Tornano a puntare il dito contro l’assenza di risposte sul futuro delle Funivie Cgil e Filt Cgil, , accusando istituzioni e politica di immobilismo e promesse disattese. E nel mirino stavolta finiscono indistintamente i responsabili a ogni livello istituzionale.
A cominciare dal Governo per arrivare ai Comuni interessati, passando per la Regione. Tutti ritenuti inerti di fronte a un’infrastruttura considerata strategica per l’intero territorio. «Purtroppo l’autorevolezza della politica locale, regionale e nazionale nei confronti dei ministeri competenti è sempre più bassa - affermano i segretari Andrea Pasa (Cgil Savona) e Simone Turcotto (Filt Cgil Savona) - Siamo davanti a quello che sembra l’anticamera del “disastro perfetto”».
L'attacco è quindi per il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il suo vice Edoardo Rixi e il commissario straordinario Marco Bucci che «hanno definito strategica l’infrastruttura, hanno approvato il progetto di sinergia tra funivia, ferrovia e parchi, ma ad oggi non hanno mosso un dito». «Lo scorso ottobre - ricordano ancora - Salvini era venuto in visita “apostolica” a Cairo promettendo sviluppi imminenti. A oggi, però, non è stato fatto nulla. Ci troviamo di fronte all’anticamera del disastro perfetto: una politica senza autorevolezza, senza idee e senza nervo, che ha abdicato al proprio ruolo».
Non manca anche una reprimenda per i Comuni di Savona e Cairo Montenotte, «i due comuni maggiormente coinvolti, da mesi su questo tema immobili». Insomma, il tutto come «fotografia di una politica senza autorevolezza, senza idee, senza nervo: una politica che ha abdicato al proprio ruolo. Eppure le Funivie, come altre infrastrutture della provincia, sono fondamentali per lo sviluppo del territorio e per la sua messa in sicurezza».
Il sindacato denuncia quindi una paralisi istituzionale che, a distanza di sei anni, quattro governi e diversi commissari, non ha prodotto alcun risultato concreto sul ripristino dell’impianto, mentre nel frattempo sono emerse necessità economiche significative. «Non ci stupisce - proseguono i due segretari - che per realizzare un ponte di meno di 100 metri servano due anni, o che per l’Aurelia bis si attenda da decenni. Ma allora, cosa dovevamo aspettarci sul ripristino delle Funivie? Se qualcuno ha deciso di cancellare l’impianto, lo dica chiaramente. Sono sei anni, quattro governi, più ministri e molteplici commissari, e non è arrivato nessun risultato concreto sul ripristino. Intanto, oggi ci si accorge che servono 50 milioni di euro: un’ulteriore fotografia dell’incapacità politica e amministrativa a tutti i livelli».
La posizione del sindacato è però netta: «Se qualcuno ha deciso di cancellare l’impianto, lo dica chiaramente - scrivono ancora Pasa e Turcotto - Per Cgil e Filt l’impianto va ripristinato al più presto e messo in sinergia con la ferrovia e con i parchi. La politica nazionale, regionale e locale deve assumersi le proprie responsabilità e mantenere gli impegni. Basta parole, promesse e impegni disattesi: al territorio servono più infrastrutture, non meno».
L’orizzonte fissato dal sindacato è infatti cercare di collegare rapidamente le merci in arrivo nei porti di Savona e Vado con i poli logistici di Torino e Alessandria e con i mercati del Nord Europa. Un progetto che, sottolinea la Cgil, deve includere anche il recupero delle aree industriali dismesse della Val Bormida, trasformandole in hub di lavorazione e reindustrializzazione per creare sviluppo e occupazione.
«Nel 2021 Cgil, Cisl e Uil, insieme a parte del mondo imprenditoriale, hanno elaborato e presentato una proposta a tutti i livelli istituzionali - ricordano ancora - Tutti hanno applaudito, qualcuno ha persino provato a intestarsela. Ma poi: il nulla. Eppure la Regione, attraverso il presidente Toti prima e il commissario Bucci oggi, è parte del progetto e dovrebbe tutelare l’infrastruttura: il silenzio è quindi ancora più grave. Alcuni ipotizzano che il ripristino debba essere legato alla creazione di un grande retroporto in Val Bormida. Noi crediamo invece che serva di più: collegare il ripristino della funivia al potenziamento delle linee ferroviarie verso Torino e Alessandria, così da far transitare rapidamente le merci sbarcate a Savona-Vado verso i grandi poli logistici del Nord Italia e i mercati più avanzati d’Europa. Tutto questo insieme all’utilizzo dei parchi industriali, unici in Italia ed Europa, dove non solo si deve prevedere lo stoccaggio delle diverse rinfuse ma soprattutto progettare la lavorazione di alcuni prodotti che arrivano nei porti di Savona e Vado utilizzando le tante aree industriali dismesse della Val Bormida, che da decenni non vengono reindustrializzate , perché il nostro territorio non sia solo di passaggio ma anche di lavorazione e quindi un volano occupazionale e di sviluppo. Ma servirebbe una politica regionale e soprattutto locale , insieme ad una classe imprenditoriale decisa».
Per i sindacati, «l’uscita dall’isolamento deve essere l’obiettivo primario, anche per le amministrazioni comunali, attraverso una progettualità condivisa a livello comprensoriale tra Savonese e Val Bormida. Serve una strategia di sviluppo programmato, non interventi spot».
Proprio in questi giorni la Cgil di Savona ha lanciato la “Vertenza Savona”, iniziativa che raccoglie le principali criticità infrastrutturali e produttive del territorio. «Serve una presa di posizione chiara da parte della politica - concludono - se vogliamo evitare il completo isolamento della provincia».