Nonostante la forte pioggia da allerta meteo di ieri sera, 23 maggio, erano numerosi i savonesi che si sono ritrovati ai Serenella per l'incontro con Nichi Vendola, in occasione della presentazione del suo libro Sacro Queer, insieme a Gabriella Branca, presidente dell'Assemblea nazionale di Sinistra Italiana e assessora del Comune di Savona, e a Renata Barberis. A margine dell'incontro, Vendola ha concesso una breve intervista a Savonanews.
Perché ha scelto la poesia per questo libro?
Questo è il mio quinto libro di poesie, il primo l'ho scritto 43 anni fa. Sacro Queer è dedicato a quella che chiamo la catastrofe delle parole, all’uso del vocabolario per disumanizzare il mondo, all’avvelenamento delle parole per avvelenarlo, per renderlo una sorta di corrida planetaria, un luogo in cui le parole non servono per comunicare e capirsi, ma per manipolare e sopraffare. Sacro Queer è la celebrazione della sacralità dell’umano in tutta la sua varietà, in tutta la sua caleidoscopica diversità. È un libro di poesie, di preghiere, di ballate che raccontano il dolore degli ultimi, l’invocazione al cielo da parte di chi viene macinato da una globalizzazione che è quella dei mercati della finanza.
Ha parlato di parole velenose che avvelenano il mondo. A Genova, dove si vota per le amministrative, nei confronti di Ilaria Salis, è stato detto dal centrodestra che non bastano trucco e bell’aspetto per governare la città.
Dalla politica dei casting è veramente ridicolo sentire queste cose. Chi ha portato soubrette, igieniste dentali e, diciamo, persone che venivano dagli harem, dovrebbe tacere per pudore.
Un certo linguaggio non segna anche un decadimento della politica?
Purtroppo sì, è un decadimento della politica, della cultura, delle funzioni delle élite. Le élite un tempo avevano l’ambizione di guidare un processo di incivilimento, oggi le definisco una plebe borghese, nel senso che investono su rancore, paura, risentimenti, che sollecitano gli istinti più belluini in un’opinione pubblica con paure millenaristiche.
Tornando alle elezioni a Genova: c'è una certa unità a sinistra, basterà per strappare la città al centrodestra?
Il giudizio di Genova nei confronti del centrodestra che ha amministrato la città è stato molto negativo, come si è visto alle elezioni regionali, e quindi spero che venga confermato nelle urne quel giudizio. Bisognerebbe anche non dimenticare che cosa è stato il sistema Toti: la politica come collusione tra cosa pubblica e affari privati.
Però alle regionali il centrodestra è stato confermato.
Lì c’è stato l’effetto Scajola. Il risultato delle regionali è stato un vero peccato. Penso che il centrosinistra abbia pagato il ritardo con cui si è giunti alla scelta di un candidato, che era però un candidato di grande classe.
Tra qualche giorno si vota per i cinque referendum, di cui quattro sul lavoro. C’è l’incognita del quorum.
C’è una paura incredibile da parte della destra che la gente vada a votare, e nel loro Pantheon ci sono quelli che il voto proprio lo hanno abolito. I referendum vogliono rimettere al centro la civiltà del lavoro. Il fascismo è stato lo strumento per bloccare l’avanzata del movimento dei lavoratori. Quindi il centrodestra vuole impedire che possa rialzarsi la bandiera che rende concreta quell’affermazione scritta nell’articolo 1 della Costituzione: L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Oggi l’Italia è una Repubblica fondata sulla precarietà, sul lavoro mal pagato e povero, e sull’insicurezza sul lavoro.
Il fatto che sia sempre più difficile portare le persone a votare non è un fallimento della politica?
Sicuramente è il combinato disposto delle delusioni che la sinistra, nel corso degli anni, ha prodotto, non c’è alcun dubbio. Ci sono stati molti errori nel passato, e anche una grande capacità di manipolazione delle coscienze da parte della destra.
È vero che tornerà a fare politica attiva?
La sto facendo ora.