Tornerà nel complesso monumentale dei Chiostri di Santa Caterina in Finalborgo l'ormai tradizionale appuntamento estivo con la letteratura ideato e organizzato dall'associazione culturale "Cento Fiori Eventi" che accompagnerà i prossimi mesi estivi.
"Un libro per l'estate", giunta alla sua ventiseiesima edizione, dopo i primi appuntamenti del mese di giugno, aprirà con un trittico di incontri con gli autori da giovedì 1 a sabato 3 il mese di luglio lasciando da subito spazio a una novità.
Venerdì 2 luglio Mirko Zilahy de Gyurgyokai non solo presenterà il suo ultimo romanzo "L'uomo del bosco", edito da Longanesi, ma avrà l'onore di ritirare anche la prima edizione del premio "Il mouse del traduttore", riconoscimento intitolato a Maria Luisa Castino, cittadina finalese amica della Cento Fiori e grande traduttrice dall'inglese di importanti opere di narrativa e saggistica per i maggiori editori italiani scomparsa nel luglio dello scorso anno.
"Quando il dottor Flavio Bado, vedovo di Maria Luisa, immaginò e mi propose di dedicare a Marisa e alla sua memoria un premio nazionale da assegnare, con scadenza annuale, alla figura di un traduttore da qualsiasi idioma straniero nella nostra lingua e che si distinguesse per particolare pregio letterario, aderii subito con entusiasmo, onorato e felice di poter mantenere vivo il ricordo di una donna alla quale, pur avendola conosciuta tardi, sono stato legato da reciproca stima e un sincero affetto" spiega Stefano Sancio, della libreria "Cento Fiori" e dell'omonima associazione culturale.
"Marisa è stata una donna di lettere profondamente colta e con una conoscenza delle lingue analitica e appassionata - ricorda Stefano - Sue sono le traduzioni di decine di libri alcuni dei quali molto popolari come Schindler's List di Thomas Keneally per i tipi di Sperling & Kupfer, un Wilbur Smith per Longanesi e molti gioielli del giallo classico inglese per l'editore Polillo. A lei, la Cento Fiori deve molto per i consigli che con discrezione sapeva dare e per il sostegno fattivo della sua presenza ironica e gentile. Marisa di questa libreria e di questa rassegna resterà per sempre l'amata madrina".
"Questa prima Edizione del premio 'Il Mouse del Traduttore' è stata assegnata a Mirko Zilahy de Gyurgyokai per la sua traduzione di The Goldfinch di donna Tartt vincitore nel 2013 del Premio Pulitzer e pubblicato l'anno successivo da Rizzoli con il titolo Il Cardellino. Il romanzo e la traduzione di Zilahy furono molto apprezzati da Marisa come ci ha raccontato Flavio Bado e per questo abbiamo con lui deciso di dedicare a Mirko Zilahy questa prima edizione del premio a lei intitolato" conclude Stefano Sancio.
Tornando invece agli incontri con gli autori, a inaugurare il mese sarà giovedì 1 la giornalista e scrittrice nuorese Elvira Serra, col romanzo "Tutto da vivere" edito da Solferino libri, mentre sabato 3 sarà la volta de "Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che rendono liberi", edito da Mondadori, con l'autrice Cristina Dell'Acqua.
Tutto da vivere - Solferino Libri, 1 luglio
Le giornate in cui sta per succederti qualcosa di straordinario sembrano quasi sempre normalissime. Anna, commessa in un negozio di moda del centro di Milano, da questo momento di relax al parco Sempione non si aspetta nulla. Tantomeno che la ragazza un po’ triste con il passeggino, che ha visto spesso da quelle parti, di punto in bianco le chieda di tenere il suo bambino di due anni, per qualche ora. E invece proprio questo gesto dà il via a una catena di eventi destinati a cambiare direzione alle vite di quattro donne.
La giovane madre, Agnese, sta cercando una via d’uscita da una guerra famigliare ormai conclamata. Lorenza, la sua migliore amica, è presa al laccio di un amore tormentato con un uomo famoso quanto inaffidabile. Luciana, dirigente della Questura, si divide tra un lavoro impegnativo e l’ospedale dove il marito lotta con la morte in attesa di un trapianto. E Anna? Lei non ha mai niente di interessante da raccontare. O almeno così sembra. Nel momento in cui Agnese si allontana dal parco, lasciando dietro di sé suo figlio Leo, è come se si rovesciasse una clessidra e i granelli di sabbia prendessero a scendere, rapidi, inesorabili. Nel giro di poco più di ventiquattr’ore, le vite delle quattro donne cominciano a intrecciarsi, in modo sempre più fitto. Ciascuna dovrà fare le proprie scelte ma tutte capiranno che non sono sole, anche se credevano di esserlo.
Un romanzo perfettamente congegnato, una storia incalzante e corale, una corsa a perdifiato in cui a ogni metro, a ogni minuto, ogni cosa può ancora cambiare.
Elvira Serra, nata a Nuoro nel 1972, è una firma del «Corriere della Sera» dove si occupa di cronaca e costume, intervista grandi personaggi e cura la rubrica «Polaroid». Scrive anche sul blog «La ventisettesima ora». Ha pubblicato tre romanzi: L’Altra (Mondadori 2014), Il vento non lo puoi fermare (Rizzoli 2016) e Le stelle di Capo Gelsomino (Solferino 2019).
