Attualità - 21 febbraio 2022, 15:45

Recupero dei soggetti maltrattanti, il Tribunale di Savona e l'Asl2 firmano un protocollo d'intesa (FOTO e VIDEO)

Nel 2021 erano stati 116 i procedimenti emessi per stalking, 149 per maltrattamenti e 49 per violenza sessuale. 50 le richieste di misure cautelari l'anno scorso, erano state 19 nel 2014

116 procedimenti emessi per atti persecutori (stalking), 149 per maltrattamenti e 49 per violenza sessuale con 42 richieste al 22 novembre 2021 di misure cautelari nei confronti dei soggetti indagati per i reati ai quali si aggiungono altre 8 nel mese di dicembre.

Questi i dati forniti dalla presidente vicario del Tribunale Fiorenza Giorgi nel corso della presentazione e della firma del protocollo d'intesa siglato oggi tra il Palazzo di Giustizia di Savona e l'Asl2 savonese con lo scopo di consentire i percorsi di recupero dei soggetti condannati per reati di violenza domestica e di genere.

Nel 2014 erano 19 le misure cautelari emesse, un numero che a distanza di 7 anni è aumentato in modo esponenziale facendo emergere ancora una volta di più quanto la piaga della violenza, soprattutto sulle donne, sia una terribile e triste realtà.

"Fortunatamente aumentano le denunce ma la consapevolezza è sempre bassa, dobbiamo insegnare alle donne a non tollerare nulla, è molto sbagliato farlo" ha spiegato Fiorenza Giorgi.

Le denunce hanno avuto un decremento precipitando nel periodo del lockdown del 2020 ma successivamente il picco è ripartito.

"Il Covid ha peggiorato la situazione ma l'aumento dei casi non è attribuibile solo a quello" ha proseguito la presidente vicario del Tribunale.

Via quindi ad un intesa per cercare di far sì che i maltrattatori abbiano una seconda chance tramite un percorso di aiuto. 

Con la legge nazionale 69/19 lo Stato ha previsto l’attivazione di specifici percorsi strutturati di assistenza psicologica, subordinando la concessione della sospensione condizionale della pena alla partecipazione dei soggetti maltrattanti a programmi psicoeducativi con onere a carico dello stesso condannato.

Il Tribunale di Savona e la ASL2 con il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze (DSMeD) si sono quindi attivati per rendere concreta questa procedura che prevede da un lato la valutazione da parte del DSMeD di tutti i soggetti inviati dal Tribunale, con eventuale presa in carico diretta delle persone con problematiche maggiori, e dall’altro la supervisione sulla appropriatezza e solidità dei percorsi previsti.

Nell’ultimo decennio si sta assistendo alla costante crescita di soggetti portatori di disturbo psichiatrico che entrano nel circuito penale, non perché più predisposti a delinquere (sappiamo che al più può esserci fra i malati psichiatrici un lieve incremento di reati “bagatellari” rispetto alla restante popolazione), ma perché probabilmente i fatti reato sono inquadrabili in condotte disfunzionali attribuibili in buona parte allo stravolgimento del tessuto socioeconomico che stiamo attraversando anche a causa dell’esacerbazione legata allo stato pandemico.

Non di rado si tratta di casi di soggetti denunciati dalle proprie famiglie esasperate dall’impossibilità della gestione della quotidianità, con situazioni spesso rese esplosive dall’uso di sostanze che slatentizzano ed acutizzano i fenomeni; in molti casi si tratta di reati quali maltrattamenti, estorsione, danneggiamento, lesioni, minacce spesso in ambito, appunto, endofamiliare.

Da anni e con intensità sempre crescente il Tribunale di Savona e il Dipartimento di Salute Mentale dialogano con modalità rapide, moderne e costruttive in piena collaborazione per evitare che soggetti autori di reato e portatori di psicopatologia siano esclusi dalle terapie più appropriate di cui necessitano contemperando allo stesso tempo le esigenze di sicurezza della collettività. La legge 69/2019 inoltre promuovendo percorsi di “recupero” per i soggetti maltrattanti ed abusanti si prefigge di ridurre al minimo possibile il rischio di recidive.

La collaborazione tra Tribunale ed ASL consentirà quindi di porre un filtro in grado di intercettare quelle situazioni di disagio psichico e/o di condotte di abuso di sostanze che spesso si celano o si associano a questo tipo di reati. La ASL viene chiamata inoltre dal protocollo a supervisionare la qualità e la appropriatezza dei percorsi di recupero che si renderanno disponibili per i soggetti condannati.

“Ci troviamo in un momento – interviene il Direttore Marco Prioli - in cui, ancor più che in passato, si rende necessario far si che tutte le risorse del sistema “pubblico” funzionino con la massima integrazione per arrivare a risultati utili per la nostra società con ricadute positive sul singolo e sulla collettività, ben vengano quindi protocolli come questo che consentono di andare in questa direzione”.

 “Sono personalmente convinto – afferma Roberto Carrozzino - che l’ambito psichiatrico e il sistema Giustizia siano sempre più interconnessi e la realizzazione di protocolli operativi renda possibile l’interlocuzione ed agevoli la realizzazione di percorsi di cura, facilitando il lavoro multidisciplinare, scandendo i passaggi dell’iter, dando così la necessaria continuità ai percorsi, assicurando la velocità del contatto reciproco attraverso un buon sistema di comunicazione e mettendo a disposizione della Giustizia sistemi di intervento appropriato anche in urgenza consentendo la necessaria condivisione fra il linguaggio giuridico e quello clinico”.

La dott.ssa Fiorenza Giorgi conclude dichiarando ”sono d’accordo nel rimarcare l’importanza della collaborazione tra il sistema sanitario e quello giurisdizionale. L’applicazione del protocollo di intesa, realizzato in gran parte grazie alla professionalità e alla disponibilità del Dottor Carrozzino, sarà fondamentale nell’approccio agli autori di reati connotati dalla violenza verso soggetti fragili, la cui riabilitazione è indispensabile al fine di scongiurare il pericolo di recidiva, quanto mai concreto in relazione a tali condotte, sovente cagionate, oltre che da problemi psichiatrici e da abuso di sostanze, da sovrastrutture culturali difficili da demolire attraverso la sola irrogazione della pena”.