Era inevitabile che l’illustrazione della tariffa Tari per il 2026, in piena fase di passaggio al porta a porta che si è rivelato alquanto difficoltoso, scatenasse un acceso dibattito in Commissione consiliare a Savona.
Dopo l’aumento del 2025, Palazzo Sisto prevede un rincaro medio del 4% per la Tari 2026, motivato dalle disposizioni di Area e dall’aumento dell’inflazione, che per le famiglie si attesta intorno al 3,98%.
Qualunque sia la motivazione dell’incremento, che sommato a quello dello scorso anno arriva al 12%, l’opposizione contesta un servizio scadente che non giustificherebbe quanto sborsato dai savonesi.
Ad aprire le critiche è stato il consigliere Manuel Meles dei 5 Stelle: “Gli aumenti non corrispondono a un miglioramento della qualità del servizio – ha detto Meles – I dati Arera inquadrano Savona come città con prestazioni ambientali avanzate, ma è fuori luogo affermare che siamo a quel livello, considerando lo stato dell’igiene urbana. I savonesi pagano già una delle tariffe più alte d’Italia, e questi costi avrebbero dovuto essere assorbiti dal Comune o dal gestore. Inoltre, con 7 milioni di avanzo, si poteva e doveva fare di più per contenere l’aumento. Nemmeno un centesimo è stato destinato a questo capitolo.”
Su un servizio scadente e una Tari elevata è tornato il consigliere Piero Santi. Sulla stessa linea il consigliere Fabio Orsi, che ha ricordato come già nel 2024 il Comune avesse applicato quasi l’aumento massimo consentito dall’ente regolatore, a fronte di altre città, come Imperia, che hanno previsto addirittura riduzioni della tassa di più punti percentuali. “Con il nuovo aumento arriviamo al +12% in due anni – ha detto Orsi – e tutto questo senza aver messo in campo alcuna strategia per ridurre l’impatto sui cittadini. Abbiamo visto in Commissione una variazione di bilancio 'monstre', oltre 7 milioni di euro utilizzati per ogni tipo di spesa, ma nemmeno un euro per il sistema dei rifiuti. È un paradosso.”
Nella sua replica dell’assessore Silvio Auxilia ha negato quanto dichiarato dall'opposizione sulle agevolazioni Tari, ritenute della stessa entità dello scorso anno. “Rispetto all'anno scorso – ha risposto Auxilia – abbiamo comunque aumentato le agevolazioni Tari: sono passate da 680mila a 757mila euro, +11,5%, a fronte di un’inflazione del 2,5-3%.”
Ed è proprio sull'entità delle agevolazioni agevolazioni che si è aperto il caso dei numeri discordanti, un piccolo "giallo" con due versioni differenti su quanto effettivamente investito negli ultimi due anni. Il consigliere dei 5Stelle Mij ha fatto riferimento alla delibera 2.710 del 2024, ida cui risulta che il totale delle detrazioni è di 757 mila euro. “Non capisco perché mi venga detto che non è un numero effettivo – ha replicato Mij - dato che è allegato alla delibera. In questo Pef Tari viene solo ripartito in maniera differente tra costo fisso e costo variabile.”
“Per le agevolazioni – ha aggiunto in replica Auxilia - mi riservo un approfondimento.”