Attualità - 12 dicembre 2022, 13:00

Vado, assemblea di Sanac nel parcheggio. I sindacati: "L'azienda non ha fatto entrare i lavoratori in cassa integrazione"

"Insostenibile, uno smacco ai lavoratori, una mancanza di rispetto, valuteremo se ci sono gli estremi per un'azione legale"

No all'assemblea sindacale all'interno dell'azienda per motivi di sicurezza con lo stop all'ingresso principalmente per i lavoratori in cassa integrazione.

Questa la decisione che ha portato con amarezza e sconcerto i rappresentanti sindacali e dipendenti della Sanac di Vado Ligure a riunirsi nel parcheggio di fronte allo stabilimento.

"La Sanac ci ha detto che i cassi integrati non potevano avere accesso ai locali aziendali per problemi di sicurezza e ci siamo dovuti riunire all'esterno - ha detto Corrado Calvanico, Femca Cisl - È la prima volta che mi capita una cosa del genere, se era un problema di sicurezza legata agli infortuni avremo fatto una manleva, ma questa è stata una decisione politica, ci è sembrata una cosa veramente brutta, insostenibile, uno smacco ai lavoratori, una mancanza di rispetto. Stiamo facendo le dovute verifiche per gli estremi di un comportamento anti sindacale".

"È inconcepibile e inaccettabile una cosa del genere tenendo conto che siamo in una situazione terribile. Dire che ci sono problemi di sicurezza è un atteggiamento che porta in esasperazione i lavoratori ed è anche anti sindacale - puntualizza Tino Amatiello, Filctem Cgil - Abbiamo deciso di passare la pratica ai legali se vi sono stati atti contro la normativa. È una decisione dei commissari che hanno fatto un'azione inaccettabile che non aiuta la pace per il momento difficile che stanno passando i lavoratori".

"Siamo sempre stati partecipativi, oggi invece è stata una cosa molto brutta e divisiva. Io che per esempio sono in cassa integrazione non posso entrare rispetto ad un collega invece di turno, è una cosa che fa bene, non è piacevole. A livello sindacale valuteremo se ci sono gli estremi per un'azione legale, è fuori luogo" continua Alessandro Bonorino, rsu Filctem Cgil e lavoratore Sanac.

L'assemblea è stata disposta per illustrare ai lavoratori gli argomenti trattati durante l'incontro al Ministero a Roma per trattare della difficile situazione in cui versa l'industria che produce refrattari.

Una riunione che non aveva convinto i sindacati, soprattutto la Cgil che aveva specificato che "dopo le mobilitazioni e gli impegni della politica regionale e nazionale delle scorse settimane, ci sentiamo presi in giro. Nessuna risposta e assenza di certezze".

"Ancora una volta non sì è presentato alcun 'politico' del ministero a discutere con i lavoratori e le organizzazioni sindacali, ma soltanto un tecnico che poco è servito. Ma c'è di più: ancora una volta le istituzioni locali non hanno avuto la capacità di incidere politicamente nella vertenza - avevano continuato dalla Camera del Lavoro savonese - La Regione è stata presente per pochi minuti in videoconferenza per poi allontanarsi dalla riunione, senza dare alcun valore aggiunto e supporto alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori dello stabilimento. Ancor peggio ha fatto l'amministratore comunale di Vado Ligure che addirittura non si è presentata, seppur avvisata, come già accaduto nei mesi precedenti".

Sanac è un'azienda controllata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attualmente in amministrazione straordinaria, e fornisce materiali refrattari fondamentali per i processi di produzione di acciai, lavorando per quasi il 60% del suo fatturato per lo stabilimento Acciaierie d'Italia di Taranto.

È stata da sempre legata alle vicissitudini della siderurgia nazionale, anche quando i processi di privatizzazione, a metà anni '90, l'hanno fatta confluire nel Gruppo Riva, che aveva nel contempo acquisito le acciaierie del Paese. Le vicende che hanno travolto lo stesso Gruppo Riva agli inizi degli anni 2010 l’hanno collocata, unitamente agli impianti siderurgici, in amministrazione straordinaria con gestione commissariale.

"Nel 2018, un nuovo accordo con il colosso Franco-Indiano di Arcelor Mittal sulla gestione delle acciaierie ex Ilva, ha aperto uno spiraglio circa il definitivo assetto societario e la conseguente stabilità lavorativa per i circa 300 dipendenti del Gruppo Sanac - avevano spiegato le organizzazioni sindacali in una lettera inviata al neo Ministro delle Imprese e del Made in Italy Alfonso Urso - Nel 2019 ArcelorMittal Italia si aggiudica il primo bando di gara per l'acquisizione di Sanac che tuttavia non perfeziona mai, temporeggiando per anni con fidejussioni bancarie, allo scadere delle quali nel 2022, decadendo il bando stesso, obbliga i commissari a rimettere in vendita la Sanac, attraverso un nuovo ulteriore bando di gara. Questo nuovo bando di gara purtroppo è risultato inutile a causa della mancanza di offerte utili al rilancio del gruppo. Si è proceduto di conseguenza, ad emettere un terzo bando di gara per il quale, come termine per la presentazione delle manifestazioni d'interesse, è indicato il 7 novembre prossimo. Ad oggi non ci sono certezze rispetto alle prospettive produttive del gruppo, mentre si acuiscono le preoccupazioni circa le ricadute occupazionali le cui conseguenze potrebbero avere effetti su diversi territori nazionali (Sanac ha stabilimenti nelle province di Vercelli, Savona, Massa Carrara e Cagliari)".

"Nel 2018, un nuovo accordo con il colosso Franco-Indiano di Arcelor Mittal sulla gestione delle acciaierie ex Ilva, ha aperto uno spiraglio circa il definitivo assetto societario e la conseguente stabilità lavorativa per i circa 300 dipendenti del Gruppo Sanac - avevano spiegato le organizzazioni sindacali in una lettera inviata al neo Ministro delle Imprese e del Made in Italy Alfonso Urso - Nel 2019 ArcelorMittal Italia si aggiudica il primo bando di gara per l'acquisizione di Sanac che tuttavia non perfeziona mai, temporeggiando per anni con fidejussioni bancarie, allo scadere delle quali nel 2022, decadendo il bando stesso, obbliga i commissari a rimettere in vendita la Sanac, attraverso un nuovo ulteriore bando di gara. Questo nuovo bando di gara purtroppo è risultato inutile a causa della mancanza di offerte utili al rilancio del gruppo. Si è proceduto di conseguenza, ad emettere un terzo bando di gara per il quale, come termine per la presentazione delle manifestazioni d'interesse, è indicato il 7 novembre prossimo. Ad oggi non ci sono certezze rispetto alle prospettive produttive del gruppo, mentre si acuiscono le preoccupazioni circa le ricadute occupazionali le cui conseguenze potrebbero avere effetti su diversi territori nazionali".

L’aspetto che desta perplessità e preoccupazione nei sindacati è il comportamento di Acciaierie d'Italia (attuale gestore degli impianti siderurgici ex-Ilva) che da azienda partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, ha deciso di non rifornirsi di materiale refrattario dalla Sanac da circa un anno.

Due sarebbero le manifestazioni d'interesse presentate per l'acquisizione dell'azienda: RHI e Dalmia.

La prima, multinazionale austriaca, leader mondiale per la produzione di refrattari e la seconda, colosso indiano che si era già presentato al secondo bando per poi ritirarsi. Rhi aveva annunciato sul suo sito di aver acquistato refrattari proprio da Dalmia. Un ulteriore sviluppo che non farebbe star tranquilli i sindacati e i dipendenti.