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Politica | 27 maggio 2022, 10:50

Referendum giustizia, la sfida "ingauna" su Rai 2: i pro e i contro tra Mai e Vazio

Si sono confrontati, insieme ad altre personalità del mondo politico, ma non solo, nella trasmissione televisiva “Rai Parlamento”

Referendum giustizia, la sfida "ingauna" su Rai 2: i pro e i contro tra Mai e Vazio

Stefano Mai, in qualità di delegato di Regione Liguria ed esponente della Lega, e il senatore Franco Vazio, vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera ed esponente Pd, entrambi ingauni, su Raidue alla trasmissione televisiva “Rai Parlamento” dedicato al confronto sui 5 referendum abrogativi sulla giustizia per i quali siamo chiamati a votare il prossimo 12 giugno. Nello specifico, la puntata di ieri, 26 maggio, era dedicata al quesito numero 2 sulle limitazioni delle misure cautelari.

Ragioni per votare Sì o No, numeri, qualche frecciata e anche lo scivolone di Mai ieri sera su Raidue. Insieme ad altre personalità del mondo politico, ma non solo, Stefano Mai, per il Sì, e un accalorato Franco Vazio, per il No, che in alcuni momenti hanno trasformato la discussione in un dibattito a due.

“Noi vogliamo concentrarci sulla reiterazione del reato. Vogliamo limitare gli abusi, perché in Italia si procede spesso anche in assenza di prove – spiega Mai nel minuto a sua disposizione -. Non possiamo pensare che gli innocenti finiscano in carcere prima della sentenza definitiva. Sappiamo che in Italia si è colpevoli dopo il terzo grado di giudizio e non possiamo pensare che la pena venga inflitta preventivamente. In Italia sono circa 1000 le persone che ogni anno finiscono detenute da innocenti e poi assolte e con 30 milioni di indennizzi da parte dello Stato. Noi vogliamo limitare questi abusi”.

“Se vincesse il Sì – spiega il senatore Vazio -, il pubblico ministero non potrebbe richiedere e applicare le misure cautelari personali, quali il carcere, gli arresti domiciliari, ma anche il braccialetto elettronico per stalker pericolosi, per ladri, truffatori, estorsori o spacciatori, l’obbligo di dimora, il divieto di allontanamento per impedire di commettere gli stessi reati. Significherebbe lasciare le vittime al loro destino e lasciare i cittadini inermi di fronte a persone molto pericolose”. 

Un dibattito che via via si accende, con riferimenti anche “territoriali”, come la frecciata di Mai al Pd che ad Albenga ha chiuso il tribunale e su un sindaco, non meglio identificato, difeso dal senatore e avvocato Vazio, passato sotto la legge Severino.

Poi la discussione si sposta sul sovraffollamento delle carceri, tra le motivazioni dei sostenitori del Sì, che vede Vazio in totale disaccordo: “Il sovraffollamento delle carceri si risolve costruendone di nuove e non liberando pericolosi criminali. Così gli spacciatori potranno liberamente tornare davanti alle scuole a spacciare, cosa spiegheranno gli esponenti della Lega alle donne che hanno subito stalkeraggio che si ritroveranno sotto casa chi le molesta. Il sovraffollamento carcerario non c’entra nulla. Si possono anche migliorare le norme – confermando la disponibilità a revisionarle -, ma non si  può abrogare una disposizione che è a tutela della collettività, non si possono rimandare pericolosi criminali sulla strada”, conclude il senatore Vazio.

“Non vogliamo svuotare le carceri, vogliamo evitare che ci vadano gli innocenti. In 30 anni 30 mila innocenti e 900 milioni di risarcimenti. Con quei soldi potevamo fare altre cose. Le pene ci saranno e chi sbaglia deve andare in galera, anche prima del processo, ma solo chi è veramente reo. Ricordiamo il caso Tortora, 271 giorni di carcere senza prove per uno sbaglio di nome”. E qui lo scivolone del leghista, corretto dal senatore Balboni  (FdI), sostenitore del No: “Il caso Tortona non è pertinente. Nel 1983 la norma prevedeva sufficienti indizi, oggi la norma prevede gravi indizi”.

Il quesito numero 2 del referendum, nello specifico chiede l’abrogazione di una parte dell’Art.274 del codice di procedura penale che riguarda la custodia cautelare, una misura coercitiva provvisoria e urgente con la quale un indagato può essere privato della libertà prima di una condanna definitiva. 

Oggi la misura può essere disposta dal magistrato in caso di: pericolo di reiterazione del reato; fuga; inquinamento delle prove. 

Con la vittoria del Sì, verrebbe abolita la possibilità di procedere in ragione di una possibile reiterazione del medesimo reato. Resterebbe invece in vigore la carcerazione preventiva in caso di criminalità organizzata, di reati gravi o diretti contro l’ordine costituzionale. La custodia cautelare verrebbe a cadere anche in caso di finanziamento illecito dei partiti.

Maria Gramaglia

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