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Attualità | 01 agosto 2021, 14:00

La fiaba di domenica: "La scimmietta che non voleva crescere"

Nella foresta di Mao Tao gli abitanti erano tutte scimmie...

La fiaba di domenica: "La scimmietta che non voleva crescere"

Nella foresta di Mao Tao gli abitanti erano tutte scimmie: oranghi, macachi, gorilla, scimpanzé e ogni altro tipo di scimmia vivevano in pace e in armonia tra loro, ognuno rispettoso degli altri e ognuno pronto ad aiutare gli altri quando vi era bisogno.

Per la verità, non era stato sempre così; anzi la foresta di Mao Tao era stata in passato un luogo malsicuro, teatro di odio, guerre fratricide, violenze, sopraffazioni, tanto che addirittura i leoni dalle lunghe zanne e gli uomini dai lunghi fucili avevano paura ad attraversarla e preferivano compiere lunghi giri per la prateria piuttosto che attraversare il territorio di Mao Tao.

Chi, infatti, vi era entrato, difficilmente ne era uscito vivo o almeno indenne. Le scimmie, riunite in bande, seminavano il terrore, rubando, uccidendo e compiendo ogni genere di soprusi. La banda dei gorilla era specializzata in uccisioni violente, quelle degli scimpanzé in estorsioni, quella dei macachi in risse senza fine e così via.

Tra l’altro le bande si scontravano tra esse e i caduti non si contavano più. Ma ora questo stato di cose era solo un ricordo lontano, mai sopito per la verità nella mente degli adulti, ma comunque un ricordo. Il cambiamento di rotta era avvenuto con l’insediamento sul trono di Mao Tao del gorilla Abramo II ; egli, forse unico tra le scimmie, riuniva in sé tre valenze positive: aveva la forza del gorilla, l’intelligenza dello scimpanzé e la cultura dell’uomo di cui, per anni, aveva frequentato gli zoo da cui poi era riuscito a fuggire.

Grazie a questa sintesi di intelligenza e determinazione, Abramo aveva  capito che lo stato di cose di Mao Tao avrebbe portato le scimmie allo sfacelo: egli sapeva benissimo che, ben presto, gli uomini si sarebbero stancati dei lunghi giri per la prateria fatti per non potere attraversare la foresta di Mao Tao e che, quindi, sarebbero intervenuti in massa e con ferocia per bonificare la foresta stessa. E allora per le scimmie sarebbe stata la fine certa. Abramo sapeva che se l’uomo decide una cosa non c’è animale che non debba inchinarsi!

E poi, che diamine! In pace si viveva meglio, non era più possibile per gli abitanti di Mao Tao vivere continuamente nel terrore di venire derubati e uccisi. Così, quando divenne re, Abramo iniziò la sua politica di cambiamento. Un po’ con le buone e un po’ con le cattive, in poco tempo riuscì a cambiare la vita di Mao Tao.

Egli usò soprattutto tre strategie: l’educazione dei giovani ai valori della pace e della solidarietà, il potenziamento dei posti di lavoro e dell’assistenza per tutte le scimmie e la tolleranza zero per i delinquenti i quali se, una volta aiutati e incoraggiati a cambiare, persistevano a delinquere, venivano incatenati e avviati ai lavori forzati.

In pochi anni Abramo ottenne quello che poteva sembrare un miracolo: la vita a Mao Tao cambiò radicalmente, le scimmie acquistarono autostima, fiducia nel futuro e nel prossimo, ognuno aveva un lavoro remunerativo e del tempo libero, i giovani andavano a scuola volentieri, i servizi erano efficienti, la delinquenza quasi inesistente e, soprattutto, le guerre fratricide ebbero termine una volta per tutte. Inutile dire che Abramo era ritenuto l’eroe di Mao Tao e in effetti lo era.

