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Non perdiamo il treno | 01 giugno 2021, 09:06

Come impatterà sull’economia lo spostamento a monte della ferrovia?

Come impatterà sull’economia lo spostamento a monte della ferrovia?

Ve lo diciamo subito: a questa domanda non abbiamo saputo dare una risposta definitiva. Mancano studi ufficiali, mentre è abissale la distanza tra chi prevede benefici di fatturato dallo spostamento a monte e chi rischia addirittura di vedere chiusa la propria azienda.

Anche se non siamo in grado di chiarire questo interrogativo, ci sembra opportuno indicare tre possibili strade per arrivare a un responso definitivo. A nostro avviso, l’aspetto economico dello spostamento a monte resta decisivo per stabilire l’utilità di quest’opera.

Che senso ha realizzare un’infrastruttura se impoverisce il territorio in cui viene realizzata? Oppure, sul lato opposto della medaglia, perché perdere ancora tempo a completare un’opera, se siamo certi che porterà ricchezza alle imprese e manodopera a lungo termine per i lavoratori?

Il primo nodo da sciogliere è quello relativo alla convenienza per le Ferrovie a spostare il tracciato in collina. Quanti passeggeri prevede di trasportare l’azienda ferroviaria? E quale incasso conta di ottenere con lo spostamento a monte? Non fraintendete: i nostri timori non riguardano solo i bilanci di un’azienda pubblica di trasporti, per quanto importanti per il benessere collettivo. La nostra preoccupazione è soprattutto che un calo dei pendolari provochi la soppressione dei treni, come già successo sulla Genova-Ventimiglia negli ultimi anni, anche dopo l’inaugurazione dello spostamento a monte in provincia di Imperia. Meno viaggiatori significa meno treni e quindi un peggioramento del servizio, quando invece l’obiettivo dovrebbe essere il suo miglioramento. Le Ferrovie hanno valutato come cambieranno le abitudini dei passeggeri, soprattutto anziani e giovani (le categorie che usano di più il treno), col dimezzamento delle stazioni e il trasferimento di quelle rimanenti nell’entroterra?

Adesso passiamo ad affrontare un discorso che a tantissimi sembrerà lontano, ma per qualcuno rappresenta tutto: gli espropri. Nonostante il tracciato della nuova linea passi principalmente in galleria, è previsto l’esproprio di oltre cento ettari di terreno e la demolizione di diversi edifici. La normativa sugli espropri tutela poco i proprietari dei beni espropriati, ai quali viene riconosciuto un indennizzo irrisorio rispetto al danno subito. Anche sui tempi dei rimborsi ci sono precedenti raccapriccianti. Dopo avere ceduto bonariamente parti di terreno per consentire la realizzazione di opere pubbliche, alcuni proprietari hanno atteso oltre dieci anni per ricevere il saldo concordato. È necessario che i promotori dello spostamento prendano una posizione chiara su questo aspetto, per evitare le rimostranze di chi sarà colpito dagli espropri.

Per concludere, lanciamo una proposta. Perché non interpellare direttamente i titolari delle imprese che operano nei comuni tra Finale Ligure e Andora? Basterebbe una semplice domanda, a risposta chiusa. “Con lo spostamento a monte della ferrovia, ritenete che la vostra azienda aumenterebbe gli utili? Oppure pensate che li diminuirebbe? O nessuna delle due?”. Crediamo che questo sondaggio non sia impossibile da effettuare, visto che la Camera di Commercio detiene il registro delle partite Iva in attività.

Crediamo che sia giusto ascoltare anche un’altra categoria, cui dare l’ultima parola su quest’opera: i pendolari. Ma questa è un’altra storia.

Gruppo d'informazione Non perdiamo il treno

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