"L'uomo del bosco" - Longanesi, 2 luglio
l professor John Glynn, scienziato di fama mondiale, è al lavoro su una speciale sonda geofonica, SismoTime, che ascoltando la voce del nostro pianeta – i movimenti nelle profondità della crosta terrestre – sarà in grado di prevedere ogni tipo di terremoto con grande anticipo salvando milioni di vite umane. Nel momento in cui presenta la sua invenzione alla stampa, John Glynn è una stella del firmamento accademico, ma nessuno sa che la causa scatenante di quella ascesa straordinaria ha una precisa data di nascita: il 19/04/1990, quando, poco prima dell'alba, suo padre Liam Glynn – il grande eretico delle scienze geologiche degli anni Ottanta – scompare nell'esplosione di una miniera in Belgio insieme alla sua squadra di estrattori. Da quel tragico giorno sono trascorsi trent'anni e per John la memoria di quel tempo si è polverizzata in un oblio nebuloso. Almeno finché la sua famiglia non si trasferisce nella casa che affaccia sulla fiabesca Civita di Bagnoregio, la città che muore. Da quel momento una serie di eventi straordinari – la scomparsa di una sonda nei boschi di Civita, l'apparizione di un poliziotto con una VHS appartenuta a suo padre, gli sms che riceve da vecchi compagni di scuola e quella voce che abita i suoi incubi, notte dopo notte – sconvolge la vita perfetta del professore. Come se con un gesto magico avesse spalancato un abisso da cui affiorano pezzi di un mosaico spaventoso, John si ritroverà a fare i conti con un passato sepolto sotto gli strati di un peccato originale antico quanto è antico il mondo. Perché nel bosco dell'infanzia si nasconde il segreto più spaventoso. È lì che ci aspetta. Ed è lì che lo ritroveremo.
Mirko Zilahy ha insegnato lingua e letteratura italiana a Dublino ed è cultore di lingua e letteratura inglese presso l’Università per stranieri di Perugia. Molto attivo su vari fronti editoriali, è stato fra l’altro editor per minimum Fax e traduttore dall’inglese di testi molto importanti, quali per esempio Il cardellino di Donna Tartt. Nel 2015 è uscito per Longanesi il suo romanzo d'esordio, È così che si uccide, a cui seguono La forma del buio (2017), Così crudele è la fine (2018) e L'uomo del bosco (2021).
"Il nodo magico. Ulisse, Circe e i legami che rendono liberi"
Possono i legami renderci liberi? Sì, se sono fatti di nodi magici, direbbe Omero. Per pochi istanti, in pochi versi dell'Odissea, Omero ci presenta un vero nodo ed è quando Arete, madre di Nausicaa e regina dei Feaci, dona a Ulisse, prima del suo ultimo viaggio verso Itaca, uno scrigno pieno di tesori e lo prega di legarlo saldamente con un nodo. Quello che Ulisse esegue è un nodo che gli ha insegnato molti anni prima la maga Circe. C'è quindi da scommettere che si tratti di un nodo magico. Il nodo di Circe non è un nodo qualsiasi, è femminile, perché si scioglierà grazie alle donne incontrate, èdesmòs, dal verbo deo che significa legare, poikilos, complesso, come è la vita, colorato, variopinto, come sa renderlo la maga. Il nodo è l'essenza dei legami profondi. È una saldatura, invisibile. Ci tiene stretti all'altro, ma non è prigione. I legami veri non possono che essere un dono di libertà, di cura, di attenzione, di ascolto dell'altro. Questo libro parla dunque di Ulisse e dei suoi legami. Nel suo lungo viaggio di ritorno da Troia, è uomo vittorioso, ma solo. Non più un eroe ma un naufrago. Il senso e la direzione non sa più dove siano. Saranno alcuni incontri speciali ad aiutarlo a ritrovare una forza che non è scritta in nessuna guerra. Nausicaa, Circe, Calipso, Penelope, Anticlea, Atena sono le figure che lo guidano in un percorso che non è solo un ritorno a casa, ma una sorta di mappa della sua educazione sentimentale. Il ritorno di Ulisse è costruito sui nodi dell'amore, dell'amicizia e dell'ospitalità ma anche del dolore e della nostalgia, fondamenta indispensabili per la ricostruzione della memoria di chi è stato e di chi diventerà. Al pari di Ulisse, tutti noi siamo le nostre relazioni. Cristina Dell'Acqua torna a sondare il mondo classico a caccia di domande e risposte che illuminino anche il nostro presente. «In questo nuovo viaggio» scrive «ci guideranno la fantasia di Omero, le donne, gli amici, le anime che Ulisse incontrerà e il nodo intricato e magico, che scopriremo legato a doppio filo a noi. Per ricordare, oggi e sempre, che nei legami è riposta la nostra libertà.»
Cristina Dell'Acqua
È laureata in greco all’Università degli studi di Milano.
Insegnante di latino e greco al Collegio San Carlo di Milano è da sempre appassionata di sperimentazione didattica, con corsi di aggiornamento ad Annapolis, negli Stati Uniti.
E’ vicepreside dei licei del Collegio San Carlo con delega alle relazioni esterne e all’innovazione didattica. E’ coautrice di “Il futuro è antico. L’uso del teatro classico nell’educazione e nella formazione”, di Paloalto editore. È autrice di Una spa per l'anima (Mondadori 2019).