Sanità - 23 agosto 2022, 17:13

Vaiolo delle scimmie, deceduto il primo italiano. Bassetti: "Vaccinazione da destinare subito a giovani uomini omosessuali tra i 18 e i 45 anni"

Il direttore dello Spallanzani Vaia: "La vaccinazione rappresenta ancora uno strumento di protezione duratura per contrastare la malattia"

È Germano Mancini, 50 anni, originario di Pescara, il primo italiano deceduto a causa del vaiolo delle scimmie. L’uomo si trovava in vacanza a Cuba dal 15 agosto. Il ministero della Salute cubano ha dichiarato che “Il paziente, che si trovava in condizioni critiche instabili dal 18 agosto, è morto la sera del 21 agosto. Il rapporto dell'autopsia effettuata presso l'Istituto di Medicina Legale conclude che la morte è stata causata da sepsi dovuta a broncopolmonite con germe indeterminato e danni a più organi”. 

L’uomo stava alloggiando in una casa in affitto e aveva visitato diverse località a ovest dell’isola. Le persone che sono entrate a contatto con lui sono state isolate e risultano, al momento, asintomatiche. 

Matteo Bassetti, Direttore Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, commenta la notizia confermando la sua opinione: “Lo sostengo da maggio che si tratta di una infezione tutt’altro che blanda. Quando i numeri crescono così violentemente (siamo a 50000 casi accertati nel mondo) può succedere che ci siano casi gravi anche mortali. Unico modo per proteggerci? Prevenzione e vaccinazione da destinare subito a giovani uomini omosessuali tra i 18 e i 45 anni”

Dello stesso avviso il direttore dello Spallanzani di Roma Francesco Vaia: “A fronte di oltre 42.000 casi notificati in paesi non-endemici, quindi al di fuori dell'Africa centrale e occidentale, i decessi sono stati solo 5, pari a una letalità di 1,2 su 10.000. La malattia interessa oggi solo dei gruppi di popolazione, e abbiamo un vaccino, che è il vaccino antivaioloso di terza generazione (MVA-BN), che ha una elevata capacità di protezione (almeno 85%) dalla malattia. Il vaccino antivaioloso è in grado di stimolare una risposta immunitaria forte e duratura, anche a distanza di molti anni. Questa risposta nelle persone a rischio per il vaiolo delle scimmie, può essere richiamata facilmente anche con una singola dose di vaccino. Chi non ha ricevuto la vaccinazione in passato, e ha comportamenti che lo espongono a rischio di contagio, deve invece effettuare due dosi di vaccino, a distanza di 28 giorni". Per Vaia "si conferma che la vaccinazione, in questo caso solo su popolazione a rischio e non sul totale della popolazione, rappresenta ancora una volta uno strumento altamente efficace e di protezione duratura per contrastare questa nuova malattia". 

Redazione