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Cronaca | 26 ottobre 2021, 10:00

Un lumino acceso per ricordare il 25/10/1921: Bergeggi commemora le vittime dello scoppio del Forte Sant'Elena

Sabato scorso è stata organizzata una passeggiata commemorativa per non dimenticare il terribile incendio nel quale persero la vita 20 persone

Foto di Christian Alpino tratte dalla pagina Facebook "L'Îzua"

Foto di Christian Alpino tratte dalla pagina Facebook "L'Îzua"

Un lumino accesso per ricordare i tragici fatti avvenuti nel 1921. Bergeggi, ieri sera, 25 ottobre, si è accesa infatti nel ricordo delle vittime dello scoppio del Forte Sant’Elena che proprio alle 22.00 di 100 anni fa esatti, distrusse il paese.

Sabato scorso invece è stata svolta, organizzata dall'associazione "L’Îzua" con il patrocinio del Comune di Bergeggi, una passeggiata commemorativa con diverse tappe nel quale lo storico Christian Alpino ha contestualizzato il periodo storico in cui la sciagura ebbe luogo per poi passare agli accadimenti in ordine cronologico e infine ai dettagli.

Davanti alla lapide dei caduti, dopo la lettura di tutti i nomi delle vittime, era intervenuti anche il Sindaco di Bergeggi, Nicoletta Rebagliati e il parroco, Don Adolfo Macchioli per un benedizione.

LA STORIA

I fatti descritti, narrano che alcuni focolai divampavano in cima al monte già dal pomeriggio, tanto che si cercarono di spegnere con ausilio di volontari, militari e pompieri. I focolai fiammeggiavano in prossimità della fortezza e presumibilmente le notarono anche i sette artiglieri che quel giorno prestavano servizio al forte.

Testimonianze dell’epoca, rivelano che questo tipo di pericolo era già stato avvertito più volte, anche nei pressi dei forti di Madonna degli Angeli, Nostra Signora del Monte e il Ciuto; tanto che si chiese alle autorità locali di provvedere con misure preventive, alla tutela delle persone, chiedendo di spostare i depositi di polvere da sparo. Resta che quella notte, il fuoco avanzò troppo al presidio militare del Sant Elena.

Esplosero 18 tonnellate di polvere da sparo e dinamite che erano conservate in due casermette inglobate internamente al forte. Si precisa che la polveriera vera e propria, in pratica il deposito maggiore, per fortuna, era custodito ad una profondità di 11 metri, ricavata nel sottosuolo internamente alle mura. Alle ore 22.00, quella sera, il cielo e i paesi vicini s’illuminarono e il tremendo boato, come quello di mille cannoni, fu sentito sino a Genova. 

Volarono pezzi interi di muro, mattoni e ferro incandescente. Per dare un’idea della potenza e devastazione, basti pensare che nella spiaggia sottostante fu ritrovata la pesante piattaforma di un cannone, (verosimilmente appartenente ad un 280 GRC/Ret). La fortezza era armata in quel periodo, con una batteria a sei pezzi e in oltre contava su una stazione telegoniometrica che dava sul declivio nord del colle stesso. La cupola corazzata del peso di più quintali, fu rinvenuta in mezzo ad una strada di Bergeggi, mentre un macigno sfondò il tetto della chiesa dello stesso paese.

Rimase uccisa una contadina che si trovava a Spotorno e nel versante opposto, a sette chilometri di distanza dal forte, nel paese di Zinola, due guardi daziarie rimasero ferite. Bergeggi in quegli anni contava circa 800 abitanti, il paese rimase colpito duramente. Centinaia di case furono danneggiate, tetti sfondati, ville distrutte e molte abitazioni presero fuoco a causa dei materiali incandescenti che piovvero dal cielo. Per tutta la notte, i volontari accorsi sul posto, prestarono aiuto alle squadre d’emergenza, e militari inviati sul posto aiutarono con soccorsi e mezzi. Molti feriti furono estratti dalle macerie, altri furono trovati in stato confusionale vagare sulle strade. Si trovarono anche morti sulle campagne circostanti; furono trovati uccisi anche molti bovini.

Il Monte Sant' Elena e le vicinanze, appariva tutto bruciato, brullo e tristemente desolante. Passata la notte si contarono più di 250 feriti di cui 120 gravi, divisi tra Spotorno, Noli, Finale, Savona. Un uomo perse gli occhi e a due altre, si pensò seriamente di amputare le braccia.

I morti furono 20, ma a questa cifra vanno aggiunti i sette militari che prestavano vigilanza alla fortezza. Lo scenario che si presentava agli occhi di chi cercava di fare soccorso era da guerra. La collina, cambio la sua morfologia, tutto in torno era solo fuoco. Successivamente venero fatte a Roma anche delle interpellanze, per chiedere la rimozione da tutti i forti, della dinamite e polvere da sparo custodita.

Vennero successivamente stanziate in fine 1 milione di lire, di risarcimento danni che il paese di Bergeggi subì.

Luciano Parodi

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