Egli era amato e venerato dal popolo delle scimmie e tutti avrebbero dato al vita per lui, quella vita che prima non valeva nulla e che poteva essere persa a ogni angolo di strada, mentre ora, invece, aveva un grande valore e una grande dignità. Tutti, nelle feste ricorrenti a Mao Tao urlavano in coro “lunga vita ad Abramo II”. In questo clima di fiducia, di allegria e di speranza nacque Frollina, una graziosa macachina figlia di Caco e Maca.

Caco e Maca erano due giovani macachi adulti che lavoravano come infermieri nell’ospedale di Mao Tao. Essi avevano iniziato a lavorare quando l’ospedale era il palcoscenico del campo di battaglia.

Quanti orrori e atrocità avevano visto i due infermieri! Quante scimmie avevano dovuto, con orrore, abbandonare alla morte, impotenti davanti alle devastazioni della guerra e delle violenze! E che incubo l’andare e il venire da casa all’ospedale, ogni giorno, sempre col terrore di essere uccisi!

In questo clima di follia e di terrore, Caco e Maca si erano innamorati, si erano fidanzati e, poco dopo l’insediamento di Abramo II, si erano sposati. Il cambiamento di vita iniziato con il nuovo re illuminato, la nuova fiducia nella vita e per la vita avevano fatto sì che i due macachi progettassero per il futuro: e fu così che nacque Frollina.

Con il nuovo sistema di regole sociali istituito dal re, i genitori ebbero tutto il tempo e tutte le garanzie per allevare la loro piccolina con serenità, con fiducia e amore, alternando il loro ruolo di genitori con il ruolo di lavoratori dell’ospedale.

Questo adesso non era più un teatro di guerra: ospitava scimmie partorienti, scimmiotte con problemi di crescita, vecchi scimmioni al traguardo della vita e, purtroppo sì, qualche incidentato sul lavoro, ma il re stava provvedendo anche per questo!

Comunque il clima di lavoro era completamente diverso: non vi erano più né orrore né terrore e tutto scorreva con il ritmo naturale della vita, con lo scorrere naturale del tempo che segna ogni cosa, dall’inizio alla fine, dalla nascita alla morte. E così nacque Frollina, appunto, in questo rinnovato clima di positività, dopo la tremenda negatività precedente.

Frollina cresceva molto armonicamente: il dottore degli scimmiottini, Clodoveo, era molto soddisfatto perché ogni suo consiglio, ogni sua indicazione erano seguiti alla lettera da Caco e Maca, genitori modello che, inoltre, data la loro professione di infermiere, sicuramente ne capivano di igiene, accrescimento e cura delle scimmiette.

Frollina cresceva in peso e statura secondo i giusti parametri dei macachi; era educata, rispettosa, giocava felice nella sua casetta, era una vera mangiona. Ma c’era però, obiettivamente, un problema. Frollina riusciva ad addormentarsi solo nel lettone dei genitori, sdraiata in mezzo a loro.

Se la mamma provava a farla dormire nel suo lettino piangeva, si agitava, non prendeva sonno. E se per caso si addormentava, poco dopo si svegliava: i genitori, stanchi morti, a quel punto l’adagiavano nel lettone. E questo divenne un’abitudine alla quale Caco e Maca ormai si adeguarono senza più quasi parlarne.

In ogni posto ove i due macachi si recavano, sempre Frollina era con loro: il cinema, il teatro, le vacanze, le visite mediche, tutto insomma era vissuto dai genitori insieme a Frollina. Era come se la macachina non riuscisse a staccarsi fisicamente dalla mamma: anche i turni di lavoro vennero alternati, se il papà era al lavoro, la mamma era a casa e viceversa.

