Sanità - 08 agosto 2023, 11:30

Dal San Paolo di Savona all'Africa ad operare i bambini con problemi ortopedici

Da 17 anni il primario di Ortopedia Danilo Chiapale, con l'infermiera Paola Bellotti e alcuni medici genovesi, passa le ferie in Kenya ad operare i bambini, alternandosi in sedute operatorio di 15 ore

Curarsi in Africa non è facile, tanto meno per i bambini. Ci sono poche strutture e carenza di medici. Ogni anno i medici dell'Associazione Silvano Mastragostino Genova Ortopedici per l'Africa di cui fa parte anche il primario di Ortopedia del San Paolo di Savona Danilo Chiapale, partono per il Kenya per operare soprattutto bambini con la malformazione del piede torto o con altri problemi ortopedici, come fratture curate male o ustioni.

Con Chiapale, oltre a medici e infermieri genovesi, anche l'infermiera del San Paolo Paola Bellotti. Le strutture in Kenya dove lavorano sono la Ol’kalou Disabled Children’s Home di St.Joseph ed altre sul territorio come il Kinagop Catholic hospital (che si trova a circa 2700 metri di altezza).

“Sono quasi 17 anni che vado in Africa – spiega Chiapale – due volte l'anno a settembre e gennaio, in una regione a Nord di Nairobi. Operiamo deformità dei bambini, fratture o esiti da ustioni. Il Kenya è un grande produttore di fiori recisi per anche per paesi Europei. Ci sono grandi serre dove lavorano donne anche in gravidanza e dove viene fatto ampio uso di pesticidi e questo potrebbe avere conseguenze sul feto”.

I team sono in genere guidati oltre che da Chiapale dai medici genovesi Silvio Boero, Marco Carbone e Federico Santolini, e comprendono anche due anestesisti un'infermiera e uno o due specializzandi con borsa di studio. Poi ci sono medici, infermieri e fisioterapisti del posto, questi ultimi in genere provenienti dalla scuola per fisioterapisti in Tanzania, ritenuta di buon livello. A settembre il team di lavoro si occupa delle le liste liste operatorie e visita i bambini operati e a gennaio si fanno gli interventi.

“Lavoriamo su due sale operatorie – prosegue Chiapale- in genere facciamo da 150 a 180 interventi in dieci giorni, operando 14-15 ore al giorno, dalle 8 alle 23, alternandoci in sala operatoria. Operiamo 14-15 bimbi al giorno e si lavora a 2700 metri di altezza, dove l'aria è più rarefatta”.

Il sabato e la domenica sono riservati al controllo dei gessi. Oltre al lavoro di chirurgia ortopedica c'è anche una parte, altrettanto importante, di contatto con le famiglie dei bambini, ancora legate ad antiche credenze e che non accettano la malattia dei figli.

“Sono circa 6.000 i bambini operati e reinseriti nella società afferma Chiapale – in quelle zone la malattia è considerata una maledizione quei bambini e non sono accettati dalle famiglie. Parlando con loro e operando i loro figli abbiamo fatto capire che una malformazione come il piede torto si può correggere e non è una maledizione. In questi anni siamo riusciti a formare un buon gruppo di lavoro di medici locali, infermieri e tecnici. L'obiettivo è fare in modo che queste strutture siano indipendenti per concentrarci su altri paesi africani”.