Anche a livello locale il Movimento 5 Stelle ha iniziato a dividersi già dall'inizio della leadership di Conte. Ma ora che il fondatore Beppe Grillo torna alla carica e avrebbe incaricato i legali di fare causa per la proprietà del simbolo, per riappropriarsene in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, la divisione è sempre più netta. Insomma, tira aria di resa dei conti, e non solo a livello nazionale.
Nel Savonese il Movimento è diviso tra chi ha appoggiato il "nuovo corso" di Conte, come la coordinatrice provinciale Stefania Scarone, e quelli che sono stati definiti "grillini della prima ora", come il capogruppo in consiglio comunale, che in più occasioni ha criticato certe posizioni, come le alleanze con il centrosinistra.
"Dispiace che questa vicenda finisca a carte bollate – dichiara Manuel Meles – ma credo che sia un passaggio necessario, visto cosa è successo con la costituente che, di fatto, è stata un’estromissione forzata. Se non si trova un accordo, è opportuno che sia un giudice a stabilire la questione, e che ognuno faccia le sue valutazioni. Il nuovo corso ha lasciato molto amaro in bocca, tensione, soprattutto perchè ha avuto poca attenzione per chi si è sempre speso per strada e ha lavorato sul territorio. C’è malcontento".
Anche per Federico Mij il ricorso al giudice è l’unica soluzione possibile alla controversia.
"Con il processo della costituente, che ritenevo necessario – spiega Federico Mij, consigliere comunale – speravo che potesse esserci un rilancio, prendendo il meglio sia da Grillo sia da Conte. Sono posizioni differenti, ma potevano dare un contributo. Ho sempre cercato di trovare una sintesi nell’ottica di un rilancio del Movimento. Purtroppo, per certi aspetti, si è semplicemente arrivati a cacciare qualcuno, a cercare un capro espiatorio invece di lavorare per risolvere i problemi. Credo che anche Beppe abbia responsabilità che hanno messo il Movimento in difficoltà. La mia posizione è restare con il simbolo che esprime i valori del Movimento; temevo che si verificasse uno scenario di questo genere, perché non c’è altra modalità per risolvere la questione. Ma penso che andrà per le lunghe".
A livello giuridico, il ricorso di Beppe Grillo si basa su una sentenza del 2021 della Corte d’Appello di Genova. I giudici hanno stabilito che la titolarità dell’uso del logo sia in capo esclusivamente a Grillo, anche se esistono tre diverse associazioni con il nome del M5S. La prima è stata fondata nel 2009 da Grillo e Gianroberto Casaleggio; la seconda nel 2012, da Grillo, con sede a Genova. La terza, infine, del 2017, è stata fondata da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio.
C’è stata poi, nel novembre 2024, la cosiddetta assemblea costituente che ha eliminato il limite dei due mandati e dato l’ok alle alleanze, oltre a cancellare l’incarico del Garante e rimuovere di Grillo dal Movimento.
Ora, con la causa, Grillo torna all’attacco, e l’esito della vertenza condizionerà la politica futura. O, alla manovra di disturbo a Conte, sono in molti pronti a scommettere che stia maturando qualcosa sul fronte squisitamente politico, che molti sperano sia un vero rilancio del Movimento.