Di monkey-sitter neppure a parlarne e figuriamoci poi l’asilo nido! I genitori speravano nella scuola materna. Ma non ci fu verso di inviare Frollina alla scuola materna! La mamma aveva come le braccia paralizzate quando doveva affidare Frollina alle maestre: non riusciva a staccarsene e la scimmietta si abbarbicava a lei in maniera pazzesca! Quando, a volte, le maestre riuscivano a staccarla e ad allontanare la madre, i pianti inarrestabili di Frollina e il suo disperarsi indussero le maestre a richiamare la mamma. Si faceva persino pipì e popò addosso! Era un vero tormento vederla così! E così Caco e Maca rinunciarono: Frollina non venne più portata alla scuola materna!

Nel frattempo dormiva sempre con i genitori. E siccome c’è un tempo per tutto, essi si consolavano dicendosi che il tempo del distacco sarebbe arrivato con l’obbligatorietà della scuola elementare: essi, però, ancora non erano consapevoli che il distacco deve maturare dentro di noi, a poco a poco, con l’elaborazione delle nostre paure più antiche e dei nostri vissuti di insicurezza più profondi.

La scuola elementare fu vissuta con vera angoscia. Frollina pianse per due mesi, tutti i giorni, e poi smise di piangere, ma si ritirò in un mutismo quasi assoluto. Era assente a scuola come a casa, rispondeva a monosillabi, sembrava aver perso ogni emozione; inoltre deperiva, perdeva peso e spesso si ammalava.

I compagni, ormai, o la vivevano come una diversa e provavano pena, o la dileggiavano prendendola in giro. Gli scimmiotti, si sa, sono crudeli nella loro incoscienza e così al danno si aggiunse la beffa. Il dottor Clodoveo, dopo aver provato i soliti rimedi, tutti risultati inefficaci, dopo aver ascoltato a lungo i due poveri genitori e aver sottoposto Frollina a ogni accertamento diagnostico, si ricordò di un suo vecchio compagno di scuola, Carlo Gustavo, che aveva perso di vista da tempo in quanto questi aveva frequentato una facoltà universitaria diversa dalla sua, ma del quale aveva molto sentito parlare.

Carlo Gustavo era infatti un illustre psicologo e aveva aiutato molti genitori a risolvere i loro problemi con i loro scimmiottini. Detto fatto, il dottor Clodoveo si procurò telefono e indirizzo di Carlo Gustavo, lo contattò e spiegò al vecchio compagno di scuola il problema di Caco, Maca e Frollina che lui aveva tanto a cuore. Carlo Gustavo (era sempre lo stesso burlone!) fissò un appuntamento alla famigliola in studio e uno a Clodoveo al miglior ristorante di Mao Tao.

Ci vollero poche sedute al dottor Carlo Gustavo per capire quale fosse l’origine del problema: il papà e la mamma di Frollina avevano un vissuto così traumatico, così angosciante, così ricco di fantasmi di terrore e di abbandono, vissuto legato all’aver patito la guerra e le violenze nel posto che catalizzava e riceveva ogni bruttura, l’ospedale, avevano così profondamente, emotivamente vissuto le paure del distacco dalla vita, dagli affetti, dai genitori, dai figli, l’insicurezza e la precarietà nell’uscire di casa e non sapere se si sarebbero potuti rivedere i propri cari, da trasferire tutte completamente queste angosce sulla loro Frollina, che non riusciva a distaccarsi da loro né di notte né di giorno, ma dalla quale loro soprattutto non riuscivano a distaccarsi neppure per un attimo.

E così, con l’aiuto del dottor Carlo Gustavo, con la consapevolezza di quale fosse il loro problema, ma soprattutto con la voglia di superarlo, Caco e Maca iniziarono un lungo, dispendioso e faticoso cammino terapeutico di speranza affrontato per il loro amore e per l’amore della loro Frollina, cammino che li portò prima a capire, a rivivere ogni loro angoscia e poi a superarla per una vita da godere a piene mani, ciascuno nel proprio letto, ciascuno nel proprio ruolo  di genitore e di figlio, per godere pienamente di tutto il tempo concesso e per seguire con gioia le stagioni della vita.

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