Attualità - 04 marzo 2022, 16:02

Sanità, previsione Case di Comunità: l’opinione dei sindaci di Mioglia, Sassello, Stella e Urbe

“L’entroterra viene sempre più depauperato per mancanza di risorse”

I sindaci di Mioglia, Sassello, Stella e Urbe (Ambito Territoriale Sociale 30), dopo aver letto la proposta che Asl2 ha fatto alla Regione per gli ospedali e le Case di Comunità sul territorio provinciale, hanno scritto una nota condivisa per spiegare, prima di tutto, che Asl non ha mai coinvolto i Comuni in merito alle scelte fatte, “soprattutto per un comprensorio come quello della Valle Erro e della Valle Orba che dista, nei casi peggiori, anche oltre 40 km da Savona e con un’età media dei cittadini molto alta, questa dislocazione dei presidi sanitari sicuramente non porterà benefici al territorio”.

“Un territorio che su tutti i servizi sanitari è già ora molto al di sotto dei livelli essenziali di assistenza – spiegano -. Sui finanziamenti delle aree interne, Asl è ancora molto indietro e dall’anno scorso, da giugno a dicembre, sempre per proprie lentezze, si è lasciata sfuggire un finanziamento di 120 mila euro del POR Fesr regionale per ristrutturare gli ambulatori del Sant’Antonio. Ad oggi non ha nemmeno ancora rinnovato il contratto per questi ambulatori”.

Secondo i sindaci di Mioglia, Sassello, Stella e Urbe,  l’Asl2 ha preferito insediare Case di Comunità e Ospedali di Comunità in edifici di proprietà, “ma così rischia di distruggere una rete di servizi, che già era debolissima, su un territorio molto fragile”.

“Una rete di servizi che è stata già messa a dura prova dal Covid. L’ASP ospedale Sant’Antonio di Sassello, sia per la mancanza di personale (col Covid il sistema di sanità pubblica ha assorbito praticamente tutta la domanda di Infermieri e oss), sia per i problemi di bilancio, rischia di chiudere”.

“Un territorio di quattro comuni, oltre a non avere un posto di rsa, rischia di perdere gli unici posti di residenza protetta presenti sul territorio. Ci sono Aassll (Asl1 e Asl5) che addirittura, per tenere in piedi le strutture pubbliche (le aziende pubbliche di servizi alla persona) sul territorio stanno inviando loro personale sanitario per sostenerle. Inoltre – proseguono -, al di là della gravissima situazione del Sant’Antonio, appare evidente che non ci sia un disegno su queste aree per costruire dei servizi sanitari territoriali”.

“Al di là di pensare al nuovo che arriverà fra due o tre anni, bisognerebbe pensare a come tenere in piedi quel poco di rete che esisteva e che, dopo il Covid, soprattutto nelle aree più periferiche, rischia di scomparire totalmente, contribuendo ancor più all’abbandono dei territori. Se Asl2 e Regione Liguria non pensano anche a un piano a breve termine per salvare i servizi sanitari territoriali sulle aree montane, si rischia veramente di desertificare dei territori”.

“Viene sempre sbandierata, tramite petizioni di principio, l’importanza della sanità territoriale e dell’entroterra – concludono -, ma alla fine rimane sempre lettera morta, perché gli investimenti vengono fatti sui territori dove i servizi sanitari per i residenti sono già disponibili e l’entroterra viene sempre più depauperato per mancanza di risorse”.

Redazione