Al Direttore - 09 febbraio 2022, 16:25

Lombezzi: “Malamovida a Savona: piccola proposta in 5 punti”

Ecco la sua ricetta: una piattaforma sul sito del comune, metterci la faccia, applicare il regolamento comunale, prendere esempio da altri comuni, fare una raccolta firme

“Due città in Europa hanno il privilegio di avere una Darsena interna: Savona e La Rochelle. A Savona, oltre che una risorsa, la Darsena è anche un problema da quando è diventata il luogo una deregulation che va sotto il nome di “malamovida”: musica e canti a tutto volume, risse, schiamazzi e babygang. Anni di abbandono da parte delle istituzioni hanno reso i residenti e la maggior parte dei gestori ostaggi di una situazione fomentata anche da 4 o 5 locali, che, violando sistematicamente il regolamento comunale, si trasformano in discoteca o bar-karaoke tenendo svegli interi isolati. Si tratta di un vero e proprio sopruso che si rinnova ogni weekend, non solo verso persone anziane o malate, ma anche contro tutti coloro che il mattino vanno a lavorare e spesso hanno responsabilità che richiedono il massimo della concentrazione.

Il pretesto' con cui alcuni giustificano la musica ‘a palla’, la ‘promozione del turismo’,  cela tre effetti collaterali di segno opposto: la migrazione forzata di chi ha dovuto cambiare casa e residenza; la perdita di valore di abitazioni ristrutturate spesso a caro prezzo; il danno inflitto ai clienti del miglior albergo della città, l’NH Hotel.

Cosa si può fare? Per capirlo bisogna tornare all’origine: cioè a ciò che ha acceso l’attuale dibattito: il video di una rissa forsennata girato da un cittadino che ha ‘rivelato’ una situazione nota da molto tempo.

E’ da lì che bisogna partire e fare 5 cose:

1)   Creare su un sito del comune una piattaforma sulla quale residenti e gestori virtuosi possano caricare video e foto che documentino bullismo acustico, atti di vandalismo e tutte quelle forme di “privatizzazione” di uno spazio pubblico che vanno dal parcheggio abusivo all’accensione di casse a tutto volume. Una piattaforma gestita da un sito pubblico consentirà :  a chi vive e lavora in Darsena di documentare gli abusi senza esporsi in prima persona; permetterà agli amministratori di verificare la corrispondenza fra quanto denunciano i residenti e quanto constatano le forze dell’ordine.

2)    “Metterci la faccia”:  è sicuramente compito dei residenti (con le denunce) ma lo è soprattutto della politica che può fare da scudo a coloro che hanno subito (o continuano a subire) minacce o soprusi da alcuni gestori.

3)    Applicare il regolamento comunale. A Milano ai locali che tengono svegli interi palazzi viene ritirata la licenza. Non sono necessari i rilievi fonometrici per documentare il bullismo acustico. Bastano le testimonianze dei residenti.

4)    Prendere esempio. A Cuneo il problema è stato affrontato e risolto grazie all’intervento di un avvocato, Claudio Massa, e di un gruppo di residenti. Sarebbe utilissimo se l’assessore alla sicurezza Barbara Pasquali (che ha già ottenuto alcuni risultati) organizzasse insieme a residenti e gestori un incontro pubblico con l’avvocato Massa per discutere sul da farsi a partire da un’esperienza di successo

5)    Utilizzare la raccolta firme promossa da alcunI residenti della Darsena e del centro per chiedere alle autorità la presenza di una pattuglia fissa.

Ci sono due mesi di tempo (60 giorni) prima che bella stagione rilanci  a tutto volume la malamovida. Non c’è un minuto da perdere”.

Mimmo Lombezzi