Al Direttore - 25 agosto 2025, 10:07

"Basta buonismo: educazione e lavoro le uniche risposte per un serio piano di accoglienza"

Lettera firmata

Riceviamo e pubblichiamo:

“Caro Direttore, ho letto con tristezza la notizia – una fra le tante ormai – che i mezzi Tpl ad Alassio vengono presi di mira da vandali, con ovvie preoccupazioni per autisti e passeggeri. Visto che questi fenomeni di vandalismo e delinquenza sono in continuo aumento, e che si menzionano gli extracomunitari come coloro che generalmente attuano queste scelleratezze, direi proprio che sarebbe ora di intervenire con decisione e capacità per arginare, e possibilmente eliminare, il problema”.

“Premetto che non credo siano gli extracomunitari il problema: abbiamo gli stessi problemi con cittadini italiani lasciati a sé stessi, senza quello che si chiama ‘tessuto sociale’ (scuola, ambiente, famiglia, ecc.) a supportarli e aiutarli a uscire da determinati cliché che li vogliono ‘machi’ e al di fuori delle leggi che ci siamo dati. Intanto, dovremmo prendere atto che queste migrazioni di persone da aree sottosviluppate del mondo sono ormai un dato di fatto, inarrestabile e civilmente impossibile da evitare. Quelli che vogliono affondare i natanti con gli ‘scappati di casa’ sono non meno ignoranti di coloro che scappano…”.

“Il modo in cui questi ‘esuli’ vengono accolti in Italia ed in Europa fa rabbrividire e pone tantissime domande, non ultima quella, datata ma sempre attuale, del ‘cui prodest?’… Come si dice a Genova, qualcuno ‘avrà avuto il suo guadagno!’ nel fare ciò che si sta facendo con questi immigrati – clandestini o meno. Là si dovrebbe colpire, e duramente. Ma di questo pare che non se ne voglia prendere atto…”.

“Se invece di trattarli come bestie, chiudendoli in centri di raccolta e dando retta ai ‘buonisti’ che tutto danno loro e nulla pretendono in cambio, si facesse un piano serio di accoglienza, in cui si preparano centri con corsi di lingua italiana, scuole di preparazione al lavoro, corsi di educazione civica, ecc., forse – e dico ‘forse’ – si otterrebbe che le persone che entrano in Italia, invece di sentirsi non volute – come al loro Paese di origine, del resto – potrebbero pensare di avere una possibilità di inserimento nella società italiana, per cui sarebbero meno proni a delinquere e magari riuscirebbero anche, nel giro di poco tempo (relativamente!), a pagare delle tasse allo Stato che li ha accolti”.

“Il governo (da Roma giù sino alle amministrazioni comunali) non fa altro che soffiare sul fuoco del razzismo, indicando gli immigrati come il male del secolo. Questo perché una strategia del terrore aiuta sicuramente a rendere la popolazione più pronta ad accettare limitazioni di libertà ‘in nome di maggiore sicurezza’, il che è assolutamente non vero; anzi, più si limitano le libertà, più si ottiene il contrario, cioè che la gente comincia a fare cose che altrimenti non farebbe. Basta vedere l’aumento ovunque di liti, pestaggi, furti ed accoltellamenti, per non parlare dei femminicidi che stanno squassando il nostro tessuto sociale”.

“Educazione e lavoro sono le uniche risposte che un governo degno di tale nome possa dare. Quando si lavora e si conoscono le regole, delinquere non ha più senso. Lo dimostrano i fatti nel nostro Meridione: per sconfiggere la Mafia, almeno quella delle ‘ammazzatine’, si è data una speranza ai giovani, e dove questo è riuscito, le cose vanno molto meglio. Ovvio che la mafia dei colletti bianchi è un altro discorso”.

“Invece pare si continui con il buonismo, una forma di carità che, soprattutto in questo caso, non porta da nessuna parte. Sbandati che provengono dall’Africa – terra di forti scontri sociali, dove la parola democrazia è usata solo retoricamente e dove la vita richiede atti di forza fisica non indifferenti – o da altre terre ovunque nel mondo (abbiamo anche moltissimi Sudamericani in Italia) non richiedono tanto un aiuto economico per sopravvivere – cosa che è senz’altro necessaria, ma non solo – ma se non diamo loro la possibilità di capire cosa e come la nostra società si è formata e vive, come ci si dovrebbe comportare, pagare le tasse, ecc., non creeremmo altri sbandati, di un genere più pericoloso perché abituati alla violenza, ma getteremmo le basi per creare cittadini a tutti gli effetti, e la società civile ne trarrebbe vantaggio”.

“La maggior parte delle persone che salgono sui barconi sono persone che nulla hanno da perdere e tutto da guadagnare. E ben sappiamo che, con il sistema di giustizia che abbiamo in Italia, delinquere, alla fine, sembra che paghi, o paghi abbastanza per giustificare che questi sbandati agiscano da vandali, rubino, siano violenti… tanto, il sistema non funziona per loro. Quindi, ridurre le libertà di tutti per aumentare la sicurezza di pochi non ha proprio significato. Educazione è la parola chiave. Ed è lì che dovremmo insistere, cosa di cui, invece, manco se ne parla”.

“D’altra parte, con così tanti diplomi e lauree ottenute per vie traverse in Italia, stupirebbe il contrario, vero?”.

“Quanto sopra non è utopia, è realtà. Basterebbe avere il senso della storia per capirlo: dovunque nel mondo, quando l’educazione generale aumenta, il benessere aumenta a passo ancora più veloce. Quindi, educazione, educazione, educazione (che fu anche lo slogan di David Cameron quando divenne Primo Ministro nel Regno Unito, slogan poi ovviamente dimenticato una volta eletto… ma ben si conoscono i politici di tutto il mondo, vero?)”.

Giuseppe Carbone



 

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