europa ogni Stato ha adottato la propria strategia a seconda delle sue peculiarità” conferma Fabio, che una cosa sembra proprio non rimpiangerla della sua terra d'origine: “Qui non c'è la sovrainformazione mediatica a livello scientifico, Ogni giorno c'è una riunione del Governo dove vengono annunciati i dati con totale trasparenza e i prossimi step del programma”.

 

M. Pastorino - R. Vassallo

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