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Attualità | 19 giugno 2021, 07:30

Finale, la sala consiliare sarà intitolata al "martire del fascismo" Giacomo Matteotti

La decisione, che dovrà essere ratificata dal Consiglio comunale, assunta dalla Giunta. Frascherelli: "Il suo nome nobiliterà questo luogo di democrazia"

Finale, la sala consiliare sarà intitolata al "martire del fascismo" Giacomo Matteotti

Sarà dedicata a Giacomo Matteotti, deputato assassinato nel 1924 dopo aver pronunciato davanti al Parlamento intero un celebre discorso di condanna dei comportamenti tenuti dai rappresentanti del PNF durante le elezioni dell'aprile dello stesso anno, la Sala Consiliare del Comune di Finale Ligure.

La decisione, approvata dalla Giunta Frascherelli lo scorso 7 giugno, è arrivata dopo le celebrazioni del 2 giugno nelle quali la cittadina rivierasca grazie all'associazione "Democrazia e Costituzione" e all'Anpi ha reso omaggio a Laura Wronowski, partigiana e nipote di Matteotti, nella casa in cui l'ormai anziana donna visse con la mamma e i fratelli dopo aver dovuto lasciare Milano a seguito delle persecuzioni che tutta la famiglia del segretario del Partito Socialista subì dopo quel 30 maggio 1924.

Una scelta propiziata da una riflessione sulla toponomastica finalese scaturita dalle celebrazioni a cui era presente anche il figlio della signora Wronowski e da una domanda: "Quale via, strada o piazza porta il nome di Matteotti a Finale?". La risposta è tanto lapidaria quanto sorprendente: nessun luogo.

"Stiamo parlando di un martire, un eroe borghese, figura vista e considerata come tale da tutti a prescindere dall'orientamento politico, uccisa per ciò che diceva e per il coraggio che mostrava" afferma il sindaco Ugo Frascherelli, che porterà la proposta in uno dei prossimi Consigli affinché venga ratificata coi voti dell'assemblea.

La decisione non è passata sotto silenzio, tra chi avrebbe preferito un personaggio più legato alla cittadina finalese e chi vede la faccenda contradditoria con la questione ormai annosa della cittadinanza onoraria ancora non revocata al mandante di quell'efferato omicidio, Benito Mussolini.

"Non è una risposta alla mancata revoca - afferma il primo cittadino distinguendo le due questioni - ma solo il riconoscere a Matteotti, che potremmo definire tranquillamente esempio di martire civile, un luogo simbolo di democrazia qual è la sala consiliare, luogo dove anch'egli nel suo paese del Polesine ha cominciato a fare politica e il suo nome nobiliterà questo luogo. Il legame con Finale? Quello rappresentato dal rifugio qui nella nostra città della sua famiglia".

"La mia posizione è sempre la medesima rispetto al passato, non ci siamo dimenticati della commissione sull'attribuzione delle cittadinanze onorarie, ma abbiamo avuto altre preoccupazioni - continua Frascherelli - E' un gesto del commissario prefettizio del 1927, una piaggeria assolutamente comprensibile all'epoca: revocarlo oggi secondo me avrebbe un significato non corretto, quasi arrogarmi il diritto a considerarmi migliore dei nostri antenati solamente perché sono vissuto dopo. Il nome di Mussolini è bene resti lì come monito di come in una realtà modesta di provincia il Regime abbia lasciato i suoi segni".

Ora l'ultima parola spetterà al parlamentino finalese, che avrà l'onore e anche l'onere di porre quello che si potrebbe definire un altro mattone nella memoria finalese.

Mattia Pastorino

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