Economia - 16 gennaio 2022, 07:12

Peste suina e il lockdown dei boschi, l'abbandono del territorio significa la morte del turismo outdoor

“La situazione è diventata drammatica e paradossale, la limitazione alle attività degli escursionisti e alla salvaguardia del territorio lasciano esterrefatti, con queste restrizioni si mette in ginocchio il turismo outdoor della regione”

Foto tratta dalla pagina Facebook Asd Ponente Outdoor Bike Spot

Foto tratta dalla pagina Facebook Asd Ponente Outdoor Bike Spot

La situazione è diventata drammatica e paradossale, la limitazione alle attività degli escursionisti e alla salvaguardia del territorio lasciano esterrefatti, con queste restrizioni si mette in ginocchio il turismo outdoor della regione”. A parlare è Fabio Scarnecchia, responsabile di Outdoor Bike Spot Ponente, l’associazione che fa parte del consorzio Zena Trail Builders, che si è messo a disposizione delle autorità per il monitoraggio del territorio colpito dall’epidemia di peste suina per cui il governo ha deciso un lockdown di sei mesi dei boschi in aree molto estese della Liguria e del Piemonte.

Si parla molto in queste ore del danno economico che potrà provocare la chiusura totale dell’entroterra alle attività che lì svolgono il loro business. Il danno potrebbe però acuirsi ancora di più se i boschi in questo periodo non saranno battuti neppure per la manutenzione che realtà come Zena Trail Builders svolgono quasi quotidianamente.

Lo stop di sei mesi creerebbe uno scivolone all’indietro di diversi anni, - continua Scarnecchia - la manutenzione deve essere fatta in maniera costante. Noi la facciamo più di una volta a settimana occupandoci sia di quella ordinaria, come lo sfalcio dell’erba e la rimozione degli alberi caduti, sia di quella straordinaria, come la regimentazione delle acque, che una volta erano tenute dall’agricoltura”.

In sei mesi – continua – può succedere di tutto, soprattutto a marzo, aprile, quando riprende la stagione della pioggia nella nostra regione, se non vi è un monitoraggio si rischia di perdere intere porzioni di sentieri”.

Questo porta a un rischio concreto di chiusura di tutto il comparto outdoor. “Ci sono intere famiglie – spiega ancora Scarnecchia - già impegnate a rilevare attività in un periodo difficile come questo, ma affrontare un nuovo ostacolo porterà altre chiusure e nuovi disoccupati. Bisogna trovare il modo di affrontare questa soluzione senza pagare un prezzo elevatissimo. I ristori possono essere un palliativo che non possono andare oltre i due mesi, perché a lungo andare si perderebbe comunque una grossa porzione di turismo, penso al 25 aprile, a Pasqua, al primo maggio, al 2 giugno, tutte date che in Liguria portano tantissimo turismo in un periodo climatico ideale per l’outdoor”.

Le soluzioni che le associazioni propongono sono quelle di prevenire il contagio già negli allevamenti. “Si dovrebbero dare finanziamenti agli allevatori per rinforzare le recinzioni. – spiega Scarnecchia, che propone anche la riapertura della caccia al cinghialeSecondo una stima sarebbero ventimila i capi infetti, con la caccia sarebbero sicuramente meno”.

Questa peste suina – conclude - è arrivata dall’estero, probabilmente da qualche capo importato, in Italia c’è stato solo qualche caso in Sardegna dagli anni ’70. I paesi più colpiti sono quelli dell’est, e probabilmente si è diffusa da qualche camion proveniente da lì. Ci vorrebbero sicuramente maggiori controlli sull’importazione”.

Francesco Li Noce

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